- Alla ricerca di uno screening. Attente ai primi sintomi!

Il tumore ovarico viene comunemente indicato come il “killer silenzioso” perche’ la maggiorparte delle donne non da troppo peso ai primi sintomi, fino a quando e’ troppo tardi per poter tentare terapie curative.

Il Professor Ian Jacobsche conduce le ricerche nel campo ginecologico alla University College di Londra cosi afferma “la maggiorparte delle donne ha dei sintomi ancor prima della diagnosi, quindi il tumore non e’ completamente silenzioso, ma molto calmo per un lungo peiodo di tempo”.

I classici sintomi includono dolore pelvico e addominale PERSISTENTE, aumentata circonferenza addominale, gonfiore costante (non gonfiore che va e viene, spesso legato al ciclo mestruale), difficolta’ di mangiare e sazieta’ immediata. A volte possono comparire altri sintomi come necessita’ di urinare frequentemente, mutate abitudini intestinali e mal di schiena.

Il Professor Jacobs e il suo team stanno studiando un modo per prevenire la malattia e un valido screening, al momento inesistente. Le ricerche condotte su 200.000 donne e che si concluderanno nel 2014 suggeriscono che il tumore ovarico puo’ essere diagnosticato nell’85-90% delle donne malate prima della comparsa dei sintomi. Esso puo’ essere scoperto circa due anni prima degli avvertimenti fisici. Lo screening che utilizza test ematici ed ecografia transvaginale sarebbe indirizzato a donne in post menopausa e ad una minoranza di donne piu’ giovani con predisposizione genetica alla malattia, quindi ad alto rischio.

Se lo studio dovesse dimostrare una riduzione di mortalita’ del 30-50% , sarebbe giustificato il suo costo e diventerebbe un valido mezzo di screening insieme alla prevenzione dei tumori al seno e al collo dell’utero.

admin | 03.29.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- il perche’ dei controlli frequenti per chi ha una mutazione del BRCA1

Questa e’ la mia domanda e la chiarissima risposta, su Sportello Cancro del Corriere della Sera, del Dott. Sideri . Ci spiega come si formano velocemente certi tipi di tumore ovarico e il perche’ l’ecografia transvaginale e’ importantissima ma non riesce ad essere un metodo di screening

DOMANDA

Cari Dottori,

purtroppo a causa della mia mutazione al Brca1, seguo molto attentamente l’evoluzione della ricerca e delle sperimentazioni per il tumore ovarico.
Stavo leggendo la versione del 2011 del Guide to Clinical Preventive Services, Second Edition: Periodic Updates per il tumore ovarico.
Ora, e’ chiaro a tutte che non esiste screening. Ma non riesco a trovare la logica di queste affermazioni: se colto in tempo, e cioe’ allo stadio I, la sopravvivenza a 5 anni e’ del 92% (anche di piu’ forse…) E ancora: i controlli con CA125 ed ecografia transvaginale non hanno provato di ridurre la mortalita’. Punto finale: il 65% dei tumori ovarici allo stadio I viene diagnosticato con ecografia transvaginale.
Ma tutto questo non ha logica! Se ho una schance di diagnosi precoce solo con l’ecografia e la differenza di sopravvivenza fra uno stadio e l’altro e’ notevole, come si fa a dire che l’eco non aumenta la sopravvivenza! E le altre 35% di donne che scoprono il tumore al primo stadio come lo scopre? Se e’ vero che l’eco conduce spesso a falsi positivi credo che qualsiasi donna preferisca sottoporsi ad una laparoscopia esplorativa piuttosto che, come vorrebbero convincerci queste affermazioni, rassegnarsi all’idea di non fare niente!
Sara’ forse che i test costano troppo alla sanita’ nazionale, a maggior ragione quando si parla di assicurazioni sanitarie negli USA?
grazie mille come sempre!

RISPOSTA

Cara Moira, la ringrazio per la sua lettera, che non fa una grinza. Potenza delle donne! Ma….c’è sempre un ma. Le notizie che ha recuperato dalla rete, come al solito sono verissime; confermo tutto. E allora perchè non c’è lo screening ecografico? Credo di averlo già scritto in un’altra risposta: perchè l’ecografia negativa oggi non assicura che a distanza di breve, anche solo tre mesi, non compaia il tumore, allo stadio avanzato. Quindi il limite non è l’esame, che infatti è proprio in grado di diagnosticare se non proprio tutti, almeno una parte dei tumori in fase precoce; ma è la storia naturale della malattia che non permette la diagnosi precoce; infatti le donne che hanno ricevuto una diagnosi di tumore allo stadio iniziale sono delle fortunate che hanno fatto per caso l’ecografia nel momento giusto. Infatti il 70% dei tumori viene diagnosticato allo stadio avanzato, e solo una piccola parte viene diagnosticato “casualmente” al primo stadio. Ma non è finita qui. Il tumore più frequente, sieroso, nella sua evoluzione può non passare attraverso la fase della cisti, e non è diagnosticabile in fase precoce dall’ecografia; sono in genere i tumori a cellule chiare oppure endometriodi che vengono diagnosticati casualmente in fase iniziale perchè passano attraverso la fase della cisti, che è riconoscibile in ecografia. Per questo motivo noi consigliamo l’ecografia una volta all’anno nelle donne a partire dai 45/50 anni: non riduce la mortalità, ma permette di rassicurare la donna in quel momento e di diagnosticare qualche forma ai primi stadi. Come una sentinella di ronda che passa ogni ora: tra un passaggio e l’altro può accadere di tutto. Spero sia più chiaro. Infine non è un problema economico, almeno per ora. Ci mancano gli strumenti o la conoscenza.

admin | 03.24.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Studio Mimosa: nel 2012 il vaccino

(ASCA) – Firenze, 24 feb – Se i risultati dei test saranno positivi, nel 2012 potrebbe essere disponibile per la vendita il vaccino di Menarini per il carcinoma ovarico.

E’ quanto emerso dal convegno ‘La ricerca Menarini: il valore di oggi le sfide di domani’ organizzato in Palazzo Vecchio a Firenze per i 125 anni della casa farmaceutica.

La sperimentazione sul vaccino terapeutico del tumore e’ iniziato 6 anni fa e in estate arriveranno i risultati.

”Il farmaco denominato Abagovomab – hanno spiegato Jonathan S.Berek e Angela Capriati, coordinatori della ricerca Mimosa – e’ un anticorpo monoclonale che agisce come un vaccino terapeutico da somministrare nel cosidetto ‘periodo libero da malattia’ con l’intento di ritardare se non prevenire la ricomparsa del tumore attivando nella paziente una risposta immunitaria verso le cellule tumorali residue che daranno altrimenti origine alla recidiva”.

Jonathan S. Berek, Direttore del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia e dello Stanford Women’s Cancer Centre alla Stanford University School of Medicine, nonché coordinatore internazionale per lo Studio Mimosa di Menarini, ha spiegato come questo progetto voglia portare un significativo miglioramento nella prognosi e nella sopravvivenza delle pazienti colpite dalla recidiva del carcinoma ovarico.

Partendo dall’analisi della situazione medica di questa patologia, Berek ha parlato dell’innovatività dell’approccio immunologico e delle potenzialità del vaccino terapeutico Abagovomab.”Abagovomab – ha affermato Berek – è un anticorpo monoclonale che agisce come un vaccino terapeutico da somministrare nel cosiddetto ‘periodo libero da malattia’ (cioè quel tempo che intercorre tra la risposta completa al primo trattamento e la ripresa di malattia), con l’intento di ritardare, se non prevenire, la ricomparsa del tumore, attivando nella paziente una risposta immunitaria verso le cellule tumorali residue, che potrebbero dare altrimenti origine alla recidiva“.

Lo studio Mimosa iniziato nel 2006 ha reclutato quasi 900 pazienti in Europa e USA e si tratta del più grande trial clinico sinora eseguito con un’immunoterapia per il carcinoma ovarico. I risultati sono attesi nella seconda metà del 2011 e, se positivi, porteranno alla sua approvazione alla immissione in commercio in Europa e USA nel 2012.

I dati relativi allo Studio Mimosa sono vari e importanti: 152 centri di eccellenza distribuiti in 9 Paesi Europei e Stati Uniti, oltre 17.000 trattamenti somministrati, quasi 20.000 visite di follow up delle pazienti per 48 mesi consecutivi, oltre 6 milioni di dati raccolti che consentiranno l’attenta analisi della sicurezza ed efficacia della vaccinazione con Abagovomab.Ma lo Studio Mimosa non si ferma qui: alla valutazione del beneficio sulla ripresa di malattia, seguirà un follow up a lungo termine per ulteriori 5 anni con oltre 10.000 visite, per valutare anche il beneficio sull’aspettativa di vita.

I risultati sono attesi nella seconda meta’ del 2011 e, se positivi, porteranno all’approvazione del farmaco in Europa e Usa nel 2012

admin | 03.23.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Il Prof. Veronesi risponde ad una mia domanda

Avevo fatto una domanda al Prof. Veronesi sulla situazione generale della ricerca per il tumore ovarico. Ecco la domanda e la sua risposta

Caro Professore,

intanto un grazie di cuore per aver riattivato su Sportello Cancro la sezione dedicata alle sperimentazioni. E’ fondamentale per i malati avere la possibilita’ di scegliere se aderire ad un trial e soprattutto farlo in fretta, senza perdere tempo.
Seguo con molto interesse l’evoluzione della ricerca del tumore ovarico a causa del mio Brca1 modificato. Ho notato su Sportello cancro che le sperimentazioni in questo momento sono davvero tante, superate da quelle di poche altre neoplasie. Su un altro sito che cita le sperimentazioni in corso in tutto il mondo, quelle all’ovaio sono ben 1081, superando quelle di tumori molto piu’ comuni come colon, polmoni o mammella.
Secondo lei questo e’ dovuto ad un aumento dei casi di carcinoma ovarico o al fatto che forse finalmente si e’ individuata la strada giusta per la cura e si cerca di coprire il gap di tanti anni di assenza di scoperte in questo ambito?
La ringrazio infinitamente come sempre

Risposta:

è vero che c’è stata una rinascita della ricerca e dell’attenzione sul tumore ovarico. Il grande cambiamento nei confronti di questa malattia negli ultimi anni risiede essenzialmente nel fatto che l’oncologia se ne è riappropriata in modo più profondo.
La diagnosi e il trattamento del tumore ovarico sono stati a lungo appannaggio della chirurgia ginecologica. Fino a non molto tempo fa la maggioranza dei tumori arrivava all’oncologo in stadio molto avanzato, quando le possibilità di cura sono sensibilmente ridotte. Grazie alla sensibilizzazione globale della popolazione sull’importanza della diagnosi precoce dei tumori e sulla necessità di un percorso terapeutico specialistico, la situazione sta migliorando.
Nel frattempo la ricerca ha sviluppato prima di tutto uno strumento di prevenzione, che è la pillola anticoncezionale: abbiamo scoperto che l’uso costante della pillola può ridurre l’incidenza di questo tumore fino al 60%. Parallelamente, come lei stessa testimonia, abbiamo individuato anche una predisposizione genetica che ci permette di attivare programmi di controllo più efficaci.
Complessivamente oggi, di fronte a una situazione di aumentato rischio e anche di fronte a un tumore iniziale, siamo quindi in grado di offrire come dicevo programmi preventivi e una chirurgia conservativa, che permette una buona qualità di vita e buone possibilità di guarigione. Dunque la strada giusta è sicuramente, come per tutti i tumori oggi, l’anticipazione della diagnosi.
Per quanto riguarda le scoperte, per usare la sua parola, siamo alla ricerca di una svolta a livello di farmaci, come per tutti gli altri tumori. Infine, per quanto riguarda l’incidenza, è stabile e non in aumento

admin | 03.17.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- HIPEC agli Ospedali Riuniti di Bergamo

Aggredire il tumore non solo con la chirurgia, ma anche, e in contemporanea, con una speciale chemioterapia direttamente in sala operatoria che lava, a temperature elevate, la parte intaccata dal tumore dalle parti microscopiche del male «sfuggite» al bisturi. Una tecnica molto complessa, ma che sembra garantire prospettive di vita molto più elevate degli interventi classici seguiti da terapia chemioterapica non intraoperatoria: una tecnica che vede gli Ospedali Riuniti varare un protocollo, il primo al mondo, per l’utilizzo di questa innovazione per il tumore all’ovaio con metastasi nell’addome. Il protocollo vede lavorare insieme due équipe e unità differenti, la Chirurgia generale I, diretta da Luca Anzaloni, e la Ginecologia, diretta da Luigi Frigerio. (continua…)

admin | 03.10.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

. Il NICE pubblica le linee guida per la gestione del tumore ovarico

Sono state puibblicate da NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) le linee guida in formato bozza (possibili proposte di modifica da parte degli autorizzati nel periodo 3 – 24 febbraio), sulla gestione e diagnosi del cancro ovarico, ovviamente per quanto riguarda il Regno Unito.

E’ un documento di 150 pagine in formato pdf che potete scaricare da qui

http://www.nice.org.uk/nicemedia/live/11876/52791/52791.pdf

Purtroppo e’ in Inglese e non ho trovato una versione Italiana. Pero’ me lo sono letto. Quello che mi sembra doveroso evidenziare e’ che emergono alcuni aspetti simili alla nostra situazione in Italia. Alcuni incoraggianti!

- E’ diminuita la mortalita’ per tumore ovarico e aumentata la percentuale di sopravvivenza a 5 anni (42% nel Regno Unito, 46% in altre nazioni)

- La necessita’ di unicizzare (nel testo viene usato  proprio questo verbo) i centri di chirurgia d’eccellenza per il tumore ovarico, evitando i decentramenti e quindi un’abbassamento della qualita’ degli interventi.

- L’importanza della diagnosi tempestiva, nonostante non ci sia ancora un metodo di screening e nonostante gli alti costi che la Sanita’ dovrebbe sostenere (paghiamo le tasse in Italia giusto???)

- L’obbligo di gestire la terapia in collaborazione con la paziente !!!!! fornendole tutte le informazioni che richiede e garantendole la massima collaborazione con tutti i centri di cura presso i quali vorra’ ottenere un secondo consulto-

admin | 03.10.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- la VERITA’ delle cure in Italia

La mia amica Eleonora che sta combattendo il tumore ovarico con lo spirito di una guerriera e l’intelligenza acuta di una donna attenta e preparata, ha scritto nel sito questo commento dopo che la Dott.ssa Bagnato ci ha comunicato che il trial clinico al Regina Elena e’ chiuso.

Vorrei che la leggeste attentamente perche’ Eleonora ha detto la verita’ su quello che succede in Italia: pochissimi centri altamente specializzati e molti centri che invece si improvvisano preparati, togliendo alle donne l’eccellenza chirurgica che potrebbe regalare loro piu’ chance di guarigione e cura. La collaborazione inoltre e’ poca, se non assente e le pazienti non hanno la liberta’ e il diritto di cambiare terapia, di rivorgersi ad un altro oncologo, di correggere gli errori che altri commettono. Sarebbe utilissimo se altre donne ci raccontassero la loro esperienza. Sto pensando di fare “qualcosa” ma ci vogliono tante voci per farsi sentire.

Quella di Eleonora e’ forte. Eccola

“Sono contenta della risposta della dott. Bagnato per un verso, ma nel mio caso arrivo sempre in ritardo. Nel sito del corriere questa ricerca viene data ancora aperta (forse mi sono sbagliata io a considerare aperta come in reclutamento). Sono delusa perchè noto che non c’è abbastanza diffusione delle notizie sulle sperimentazioni negli ospedali o non c’è interesse per chi svolge il lavoro di oncologo come burocrate. A mio giudizio è l’ospedale di riferimento che deve informare, suggerire e guidare la paziente sull’entità che sta facendo quella particolare sperimentazione. Io sto tentando da sempre di cambiare centro, non mi sento seguita e guidata, ma non c’è verso nessuno mi vuole perchè ho fatto il primo intervento d’urgenza in un ospedale….. di provincia. Io non sapevo nemmeno che cosa fosse un tumore ovarico (tutti ne parlano poco), per questo la mia vita vale di meno? E’ mio giudizio che laddove non viene fatta ricerca in senso scentifica venga fatta ricerca nel trovare il meglio per quella determinata paziente con quella determinata patologia.
Scusate lo sfogo ma io ci facevo molto conto su questa sperimentazione proprio perchè sono andata incontro a una chemio resistenza. Eleonora

admin | 03.09.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

- Dove trovare tutte le sperimentazioni

 Mi e’ stato giustamente suggerito di ricordarvi ogni tanto in questo sito dove trovare tutte le sperimentazioni cliniche sul tumore ovarico in corso, in fase di reclutamento o concluse.

Ecco i due siti piu’ completi: il primo e’ in italiano. Il secondo, in Inglese, facilmente consultabile perche’ tutte le sperimentazioni possono essere individuate sulla mappa

http://www.corriere.it/cf/oncologico/cercasperimentazioni3.cfm

http://clinicaltrials.gov/ct2/results/map?cond=%22Ovarian+Cancer%22

admin | 03.08.11 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- La Dott.ssa Bagnato (Ist. Regina Elena) ci ha risposto

Cara Moira Paoletti,
La ringrazio per avermi contattato e per tutto quello che fa sul sito
inserendo tutte le informazioni, scoperte,nuovi farmaci e terapie sul
carcinoma ovarico per informare le pazienti.
Per quanto riguarda lo studio multicentrico di fase due che utilizza lo
zibotenten in combinazione con paclitaxel e carboplatino in pazienti
platino-sensibili, mi dispiace comunicare che l’arruolamento al trial si è
chiuso a dicembre avendo raggiunto il numero di pazienti previsti dallo
studio. Per qualunque altra informazione potete contattarmi a questo
indirizzo  (per i contatti della Dott.ssa Bagnato, scrivetemi alla mail m_paoletti@hotmail.it )
Cordialmente
Anna Bagnato

admin | 03.08.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Dettagli sulla scoperta dell’Istituto Regina Elena

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, ha scoperto come aggirare la resistenza ai farmaci in caso di tumore all’ovaio. Lo studio, finanziato dall’Airc, getta nuova luce sui meccanismi responsabili della chemioresistenza nei tumori ovarici, una delle patologie più aggressive, che ogni anno fa registrare 165.000 nuovi casi nel mondo e 4.000 in Italia. I risultati ottenuti dai ricercatori italiani, sono stati pubblicati sulla rivista “Clinical Cancer Research” e puntano l’attenzione su un farmaco in grado di ristabilire la sensibilità ai chemioterapici nelle recidive di carcinoma ovarico.

 

Si tratta dello zibotentan, un farmaco molecolare che agisce da inibitore del recettore dell’endotelina-1. Il farmaco, in caso di recidive di carcinoma ovarico chemioresistenti, riesce a ristabilire la sensibilità alla chemioterapia e a far morire, così, la cellula neoplastica. La scoperta è davvero incoraggiante, anche perché, nonostante i progressi raggiunti nel trattamento dei tumori ovarici, un’alta percentuale delle pazienti mostra una ricomparsa del tumore a causa della farmaco resistenza.
 
Come ha spiegato la dottoressa Anna Bagnato, che ha coordinato lo studio:
 

Un’aumentata funzionalità del recettore A dell’endotelina, che è ‘iperespresso’ nei carcinomi ovarici chemioresistenti, attiva i meccanismi che promuovono l’Emt e impedisce ai farmaci citotossici di eliminare le cellule tumorali. Ora sappiamo che il blocco del recettore A dell’endotelina può permettere al farmaco di mandare in apoptosi la cellula neoplastica e può rappresentare una scelta appropriata nel trattamento del carcinoma ovarico per aggirare e sconfiggere la farmaco resistenza.

Il medicinale, è già in corso di sperimentazione a livello internazionale e rappresenta un nuovo traguardo in divenire della ricerca medica, importantissima per la prevenzione e la cura delle malattie.

admin | 03.08.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |