- UN AIUTO PER UNA AMICA

Pubblico la mail di questa amica iscritta al sito, nella speranza che fra di voi ci sia qualcuno che possa darle dei suggerimenti utili. Donatella, la nostra amica, e’ co-fondatrice del sito www.infoamica.it in cui potete comprendere meglio la sua difficolta’ a farsi curare.
“Intanto tanti ringraziamenti per aver fatto un sito così utile ed informativo, mi dispiace che siate passati attraverso una esperienza di sofferenza, ma è una bellissima cosa usare una percorso difficile per comprendere meglio il prossimo ed essere utili ad altri.
Già 20 fa la mia vita è stata alterata da una anestesia sbagliata, da allora non ho più avuto una vita sociale e lavorativa e devo vivere nella famosa campana di vetro . Dal 1996 mi avevano diagnosticato una ciste ovarica che ho controllato periodicamente fino agli anni 2000, poi la mia patologia che è emersa con l’anestesia non mi ha permesso più di salire su una ambulanza o essere ricoverata, in quanto reattiva a tutto quanto c’è negli ambienti pubblici. Solo nel 2009 ho potuto rifare una ecografia interna per scoprire che la massa era aumentata e vascolarizzata. Per un anno e mezzo ho battagliato con le istituzioni per fare l’intervento, ma ho bisogno di personale qualificato per paziente poliallergica grave e di ambienti bonificati. L’estate scorsa mi hanno concesso una visita per valutazione, solo per stare una mattina in ospedale in ambienti non adatti alle mie sensibilità e alla debilitazione del sistema immune, mi sono aggravata da non poter essere ricoverata e operata. A distanza di mesi la mia situazione è ancora tanto critica.
Non so se mai un giorno potrò essere operata, sicuramente ho perso tanto tempo prezioso, ma sto cercando di vivere alla giornata non pensando a ciò che potrà accadermi.
I marcatori sul sangue continuano ad essere negativi, potrebbe essere utile fare l’esame degli anticorpi mesotelina? Sono in menopausa da 6 anni.
Non potendo fare farmaci tradizionali a causa della ipereattività farmacologica, ci sono terapie alternative? La terapia radiante può servire?

Grazie anticipate per le vostre risposte.

admin | 08.31.11 | Senza categoria | No Comments |

- Aggiornamenti positivi su OLAPARIB

Secondo un recente studio canadese, l’Olaparib, un farmaco sperimentale che ha mostrato risultati promettenti contro il cancro ovarico causato da mutazioni nei geni BRCA1 o BRCA2 può anche essere efficace contro il cancro alle ovaie non causato da tali mutazioni .

Entrambe le proteine ​​PARP e BRCA sono coinvolte nella riparazione del DNA. Studi clinici in pazienti portatori di mutazioni del BRCA 1 e 2 hanno dato risultati promettenti.

Nel nuovo studio, i ricercatori canadesi affermano che per la prima volta si e’ dimostrato che olaparib riduce le dimensioni del tumore nei pazienti con carcinoma ovarico non-ereditario, che è molto più comune di quello originato da mutazioni del BRCA.

Lo studio clinico di fase 2 include 65 pazienti con tumore ovarico che hanno ricevuto 400 milligrammi di olaparib due volte al giorno per quattro settimane. La riduzione della massa tumorale e’ stata rilevata nel 41 per cento dei pazienti con mutazioni BRCA e nel 24 per cento di quelli senza mutazioni BRCA.

Lo studio è stato pubblicato il 21 agosto nel The Lancet Oncology .

Gli effetti collaterali descritti sono stati : lieve affaticamento, nausea, vomito e diminuzione dell’appetito.

Karen Gelmon, coordinatore della ricerca ha affermato: “Questa scoperta non solo suggerisce nuove possibilità terapeutiche per le donne con questo tipo aggressivo di cancro alle ovaie, ma soprattutto conferma l’ipotesi che pazienti affetti da tumori vari non di origine genica possono essere trattati efficacemente con inibitori delle PARP,”

admin | 08.23.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- La Molmed apre nuova sperimentazione

Milano, 29 luglio 2011 – MolMed S.p.A. (MLM.MI) annuncia l’arruolamento della prima paziente in
uno studio clinico randomizzato di Fase II (NGR018) del proprio farmaco antitumorale sperimentale
NGR-hTNF per il trattamento del carcinoma dell’ovaio resistente o refrattario al platino. Lo studio,
che prevede l’arruolamento di 100 pazienti, sperimenterà la somministrazione di NGR-hTNF in
combinazione con la terapia standard a base di doxorubicina liposomiale pegilata, in confronto con
la somministrazione della sola terapia standard. L’obiettivo principale dello studio è la valutazione
dell’attività clinica in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia; gli obiettivi
secondari comprendono il tasso di risposte, la sopravvivenza globale e la tollerabilità. I risultati
dello studio sono attesi nel 2012.
Claudio Bordignon, presidente ed amministratore delegato di MolMed, commenta: “La decisione di
proseguire nella valutazione del potenziale terapeutico di NGR-hTNF più doxorubicina nel
carcinoma ovarico in un nuovo studio clinico randomizzato è motivata dai risultati molto
promettenti ottenuti in uno studio non randomizzato appena completato, in cui l’obiettivo
primario era stato già raggiunto dopo l’arruolamento di meno della metà della popolazione di
pazienti prevista nel protocollo. Il nuovo studio riguarda pazienti in recidiva affette da malattia
refrattaria o resistente alla precedente terapia standard con regimi contenenti platino, pazienti
per le quali il fabbisogno terapeutico è particolarmente elevato.”
Risultati dello studio completato di Fase II di NGR-hTNF nel carcinoma dell’ovaio recidivante
I risultati di uno studio non-randomizzato di Fase II (NGR012), in cui NGR-hTNF è stato
somministrato in combinazione con doxorubicina a 37 pazienti pre-trattate in fase di recidiva ed
affette da carcinoma dell’ovaio sensibile o resistente/refrattario a precedenti trattamenti a base di
platino, sono stati presentati a giugno ad ASCO 2011 (poster n°5022). Lo studio ha raggiunto
precocemente l’obiettivo primario – sei risposte sull’intera popolazione dello studio – dopo
l’arruolamento delle prime 17 pazienti, ed ha evidenziato un controllo di malattia in due terzi delle
pazienti (66%). Alla data di valutazione clinica di maggio 2011, la durata mediana di sopravvivenza
libera da progressione della malattia è stata di 5 mesi, ed il tasso di sopravvivenza ad un anno
superiore al 70%. Si tratta di risultati superiori rispetto a quelli riportati per un’antraciclina da sola
in pazienti con carcinoma ovarico in recidiva.

NGR-hTNF
NGR-hTNF è un agente mirato ai vasi tumorali con modalità d’azione unica, capostipite nella classe dei
complessi peptide/citochina in grado di mirare selettivamente ai vasi tumorali. E’ formato da un peptide
(NGR) che lega selettivamente i vasi sanguigni che alimentano il tumore, unito alla citochina antitumorale
TNF. NGR-hTNF è in sperimentazione clinica sia come monoterapia, sia in combinazione con diversi agenti
chemioterapici, in sette diverse indicazioni. Attualmente, gli studi clinici randomizzati di NGR-hTNF
comprendono uno studio di Fase III nel mesotelioma pleurico maligno e quattro studi di Fase II, nel carcinoma
polmonare non-microcitico, nei sarcomi dei tessuti molli, nel carcinoma dell’ovaio e nel mesotelioma come
terapia di mantenimento in prima linea. Altre sperimentazioni cliniche di Fase II comprendono studi
completati nel mesotelioma e nei carcinomi del fegato, del colon-retto, del polmone a piccole cellule e
dell’ovaio. NGR-hTNF ha ottenuto la designazione di Medicinale Orfano – sia nell’Unione Europea sia negli
Stati Uniti – per il trattamento del mesotelioma maligno e del carcinoma primario del fegato.
Per informazioni sulla partecipazione al trial:
MolMed Spa
Tel 02 212771
email: info@molmed.com
site: www.molmed.com

admin | 08.21.11 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- I linfociti T rafforzati contro il tumore ovarico

Roma, 11 ago. (Adnkronos) – Vent’anni di lavoro per arrivare a una terapia genica contro la leucemia e ora i primi, insperati successi. Sono stati definiti “di gran lunga superiori al previsto” i risultati ottenuti da un gruppo di scienziati americani dell’Università della Pennsylvania su tre malati di leucemia linfocitica cronica in fase avanzata. Pazienti molto gravi, per i quali non restava altra speranza se non un trapianto di midollo osseo con un rischio di mortalità superiore al 20% e probabilità di successo inferiori al 50%. Ma i medici hanno tentato un’altra strada: l’utilizzo di linfociti T prelevati dai malati e modificati geneticamente in modo da ottenere dei ’serial killer ogm’ armati contro le cellule tumorali. La risposta è arrivata entro tre settimane dal trattamento. Due dei pazienti sono in remissione da un anno. E nel terzo sembra non esserci più evidenza di malattia. Si tratta di risultati ancora preliminari; la sperimentazione deve continuare e ampliarsi, precisano gli autori, ma lo studio pilota autorizza a sperare. I dati del mini-trial, finanziato dall’Alleanza per la terapia genica del cancro, sono pubblicati sul ‘New England Journal of Medicine’ e su ‘Science Translational Medicine’. I risultati dimostrano per la prima volta che la via della terapia genica contro la leucemia è percorribile. I ricercatori dell’Abramson Cancer Center e della Perelman School of Medicine dell’università della Pennsylvania hanno utilizzato cellule T prelevate dal sistema immunitario dei pazienti. Prima di essere reinfusi nei ‘proprietari’, questi linfociti sono stati riprogrammati attraverso un vettore virale, in modo da produrre una proteina (recettore Car) che aggancia una particolare struttura presente sulle cellule malate (antigene CD19). Un classico incastro del tipo ‘chiave-serratura’, che ha permesso ai ‘killer ogm’ di agguantare le cellule leucemiche e di annientarle. Ora gli scienziati sperano di poter applicare lo stesso approccio anche in bambini leucemici in cui le cure tradizionali hanno fallito, e contro altri tumori fra cui linfoma non-Hodgkin, leucemia linfocitica acuta, mesotelioma e carcinomi di ovaio e pancreas.

admin | 08.21.11 | Senza categoria, , , , , | 4 Comments |

- Diagnosi precoce: una nuova scoperta

Individuare precocemente il cancro ovarico, nella sua fase iniziale, non è semplice poiché può rimanere nascosto fino a quando è in fase avanzata, quando è molto più difficile da trattare. (fonte immagine)

In genere viene diagnosticato alla presenza dei primi sintomi: dolore nel basso ventre e una sensazione di pienezza nell’addome.

Ecco perché è importante segnalare la scoperta di una sostanza chimica nel sangue che potrebbe aiutare i medici a rilevare la presenza di cellule cancerose nelle ovaie, prima di quanto sia possibile con gli strumenti a disposizione oggi.

Lo sostiene uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago e pubblicata sull’autorevole rivista “Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention” edita dalla Società Americana per la Ricerca sul Cancro.

La scoperta consiste nella presenza di un marcatore del sangue delle donne che hanno il tumore ovarico, ma non in quelli sani: si tratta dell’anticorpo “mesotelina”.

Gli anticorpi sono stati trovati nel sangue della maggior parte delle donne con tumore ovarico, così come le donne con infertilità dovuta a problemi con l’ovaio, mentre non erano presenti in donne sane.

Secondo altri istituti di ricerca questi primi risultati sono interessanti, ma ulteriori studi dovranno essere sperimentati su più donne al fine di confermare se questa molecola potrebbe essere utile nella diagnosi precoce del cancro.

admin | 08.21.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Da Modena e Reggio una scoperta per combattere il tumore ovarico

Maria Paola Costi

Il carcinoma ovarico, il sesto tumore più diffuso al mondo, potrà essere meglio combattuto dal punto di vista terapeutico.
E’ il risultato di una strategia individuata da alcuni ricercatori tedeschi e italiani, tra cui Maria Paola Costi e Glauco Ponterini dell’università di Modena e Reggio , che impedisce l’insorgere della resistenza ai farmaci durante la cura della malattia.
I ricercatori hanno individuato alcuni peptidi che riescono ad inibire un enzima indispensabile per la sintesi del Dna, e quindi anche per la crescita di cellule tumorali. Questi peptidi agiscono con un nuovo meccanismo inibitorio, legandosi all’interfaccia fra le due subunità dell’enzima timidilato sintasi e contrastano la crescita di cellule tumorali resistenti ai farmaci attualmente in uso clinico.
Presto sarà avviato uno studio clinico pilota sul loro meccanismo nella struttura complessa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.
Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences Usa”, e ha come prima autrice Daniela Cardinale, una giovane ricercatrice che ha svolto il suo dottorato nei laboratori modenesi del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Ateneo Emiliano e attualmente si trova a Bordeaux per un periodo di post-dottorato.

Maria Paola Costi, dell’ateneo di Modena e Reggio
Il tumore ovarico è il sesto più diffuso. Colpisce oltre 200mila donne ogni anno nel mondo ed ha incidenza maggiore nei paesi industrializzati. È caratterizzato da alta mortalità a causa di una frequente diagnosi tardiva e del rapido sviluppo di resistenza ai farmaci. Alcuni farmaci antitumorali impiegati nella chemioterapia, inibiscono l’enzima timidilato sintasi, ma a volte la malattia è in grado di resistere ai farmaci. Nel corso del lavoro di ricerca, sono stati invece scoperti diversi peptidi che inibiscono la timidilato sintasi. Gli sviluppi successivi, già in corso e supportati dall’ Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (Airc), consisteranno – anticipa una nota dell’ateneo emiliano – in un’ottimizzazione dei composti e nell’analisi dettagliata dei meccanismi d’azione nelle cellule, e in uno studio clinico pilota che coinvolge il centro oncologico dell’Università di Modena e Reggio.

admin | 08.02.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |