- Nasce Galileo Research. Sperimentazione TALCO

Nasce ufficialmente oggi Galileo Research, la nuova e pionieristica realtà dell’economia e della ricerca italiana. La nuova azienda, con sede a Pisa, rappresenta la continuità dei Laboratori di Ricerca di Abiogen Pharma.

“Con Galileo Research abbiamo voluto dare una forma imprenditoriale indipendente alle potenzialità e alle competenze dei laboratori del Centro Ricerche di Abiogen Pharma” – spiega Massimo Di Martino, l’imprenditore alla guida dell’azienda toscana. “Così facendo, possiamo coniugare il massimo livello nella ricerca con una forte personalità e visione industriale, elementi a nostro avviso essenziali per potersi imporre in un settore altamente rischioso e competitivo come quello della ricerca farmaceutica. Rientra in questa strategia la presenza nel Consiglio di Amministrazione di Paolo Baroldi, un ricercatore e manager italiano, docente c/o Johns Hopkins University che vive a Washington.”

Galileo Research focalizzerà l’attività di ricerca su aree terapeutiche diverse tra loro.
Uno dei progetti sul quale i ricercatori stanno lavorando si chiama TALCO e ha come oggetto la dimostrazione dell’efficacia clinica della terapia cellulare TALL-104 nel trattamento del carcinoma ovarico. Per questa forma tumorale ha già ricevuto la designazione di Farmaco Orfano dall’EMA, l’Ente regolatorio europeo. Grazie al supporto economico della Regione Toscana sarà possibile dare il via allo studio di fase II, necessario per mettere a punto il corretto range di dosi per la somministrazione alle pazienti. Il passo finale sarà lo studio di fase III, per confermare l’efficacia e la tollerabilità della terapia cellulare delle TALL-104 e quindi affrontare il percorso di approvazione del dossier da parte dell’EMA per la commercializzazione della terapia.

admin | 07.23.11 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- Dall’India una ricerca genetica promettente

KOLKATA: una nuova ricerca offre grandi speranze per migliaia di pazienti con carcinoma ovarico. Essa rivela che una forma della malattia farmaco-resistente può essere trattata con la terapia genica e aiutare a prolungare la durata della vita delle pazienti. Anche se l’esperimento è ancora in una fase preliminare, i ricercatori prevedono di essere ad un anno di distanza dalla messa a punto di un farmaco che potrebbe prevenire le ricadute nelle pazienti ‘platino-resistenti’ .

L’unico modo di neutralizzare la platino resistenza è quello di colpire il gene che porta alla malattia e bloccarlo per evitare il ripetersi. Abbiamo identificato il gene in questione e stiamo lavorando a vari metodi per ritardarlo “, ha affermato Ashish Mukhopadhyay, direttore del Subhas Netaji Cancer Research Institute (NSCRI).
L’istituto ha condotto due trials sperimentali e spera di iniziare un vero e proprio trial sulle pazienti entro la fine del 2011. Il gruppo di ricerca ha usato un enzima per bloccare il gene per la resistenza di platino . “Finora, abbiamo provato su un paio di pazienti e in entrambi i casi e’ stata evitata la ricaduta. E ‘ancora troppo presto per giungere ad una conclusione, ma i risultati suggeriscono che siamo sulla strada giusta. Speriamo di essere in grado di completare le basi per una vera e propria sperimentazione in meno di un anno da ora “, ha detto un membro del team di ricerca.

West Bengal riceve più di 2.000 pazienti resistenti al platino ogni anno. “E sarà davvero un vantaggio, non solo per questi pazienti, ma anche per milioni di altri che potrebbero trarre beneficio dalla terapia genica . La terapia genica è la strada da seguire per il trattamento di quelle forme di cancro che non possono essere trattate con la terapia cellulare. E ‘tempo di guardare oltre la chemioterapia e le ricerche come queste sono quello che ci serve “, ha detto Chinmay Bose, oncologo.

Sponsorizzato da un’agenzia, la ricerca deve ancora attraversare il primo stadio. “Stiamo mantenendo le dita incrociate”, ha detto Subrata Mondol, un membro del team insieme a Ruchi Lal, Feroz Gharami e Pritam Hazra.

- Ho contattato il Prof. Ashish Mukhopadhyay per ulteriori informazioni. Appena riceveremo la sua risposta, verra’ pubblicata nel sito

admin | 07.18.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- una nuova sperimentazione

Phoenix, Arizona (NAPSI) – I medici di tutto il mondo stanno reclutando donne con cancro ovarico ricorrente per partecipare a due nuovi studi di ricerca clinica denominati TRINOVA-1 e TRINOVA-2.

Anche se ci sono stati notevoli progressi nei trattamenti negli ultimi anni, spesso nelle donne trattate per carcinoma ovarico avanzato si verifica ancora una recidiva della malattia.

“Per le donne con carcinoma ovarico ricorrente, la partecipazione ad uno studio di ricerca clinica può essere un’opzione da considerare”, ha detto Bradley Monk, MD, ricercatore principale per lo studio-1 TRINOVA alla Catholic Healthcare West a Phoenix, AZ. “Le donne che partecipano a tali studi possono ricevere un farmaco sperimentale che può aiutare i ricercatori a trovare un nuovo modo per curare questa malattia.”

Lo scopo del TRINOVA-1 e TRINOVA-2 e’ di scoprire se l’aggiunta del farmaco sperimentale AMG 386 alla chemioterapia migliora la durata di tempo senza recidive della malattia rispetto al trattamento con sola chemioterapia.

AMG 386, sviluppato da Amgen, è un farmaco sperimentale nuovo conosciuto come un inibitore dell’angiogenesi. L’angiogenesi è il processo che l’organismo utilizza per far crescere nuovi vasi sanguigni che forniscono le cellule e gli organi con le sostanze nutritive e ossigeno di cui hanno bisogno per prosperare. Le cellule tumorali richiedono anche nuovi vasi sanguigni fornitura di ossigeno e nutrienti per permettere al tumore di crescere. Gli inibitori dell’angiogenesi sono progettati per bloccare lo sviluppo di questi vasi, affamando il cancro, rallenentando o prevenendo la crescita tumorale.

I partecipanti allo studio riceveranno un trattamento con chemioterapia più AMG 386 o la sola chemioterapia. Gli studi sono aperti alle donne con 18 anni di età o più , a cui sia stao diagnosticato con cancro ovarico ricorrente e siano gia’ state precedentemente trattate con chemioterapia per la gestione della loro malattia.

Partecipare a uno studio di ricerca clinica è una decisione volontaria e libera, che dovrebbe essere valutata e discussa con il proprio medico. Per ulteriori informazioni sui due nuovi studi di ricerca clinica, visita www.TRINOVAstudies.com.
I centri oncologici Italiani in cui verra’ iniziata la sperimentazione potete provarli qui

http://www.clinicaltrials.gov/ct2/show/study/NCT01204749?term=NCT01204749&rank=1&show_locs=Y#locn

admin | 07.18.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Scoperto il meccanismo che regola l’aggressivita’ del tumore ovarico

Scoperto un nuovo meccanismo molecolare che è alla base dell’aggressività del carcinoma ovarico: questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e del Programma di Medicina Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia, guidato da Ugo Cavallaro, in collaborazione con l’Unità di Ginecologia Oncologica Medica diretta da Nicoletta Colombo. Lo studio, finanziato da AIRC, è stato pubblicato ieri sulla versione on line della rivista scientifica EMBO Molecular Medicine.

“In questo lavoro descriviamo l’interazione tra la molecola NCAM e il recettore FGFR (recettore del fattore di crescita fibroblastico)”, spiega Cavallaro: “dall’osservazione in vitro e nei modelli animali abbiamo scoperto che l’espressione di NCAM nei tumori delle pazienti con carcinoma ovarico è direttamente collegata con il grado avanzato della malattia, dimostrando che quando questa molecola si lega al recettore FGFR le cellule tumorali diventano molto più invasive. Allo stesso modo, ‘spegnendo’ il gene che attiva NCAM nelle cellule di carcinoma ovarico, le loro proprietà maligne si riducono notevolmente.”

Inoltre i ricercatori hanno osservato, nell’animale, che un anticorpo capace di bloccare l’interazione tra NCAM e FGFR impedisce la disseminazione metastatica del carcinoma ovarico agli organi peritoneali, evidenziando così la possibilità di importanti future applicazioni terapeutiche.

“Poiché il carcinoma ovarico è uno dei tumori più temibili proprio a causa della disseminazione al peritoneo,” commenta Nicoletta Colombo, “ ed è anche uno dei meno conosciuti dal punto di vista dei fattori molecolari coinvolti, questo lavoro rappresenta un prezioso contributo alle conoscenze scientifiche di base e allo stesso tempo apre nuove prospettive anche sul piano clinico.”

Il tumore dell’ovaio è la prima causa di morte fra quelli ginecologici in tutti i Paesi sviluppati, e in Italia colpisce oltre 4.000 donne ogni anno. Nel 70% dei casi si manifesta già in fase avanzata, perché è una malattia poco sintomatica. Inoltre la diagnosi precoce avviene in modo casuale poiché non esistono ad oggi test di screening efficaci. Per far fronte a questa situazione e per tenere sempre alta l’attenzione su questo problema femminile ancora in gran parte irrisolto, è nato nel 2008 allo IEO il primo Centro di Alta Specializzazione per il Tumore dell’Ovaio in Italia, diretto da Nicoletta Colombo.

“Il Programma di Medicina Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia” conclude Cavallaro, “si focalizza su diversi progetti di ricerca translazionale e sulla creazione di un’efficace interfaccia tra ricerca di base e attività clinica. L’obiettivo è aprire la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche personalizzate, cioè disegnate in base alla caratteristiche specifiche del singolo paziente, così da aumentarne l’efficacia e diminuirne gli effetti indesiderati.”

Per informazioni, Ufficio Stampa:
Tel.: +39.02.89075019

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , | 2 Comments |

- Bevacizumab….guadagnare tempo

CHICAGO – Il tumore all’ovaio, purtroppo, resta un avversario ostico e nonostante i molti sforzi compiuti non è ancora sconfitto. I numeri non lasciano scampo: con circa 5mila nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia e 3.400 decessi, la sopravvivenza a cinque anni delle donne è inferiore al 30 per cento. Mentre le ricerche di nuovi farmaci efficaci continuano, ci sono però piccoli progressi da registrare. L’obiettivo attuale (in attesa di poter mirare alla guarigione, che si ottiene in quasi il 90 per cento delle donne con un carcinoma scoperto al primo stadio) è quello di cronicizzare la malattia: ripetere vari cicli di chemioterapia, sapendo che in sette casi su dieci il cancro si ripresenta dopo un certo periodo. «Sono piccoli passi avanti in un’ottica generale, ma importanti per le pazienti perchè consentono di guadagnare mesi di libertà fra un ciclo di cure e l’altro» dice Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di ginecologia oncologica all’Istituto europeo di oncologia di Milano, commentando i dati di due nuovi studi presentati al congresso di oncologia Asco (American Society of Clinical Oncology)a Chicago.

LO STUDIO – E’ in questi casi che, secondo uno studio presentato all’Asco e condotto su 484 donne con carcinoma ricorrente, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia (carboplatino e gemcitamina) seguita da terapia di mantenimento con solo bevacizumab si è dimostrata in grado di dimezzare il rischio di progressione della malattia. In pratica, la recidiva si è presentata dopo oltre un anno (12,4 mesi) rispetto ai circa 8 mesi (8,4) che si riescono a guadagnare con la sola chemioterapia: «Quattro mesi in più senza cure e lontano dall’ospedale hanno un loro peso per le pazienti – aggiunge Colombo -. Senza contare che se la chemioterapia si somministra più tardi in genere è più efficace, quindi ci possiamo aspettare anche un aumento della sopravvivenza tout court».

PREVENZIONE E’ ANDARE DAL GINECOLOGO – L’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia tradizionale con carboplatino e paclitaxel sarebbe poi utile (stando agli esiti di un altro trial con 1.528 partecipanti) anche nei casi di tumore ovarico appena diagnosticato, soprattutto quando la malattia è particolarmente aggressiva. Possibile che non si possa davvero far nulla per prevenire questa neoplasia? «Ecco ciò che sappiamo – conclude l’esperta -: viene diagnosticata soprattutto nelle donne in post-menopausa, specie fra i 50 e i 60 anni di età; le persone con una storia familiare di cancro al seno o ovarico hanno più probabilità di ammalarsi; soprappeso e fumo espongono a un rischio maggiore. Infine, per ora, la visita annuale dal ginecologo resta l’unica prevenzione sensata».

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |