- Una molecola firma la gravita’ del carcinoma ovarico

Distinguere una donna che guarira’ dal cancro all’ovaio da una che invece avra’ delle recidive del tumore e’ questione di firma. Analizzando dei piccoli frammenti di Rna, infatti (molecole naturali simili a quelle del Dna), i ricercatori sono in grado di capire se la guarigione sara’ facile, oppure se le cure dovranno essere piu’ aggressive. La scoperta arriva dall’Istituto Mario Negri di Milano ed e’ stata pubblicata oggi su Lancet Oncology.

NB: nel testo originale si parla di ricerca effettuata sul  tumore epiteliale al primo stadio!!

fonte: http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(11)70012-2/fulltext#

admin | 02.23.11 | Senza categoria, , , , , , , , , | No Comments |

- Carlo Croce e le aspettative sull’RNA

Riporto una parte dell’intervista al Prof. Carlo Croce.  Mi sembra ci siano buone motivazioni per sperare in una cura definitiva. E soprattutto speranze fondate.

Per chi vuole leggere l’intera intervista la trova qui

http://www.giornalesentire.it/2008/aprile/588/carlocroceelafugadicervelli.html

Ci racconta questa avventura?
Cercavamo il gene che causa la leucemia linfoide cronica e abbiamo trovato che in realtà a monte c’erano ben due geni ovvero una nuova classe di geni che codificano per piccole molecole di RNA. Decodificarlo e riscriverlo aiuta a interpretare il Dna.

Era una novità?
Fino a qualche anno fa si credeva che ad ogni gene corrispondesse una molecola, era una sorta di dogma. Quindi nel tumore si diceva: un gene malato uguale un molecola malata. In tutti i tumori vi sono in realtà alterazioni di Rna che funzionano come regolatori. Pensiamo che quelli che vengono persi possano essere sostituiti da prodotti di sintesi.

Quale è la caratteristica dell’RNA?
Che ha un filo solo, mentre il Dna ne ha due. La sequenza è più semplice. La terapia genica potrà sostituire un piccolo componente chimico perso. Ma non sempre vengono persi, talvolta aumentano. Agendo sull’Rna si è dentro il cuore delle mutazioni nel Dna.

E che prospettive si aprono?
Quella degli onco-soppressori e pensiamo di farcela nel giro di 2-3 anni.

In sostanza come potremo agire?
In caso di tumore ci basterà capire quale micro-Rna si è alterato e sostituirlo. Dovremo lavorare ancora su modelli animali per vedere i tumori causati dalla perdita o da troppi micro-Rna. Ma ce la faremo. Sono ottimista.

 

admin | 02.08.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Dispositivo di filtraggio per rimuovere le cellule cancerogene dall’addome

Un articolo pubblicato nel numero di gennaio 2011 del giornale Nanomedicine spiega come questo nuovo dispositivo potrebbe diventare una nuova opzione nel trattamento del carcinoma ovarico: un sistema di filtraggio esterno al corpo per rimuovere una grande quantita’  di cellule cancerogene che spesso sono la causa di tumori secondari.

I ricercatori del Georgia Institute of Technology stanno lavorando ad un dispositivo medico che utilizza nanoparticelle magnetiche, trasformate per catturare cellule cancerogene. Vengono aggiunte ai fluidi prelevati dall’addome del paziente e di “attaccano” alle cellule del cancro che fluttuano liberamente nel liquido. Successivamente, prima che i fluidi vengano reimmessi nel corpo del paziente, vengono rimosse da filtri magnetici.

Nei topi e’ gia’ stato utilizzato un prototipo di questo sistema di filtraggio e con un solo trattamento i topi sono sopravvissuti un terzo piu’ a lungo di quelli non trattati. Ovviamente i ricercatori si aspettano che ripetuti filtraggi possano estendere questo beneficio, allungando la sopravvivenza dei pazienti. Ma aggiungono di aver bisogno di altro tempo per determinare la piu’ alta efficacia del dispositivo.

McDonald ha spiegato che se si possono controllare e ridurre le metastasi si puo’ allungare il gap di sopravvivenza e riuscire finalmente a rendere il carcinoma ovarico una malattia cronica.

Tale trattamento potra’ essere utilizzato in associazione con radiazione e chemioterapia: riducendo il numero di cellule cancerogene fluttuanti nella cavita’ addominale potra’ essere ridotta la quantita’ di chemioterapici, diminuendo quindi  gli  effetti collaterali dei farmaci. I ricercatori sperano di poter iniziare i primi trials entro i prossimi tre anni. Sperano inoltre di poter riuscire a perfezionare il sistema e a renderlo capace di filtrare anche le cellule staminali del tumore ovarico, causa principale delle recidive e delle metastasi.

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2011/01/110127090624.htmsistema di filtraggio dei fluidi addominali

admin | 02.07.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- La ricerca risolve la resistenza alla chemio!!!!!

Dall’Istituto Tumori Regina Elena arriva la speranza di poter risolvere la chemioresistenza nei casi di tumore ovarico.

Il tumore ovarico è uno dei più aggressivi tumori ginecologici, con 165.000 nuovi casi nel mondo, di cui 4.000 in Italia.
 
Nonostante i progressi raggiunti nel trattamento di questa patologia, ancora un’alta percentuale delle pazienti mostra una ricomparsa del cancro a causa dell’instaurarsi della chemioresistenza, l’incapacità del corpo di assimilare i farmaci.
 
Uno studio condotto dal laboratorio di Patologia Molecolare dell’Istituto Regina Elena e finanziato dall’AIRC apre nuove prospettive sui meccanismi molecolari che stanno alla base di questa complicazione.
   
I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Clinical Cancer Research, hanno infatti dimostrato come la chemioresistenza nelle neoplasie dell’ovaio venga superata bloccando il recettore dell’endotelina-1 tramite un farmaco molecolare chiamato zibotentan.
 
Questo preparato, oltre a inibire i recettori dell‘endotelina-1, riesce a ripristinare la sensibilità ai chemioterapici nelle recidive di carcinoma ovarico chemioresistenti.
 
La sperimentazione ha già dimostrato che dopo il trattamento con zibotentan, i due farmaci più utilizzati per combattere questo tipo di tumore, il paclitaxel e il carboplatino, ritornano di fatto efficaci.
 
La Dr.ssa Bagnato, coordinatrice dello studio, ha spiegato che i risultati registrati dimostrano la possibilità del farmaco di “Rappresentare una scelta appropriata nel trattamento del carcinoma ovarico per aggirare e sconfiggere la  farmacoresistenza.”

admin | 02.04.11 | Senza categoria, , , , , , , , , | 1 Comment |

- Staminali cancerogene contro il tumore ovarico

Fattori rilasciati da staminali cancerogene morte inibiscono la crescita ad altre cellule tumorali, lo studio in fase uno, è rivolto a tumori epiteliali per poi passare a quelli solidi

I ricercatori dell’Istituto Rogosin di New York hanno presentato i risultati di un proprio lavoro che alimenta speranza e che contiene novità importanti avendo utilizzato cellule staminali del cancro per lottare contra questa stessa malattia.
La terapia, che entrerà in una settimana nella fase due delle tre che lo studio deve superare perché i farmaci possano essere introdotti nel mercato, consiste nel riempire alcune capsule fatte di agarosio (un polisaccaride) con cellule tumorali di topo. Queste aree del diametro inferiore a mezzo centimetro, vengono impiantante nella persona affetta dal cancro.
“Quando riempiamo le capsule con cellule tumorali ci siamo resi conto che prima di tutto crescevano fino ad occupare la parte interna al completo e poi morivano in modo che diventavano piccole colonie di 100 o 150″, dice Carlos Cordòn Cardò, direttore associato all’Herbert Irvin Comprehensive Cancer Center dell’Universita’ della Columbia a New York, che ha partecipato alle ricerche.

In seguito, le sopravvissute (cellule staminali) ripopolavano le aree.
Quello che e’ stato notato e’ che le cellule segregavano fattori che impedivano la crescita ad altre cellule tumorali. Lo studio e’ stato pubblicato su ‘Cancer research’: un esperimento in laboratorio con animali che dimostra come impiantando queste aree in topi, gatti e cani sofferenti di cancro, si poteva frenare lo sviluppo del cancro stesso e, in alcuni casi, portare questi animali a guarigione.
I buoni risultati hanno consentito di ottenere l’autorizzazione della Food and Drugs Administration (FDA) per l’avvio della ‘fase I’ a cui hanno partecipato 30 pazienti con tumori epiteliali (ovaie, pancreas, etc) ad uno stato molto avanzato. I risultati dello studio saranno resi pubblici a fine anno. Al momento i dati sono positivi e i ricercatori si stanno preparando alla ‘fase II’, che includerà pazienti col cancro alla prostata e altri tumori solidi.

admin | 02.02.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Un nuovo agente anticancro per il tumore ovarico

Seth Herzon

31.01.2011  Gli scienziati di tutto il mondo si interessano delle potenzialita’ anticancro della lomaiviticina ormai dal 2001, anno della sua scoperta. Ma ottenere quantita’ ragionevoli di questo composto e’ sempre stato pressoche’ impossibile in quanto prodotto da un raro batterio marino che difficilmente puo’ essere indotto alla creazione della molecola. Impossibile e’ stato anche cercare di sintetizzare la molecola in laboratorio.

Ora, un team dell’universita’ di Yale, coordinato dal Prof. Seth Herzon, e’ riuscito a creare per la prima volta l’aglicone di   lomaiviticina, aprendo una nuova strada per la creazione di farmaci chemioterapici che potrebbero colpire le cellule staminali del cancro, che si suppone siano fondamentali per lo sviluppo di alcuni tumori come quello dell’ovaio, del cervello, prostata, polmoni e leucemia.

Oltre alla lomaiviticina, il team di Herzon ha creato molecole simili ma piu’ piccole che si sono dimostrate estremamente efficaci nel carcinoma ovarico. Cosi ha spiegato il Dott Gil Mor, ricercatore della Yale School of Medicine.

“nel carcinoma ovarico, il rischio di recidiva e’ piuttosto alto a causa della resistenza delle staminali del tumore ai farmaci chemioterapici attualmente utilizzati in prima linea. Se fosse possibile uccidere queste cellule staminali prima che si tramutino in tumorali, la paziente avrebbe molte piu’ possibilita’ di sopravvivenza”

Il team continuera’ ad analizzare il composto per capire meglio cosa succede alle cellule staminali a livello molecolare. A breve si augura si iniziare la sperimentazione sugli animali.

Fonte: journal of the American chemical Society http://pubs.acs.org/doi/full/10.1021/ja200034b

admin | 02.02.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |