- Cellule riportate sotto normale controllo!!!

Gli scienziati dell’ Universita’ di Nottingham hanno riportato le cellule cancerogene sotto normale controllo riattivando i loro geni soppressori. La scoperta potrebbe costituire la base di una nuova piattaforma terapeutica per il trattamento del tumore alla mammella e di altre neoplasie.

La ricerca, pubblicata il 13.01.2011 dal Journal Molecular Cancer spiega come la Dottoressa Silvia Allegrucci e il Dott. Andrew Johnson sono riusciti a riattivare i geni soppressori e fermare la crescita del cancro, trattandoli con estratto di Oxolotl . Dopo 60 giorni il cancro aveva smesso di crescere.

Per ulteriori informazioni potete contattare;

andrew.d.johnson@nottingham.ac.uk

Io nel frattempo gli mando una mail per chiedergli possibili sviluppi e utilizzo per il tumore all’ovaio.

fonte: http://www.molecular-cancer.com/content/10/1/7/abstract

admin | 01.28.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Studio Mimosa, ABAGOVOMAB

Ho scritto al Prof. Sabbatini del Centro Sloan Kettering di New York, chiedendo se e quando si avranno i risultati dello Studio Mimosa. Ovviamente i risultati sono segretati dalla casa farmaceutica ma a maggio 2011 verranno pubblicati.  Incrociamo le dita…Il sito di riferimento in Italia e’  http://www.mimosa-study.com/it/centri_sperimentazione_frame.htm

admin | 01.28.11 | Senza categoria, , , , , , , | 3 Comments |

- Un nuovo farmaco per scongiurare le metastasi

Scienziati hanno svelato i dettagli del funzionamento di una proteina che rallenta la diffusione del cancro e aumenta l’efficacia della chemioterapia. La molecola, chiamata glicoproteina ricca in istidina (HRG), potrebbe quindi rivelarsi utile per gli sforzi dei ricercatori di sviluppare farmaci anti-cancro. Lo studio, in parte finanziato dall’UE, è pubblicato nella rivista Cancer Cell.

L’UE ha sostenuto la ricerca attraverso il progetto TIE2+MONOCYTES (“Tie2-expressing monocytes: Role in tumor angiogenesis and therapeutic targeting”), una sovvenzione Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca (CER) da 1,31 milioni di euro assegnato a uno degli autori dello studio, Michele De Palma dell’Istituto scientifico San Raffaele in Italia.

La HRG funziona migliorando la qualità della rete di vasi sanguigni che forniscono ossigeno e nutrienti al tumore. Anche se può sembrare strano, questo in realtà abbassa il rischio di metastasi (quando il cancro si diffonde ad altre parti del corpo) e aumenta la capacità dei farmaci di attaccare il tumore.

Come tutti i tessuti, anche i tumori maligni dipendono da ossigeno e nutrienti per la loro crescita e mantenimento, e spesso impiegano una serie di molecole chiamate fattori di crescita dei vasi sanguigni per crearsi la propria fornitura di sangue. Per molti anni i ricercatori si erano quindi concentrati sullo sviluppo di farmaci anti-cancro che bloccassero la fornitura di sangue del tumore, arrestando l’attività dei fattori di crescita dei vasi sanguigni. Tuttavia, questo metodo può aumentare il rischio di metastasi.

Studi hanno mostrato che, poiché i tumori crescono così velocemente, le reti dei loro vasi sanguigni sono costruite male e spesso non riescono a fornire sufficiente ossigeno al tumore. Ed è questa mancanza di ossigeno che spinge alcune cellule tumorali ad abbandonare il sito del tumore e a stabilirsi in altre parti del corpo. Aggravando la mancanza di ossigeno nel tumore, i farmaci che bloccano il rifornimento di sangue al cancro spesso hanno accresciuto la probabilità di metastasi.

Gli ultimi anni hanno quindi visto un crescente interesse verso quei farmaci che possono migliorare la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, incoraggiando in tal modo le cellule cancerogene a rimanere ferme. Inoltre, poiché i farmaci spesso raggiungono il tumore attraverso il sangue, il miglioramento del flusso sanguigno verso le cellule cancerogene fornisce anche alla chemioterapia maggiore accesso a queste cellule.

In questo studio, scienziati con sede in Belgio, Italia e Svezia rivelano che la proteina HRG è in grado di “normalizzare” i vasi sanguigni di rifornimento di un tumore influenzando i livelli di due diversi tipi di cellule immunitarie.

Secondo i ricercatori, quasi tutti i tipi di cancro portano a un’infiammazione che coinvolge delle cellule chiamate macrofagi associati al tumore (TAM). Ci sono due tipi di TAM; i macrofagi M2 promuovono la crescita dei vasi sanguigni e diminuiscono le difese immunitarie del corpo, mentre i macrofagi M1 attivano le cellule immunitarie che attaccano i tumori maligni. Cosa fondamentale, i macrofagi M1 non sono in grado di aumentare lo sviluppo dei vasi sanguigni.

La nuova ricerca mostra che la HRG è in grado di inibire una proteina chiamata fattore di crescita placentare (PlGF). Questo a sua volta innesca la trasformazione dei macrofagi M2 (che promuovono la crescita del tumore) in macrofagi M1 (che lanciano un attacco del sistema immunitario al cancro e ne riducono quindi la dimensione).

Poiché esso non promuove attivamente la crescita di vasi sanguigni, l’M1 porta allo sviluppo di una rete sanguigna più convenzionale nel tumore. Questo a sua volta aumenta la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, riducendo il rischio di metastasi e accrescendo gli effetti dei farmaci chemioterapici, che hanno migliore accesso al tumore.

“Il nostro studio mostra che il controllo dell’infiammazione associata al tumore può essere utilizzata per trattare il cancro e che ci sono grandi possibilità di sviluppare la HRG come farmaco per la cura del cancro,” ha commentato la professoressa Lena Claesson-Welsh del dipartimento di Immunologia, genetica e patologia dell’Università di Uppsala in Svezia. “Il prossimo passo sarà quello di trovare i recettori per la HRG sui macrofagi, in modo da poterli usare nello sviluppo dei farmaci. Noi stiamo anche esaminando come i livelli della HRG nel sangue cambiano nel cancro.”

Articolo:
Rolny, C., et al. (2011) HRG inhibits tumor growth and metastasis by inducing macrophage polarization and vessel normalization through downregulation of PlGF. Cancer Cell 19: 1-4. DOI: 10.1016/j.ccr.2010.11.009.

admin | 01.25.11 | Senza categoria, , , , , , , | 1 Comment |

- Notizia “d’oro” per altri tumori….chissa’….

Ho appena trovato questa notizia sul Corriere della Sera e mi sembra promettente. Ho gia’ scritto alla Professoressa Fregona chiedendo se questa nuova terapia puo’ essere utilizzata anche per il tumore ovarico. Aspetto una sua risposta. Intanto ecco la notizia

  • Cancro al seno e alla prostata, nuovi farmaci a base di oro

Dopo uno studio di 10 anni, un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova ha messo a punto farmaci anticancro a base di platino. Ridotta del 90% la crescita del tumore alla mammella e inibita dell’85% quella del cancro alla prostata.

Cancro al seno e alla prostata, nuovi farmaci a base di oroOro

PADOVA – E’ un metallo prezioso, ma oggi l’oro ha anche un valore in più. Alcuni composti di oro introdotti in nuovi farmaci possono ridurre del 90% la proliferazione del tumore alla mammella e dell’85% la crescita del tumore alla prostata, durante un trattamento di circa venti giorni. E’ quanto rivela uno studio durato 10 anni e condotto dal gruppo di ricerca della professoressa Dolores Fregona, al Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova.

I NUOVI FARMACI A BASE DI ORO. I ricercatori hanno selezionato una famiglia di chemioterapici a base metallica a elevata attività antitumorale e bassa tossicità sistemica rispetto ai farmaci attualmente in uso. Il gruppo di ricerca padovano ha progettato e sintetizzato complessi di oro ideati in modo da mantenere l’attività antitumorale dei farmaci a base di platino, come il cisplatino (attualmente in uso clinico) e, nel contempo, capaci di non presentare le caratteristiche negative di tossicità tipiche dei farmaci utilizzati per curare i tumori.

BREVETTO INTERNAZIONALE. “Confrontando i nuovi risultati in vivo con i dati del precedente studio – ha spiegato la professoressa Fregona – abbiamo avuto la conferma che i nostri farmaci hanno elevate proprietà antitumorali e sono altamente selettivi verso la cellula malata, tanto da permetterci di depositare un brevetto internazionale per il loro uso come nuovi agenti per la chemioterapia antitumorale. Abbiamo infatti riscontrato in 15 giorni di trattamento una inibizione della crescita di oltre il 90% del tumore alla mammella, e fino all’85% di riduzione della massa tumorale nel caso dell’adenocarcinoma della prostata».

admin | 01.21.11 | Senza categoria, , , , , , , | 1 Comment |

- Da Urbino una grande scoperta…non proprio genetica

Una rivincita contro i tumori

Una nuova procedura sperimentale svelerà
le caratteristiche molecolari del cancro

   

    È tutta italiana e si chiama PAT-ChIP la nuova arma nella lotta contro i tumori. I ricercatori dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, in stretta collaborazione con altri centri di ricerca oncologici milanesi, hanno messo a punto una tecnologia che permetterà di identificare, lavorando per la prima volta direttamente sulle biopsie dei pazienti oncologici, quelle modificazioni del Dna e delle proteine a esso associate note per avere un ruolo importante nello sviluppo tumorale. Il nuovo protocollo sperimentale, pubblicato su Pnas, potrà quindi essere di grande utilità a fini sia diagnostici, per l’identificazione di nuovi marcatori, sia prognostici, per prevedere l’esito dei trattamenti e definire nuove strategie curative. (continua…)

admin | 01.19.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Il Prof. Pu Xia ci ha risposto

Allego sotto la sua risposta in Inglese. Ovviamente contattero’ subito la Novartis per sapere quando partira’ il trial.

 ”Grazie per il tuo interesse nella nostra ricerca. Il sito che gestisci e’ davvero grande.

Il farmaco FTY720 non e’ stato ancora sperimentato clinicamente per la cura del cancro, incluso quello ovarico. Sfortunatamente non hoidea di quando cio’ potra’ avvenire. Puoi contattare la Novartis, proprietaria del farmaco, per ulteriori dettagli.

Saluti”

Thank you for your interest in our research work. The website that you mastered is so great.

The drug FTY720 has not been taken into clinical trials yet for cancer treatment including ovarian cancer. I have unfortunately no idea when it could take place. You might contact Novartis, the owner of this drug, for more details.

 

Kind regards,  

 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Assoc Prof Pu Xia
Head, Signal Transduction Program
Centenary Institute
Sydney Medical School, University of Sydney

admin | 01.18.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

-inibitori della Parp, promessa per i portatori di mutazioni genetiche, NBS news

Il 6 gennaio la NBS, nel suo programma “Nightly  news” ha parlato degli inibitori della PARP come la scoperta piu’ “sconvolgente” nella cura dei tumori di prostata, ovaio e mammella, causati da mutazioni genetiche del BRCA1 e 2.  Ho appena scritto ai due ricercatori che parlano nel servizio per capire se e dove (in Europa) gli inibitori della PARP vengono utilizzati insieme alle terapie tradizionali e quali sono i possibili sviluppi e miglioramenti di questo nuovo trattamento.

Nel frattempo per chi capisce l’Inglese, vi consiglio di guardare il video della NBS

http://www.msnbc.msn.com/id/3032619/#31532986

admin | 01.14.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Nuovo trattamento contro la resistenza ai farmaci

La resistenza alla chemio in caso di malattia recidiva e’ l’ostacolo maggiore nella cura del carcinoma ovarico, ma l’Istituto Centanary ha scoperto un nuovo trattamento che ucciderebbe le cellule del tumore ovarico in un modo innovativo che interrompe il meccanismo di resistenza. La scoperta e’ stata pubblicata da Autophagy: i ricercatori hanno scoperto che il farmaco (FTY720) ha un potente effetto nelle cellule tumorali dell’ovaio, anche in quelle resistenti al cisplatino, il chemioterapico piu’ utilizzato, attualmente disponibile per il trattamento del carcinoma ovarico.

Il Prof. Pu Xia dell’Istituto Centenary descrive la scoperta come un passo decisivo nella terapia di questa neoplasia in quanto il FTY720 uccide le cellule del cancro in un modo diverso rispetto alle terapie finora utilizzate.. I trattamenti attuali come il cisplatino utilizzano un processo chiamato apoptosi che pero’ e’ spesso reversibile e contrastabile dalle cellule neoplastiche. Il FTY720  le uccide invece attraverso necrosi, a cui le cellule non possono resistere o ripararsi.

I ricercatori , nonostante la scoperta sembri essere uno dei passi avanti piu’ significativi nella cura del tumore ovarico negli ultimi anni, hanno comunque dichiarato di necessitare di altri trials preclinici e clinici ma sono estremamente ottimisti che il trattamento sara’ disponibile nei prossimi anni in quanto e’ gia’ stato approvato dalla US Food and Drug Administration per la cura della sclerosi multipla.

fonte http://www.medicalnewstoday.com/articles/208085.php

http://www.centenary.org.au/

admin | 01.14.11 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |

- Patrizia, una donna dolce e coraggiosa. La sua storia

Non voglio aggiungere commenti al libro che oggi ho letto tutto d’un fiato, iniziandolo in piedi, mentre cucinavo. L’alternarsi del racconto di Bruno, il marito,  che ripercorre le tappe della malattie e degli scritti di lei, una donna dolcissima, intelligente e consapevole. Vale la pena leggerlo.

Per acquistarlo : http://brunosolimeno.it/

admin | 01.12.11 | Senza categoria | No Comments |

- Ancora farmaci nuovi!

La rivista scientifica PNAS, edita dall’Accademia delle Scienze statunitensi, pubblica uno studio italiano sul carcinoma ovarico che rivela il meccanismo molecolare attraverso il quale il recettore A dell’endotelina promuove la diffusione metastatica, servendosi di un “interruttore molecolare”, la beta-arrestina, come molecola di segnale responsabile del comportamento maligno e aggressivo delle cellule tumorali dell’ovaio. Di potenziale interesse clinico, il blocco selettivo del recettore A dell’endotelina con il farmaco, lo ZD4054, provoca una significativa riduzione del potenziale metastatico del carcinoma ovarico in modelli preclinici. L’indagine è stata condotta dalla Dr.ssa Laura Rosanò nel gruppo coordinato dalla Dr.ssa Anna Bagnato nel Laboratorio di Patologia Molecolare, già diretto dal Dr. Pier Giorgio Natali dell’Istituto Regina Elena di Roma, in collaborazione con il gruppo il gruppo coordinato dalla Dr.ssa Annamaria Biroccio del Laboratorio di Chemioterapia Sperimentale dello stesso Istituto.
Il lavoro, svolto grazie al sostegno dell’Associazione Italiana Ricerca Cancro (AIRC), dimostra come l’inibitore del recettore A dell’endotelina, impedendo il reclutamento della beta-arrestina sul recettore, inibisce l’attivazione di vie di segnale fondamentali per la progressione neoplastica.
“Questo risultato è molto importante- spiega la Dott.ssa Anna Bagnato – perché evidenzia un meccanismo che connette due distinte famiglie di recettori, quelli accoppiati a proteine G , come il recettore A dell’endotelina, e quelli con attività tirosin chinasica, come quello per l’epidermal growth factor, che regolano la crescita e la diffusione metastatica . L’utilizzo di farmaci, come lo ZD4054, pertanto, agendo a monte dei segnali attivati contemporaneamente da questi due recettori, è di particolare interesse per le applicazioni cliniche.”
In precedenti studi, infatti, i ricercatori hanno dimostrato che questo farmaco inibisce la crescita tumorale, favorendo la morte cellulare (apoptosi) e potenzia l’effetto citotossico chemioterapico quando viene associato ai farmaci, come i taxani, usati oggi nel trattamento del carcinoma ovarico. Lo ZD4054 è somministrabile per bocca e studi clinici di fase I e II sul carcinoma della prostata condotti negli USA hanno dimostrato una bassa tossicità e una farmacocinetica estremamente favorevole.
Il risultato descritto su PNAS apre quindi prospettive incoraggianti perché indica che siamo di fronte a una strategia terapeutica specifica, mirata e meno tossica.
Alla luce di questi risultati, uno studio multicentrico italiano, che include anche centri tedeschi, coordinato dal Prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica A dell’Istituto Regina Elena, valuterà in una sperimentazione clinica di fase II lo ZD4054 in combinazione con il paclitaxel ed il carboplatino in pazienti affetti da carcinoma ovarico.

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) hanno studiato il meccanismo molecolare che favorisce la diffusione metastatica nel tumore ovarico e come l’utilizzo di particolari farmaci con bassa tossicità possa ridurre significativamente il processo metastatico.

Per informazioni:
Ufficio Relazioni col Pubblico (U.R.P.)
Istituti Fisioterapici Ospedalieri
Tel. 06 52662733.
Fax 06 52666236.
urp@ifo.it
L’ufficio è aperto al pubblico dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.30.

admin | 01.08.11 | Senza categoria | 2 Comments |