- Una testimonianza sul CRM 197

Sui commenti alla news del 23 giugno, troverete la tetimonianza di qualcuno che sta utilizzando il CRM197
Penso valga la pena di leggerlo

admin | 11.23.11 | Senza categoria | 1 Comment |

- PANVAC il vaccino del vaiolo che combatte le metastasi

Uno studio pubblicato sul magazine Clinical Cancer Research riporta come un particolare vaccino geneticamente modificato a partire dal vaccino classico del vaiolo riesce a tenere sotto controllo le metastasi del cancro al seno e alle ovaie. PANVAC, questo il nome del vaccino, contiene i geni MUC-1 e CEA, due marcatori peculiari del cancro. Lo studio ha sperimentato il vaccino su 26 pazienti affetti da metastasi da cancro a ovaio e seno. Tutte le donne erano state preventivamente trattate con tutte le terapie disponibili. Gli studiosi hanno appurato che il vaccino riesce a tenere a bada le metastasi controllandone la progressione e in alcuni casi a stabilizzare la malattia. “Con questo vaccino possiamo generare una risposta immune che porta un risultato clinico per alcuni pazienti”, ha dichiarato James Gulley del National Cancer Institute di Bethesda che ha guidato al sperimentazione pilota.
Per Info:
Dott. Gulley
Phone: 301-435-2956
Fax: 301-480-1779
gulleyj@mail.nih.gov

admin | 11.11.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

- il BLOG

Purtroppo la grafica del sito permette pochi cambiamenti e spostamenti. Pero’ volevo ricordarvi che piu’ in basso a destra, sotto la “lettera aperta” potete iscrivervi al blog. Per il forum aspettiamo ancora perche’ comunque e’ piu’ strutturato e a volte gli argomenti presentati non sono interessanti per tutti. Nel blog invece scrivete quello che volete, la vostra esperienza, le opinioni…cominciamo ad essere tante e sostenersi a vicenda e’ fondamentale.
Un abbraccio a tutte
Moira

admin | 11.09.11 | Senza categoria | No Comments |

- I primi centri che sperimentano la “luce verde” per la chirurgia del tumore ovarico

Vi comunico i centri in Olanda dove inizia la sperimentazione della “luce verde” che permette di evidenziare anche le piu piccole aree tumorali che ad occhio nudo il chirurgo non vedrebbe.
Universal medical center di Groninger. I dati e i nr di tel qui sotto

http://www.umcg.nl/EN/corporate/News/Pages/UMCGpioneerspromisingnewtechniqueforcancersurgery.aspx

http://www.umcutrecht.nl/contact

Ottimizzare la chirurgia del tumore ovarico asportando piu tumore possibile e’ un fattore fondamentale per garantire una sopravvivenza piu lunga.

admin | 11.03.11 | Senza categoria, , , | No Comments |

- Scoperta la proteina che blocca i tumori

4 macrofagi


La chiave per bloccare la crescita di un tumore nell’organismo, interrompendo il processo di conversione delle cellule normali in cellule neoplastiche, potrebbe essere nei macrofagi, cellule della linea di difesa primaria dell’organismo. I macrofagi che fanno parte del meccanismo di immunità innata, vengono attirati nel tessuto tumorale e riprogrammati, con il risultato di venire disarmati delle loro funzioni antitumorali e dirottati a contribuire alla crescita e diffusione delle cellule malate.

LO STUDIO -Un gruppo di ricerca canadese ha descritto, in uno studio pubblicato su Cancer Research, l’azione di una proteina posta sulla superficie dei macrofagi (S100A10) che, se bloccata, interrompe il sostegno di queste cellule a quelle tumorali. «Questa proteina agisce come un paio di forbici – afferma David Waisman, del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare e patologia del centro ricerche sul cancro della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada – che tagliano il tessuto-barriera che si crea attorno al tumore, consentendo ai macrofagi di entrare nel sito della neoplasia e combinarsi con le cellule malate». Inoltre, gli studiosi hanno osservato che senza l’aiuto dei macrofagi, il tumore non cresce. Il prossimo passo sarà quello di capire esattamente come funziona la proteina S100A10, per individuare agenti farmaceutici in grado di bloccarne l’azione, impedendo così il movimento dei macrofagi verso il sito del tumore.
per info:
David M. Waisman, Departments of Biochemistry & Molecular Biology and Pathology, Dalhousie University, 1459 Oxford Street, Halifax, Nova Scotia, Canada B3H 4R2. Phone: 902-494-1803 ; Fax: 902-494-1355; E-mail: david.waisman@dal.ca

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- la FIVET aumenta il rischio di tumore ovarico

Il cancro ovarico è la terza – quarta causa di morte per cancro delle donne nei paesi Europei. Un nuovo studio, pubblicato online il 26 ottobre nella rivista Human Reproduction, ha dimostrato che la stimolazione ovarica per la fertilizzazione in vitro (IVF – FIVET) aumenta il rischio di tumori ovarici borderline, ma la buona notizia è che non aumenta significativamente il rischio di invasività del cancro ovarico. Inoltre, non c’e’ aumento del rischio di malattia correlato al numero di cicli di fecondazione in vitro. Un gruppo di ricerca guidato da Flora van Leeuwen, PhD, direttore di epidemiologia presso il Cancer Institute di Amsterdam, Paesi Bassi, ha scoperto che il rischio a lungo termine per i tumori ovarici generale è stato due volte più elevato nelle donne che hanno ricevuto stimolazione ovarica per FIVET . Lo studio è stato condotto a causa della crescente preoccupazione fra le donne che la stimolazione ovarica per FIVET potesse provocare tumori ovarici. L ‘”incessante l’ovulazione” e la necessita’ delle cellule di riparare ogni volta l’epitelio delle ovaie potrebbe essere la spiegazione di questo rischio. Inoltre, l’esposizione alle gonadotropine e agli estrogeni utilizzati in FIVET potrebbe aumentare il rischio di neoplasie ovariche.

I dati sono stati ottenuti dalle cartelle cliniche di 19.146 donne che avevano ricevuto il trattamento IVF nei Paesi Bassi dal 1983 al 1995. I protocolli di trattamento di fecondazione in vitro utilizzati fino al 1995 erano molto piu aggressivi rispetto ai protocolli attualmente utilizzati, e gli autori della ricerca lo evidenziano chiaramente come una limitazione dello studio.

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Nuovo marcatore per il tumore ovarico, HE4

E’ oggi possibile richiedere il nuovo marcatore HE4 (Human epididymis protein 4), per il carcinoma ovarico.
I marcatori sono sostanze presenti nel sangue in alcune patologie benigne e maligne, e sono molto usati sia come supporto alla diagnosi nel caso di sospetto tumore, ma soprattutto nel monitoraggio successivo all’intervento o al trattamento, per valutare più precocemente l’eventuale malattia residua o la sua ripresa.
Da anni marcatori tumorali sono molto usati, come il CEA per il carcinoma intestinale, il CA 19-9 per il tumore dell’ovaio e del pancreas, etc.
Il marcatore HE4 si aggiunge oggi al CA 125, che era il marcatore più usato per il carcinoma dell’ovaio. Come per tutti i marcatori tumorali, la loro eventuale negatività non esclude un carcinoma, per il fatto che non tutti i tipi di tumore esprimono questi marcatori. Per questo motivo non possono essere usati singolarmente per una diagnosi precoce, ma unitamente ad altre indagini.
Il biomarcatore HE4 si utilizza nel monitoraggio dei casi già noti e, nei casi in cui, clinicamente o ecograficamente, si evidenzi una massa pelvica sospetta la sua combinazione con il CA125 risulta utile per l’identificazione degli stadi precoci di tumore ovarico. A tale scopo è possibile utilizzare l’algoritmo ROMA (Risk of Ovarian Malignancy Algorithm) che permette di individuare la classe di rischio per il tumore ovario. Questa possibilità lo rende uno strumento potenzialmente importante per scoprire il tumore dell’ovaio, definito “silent killer”, quando ancora le possibilità di guarigione non sono compromesse.

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Dall’omento il nutrimento del tumore ovarico

Londra, 31 ott. – Una massa di grandi dimensioni di cellule adipose presente nello stomaco svolge un ruolo essenziale nel rifornimento di sostanze nutrienti alla crescita del carcinoma ovarico. Lo riporta uno studio dell’Universita’ di Chicago pubblicato su Nature Medicine. Il cancro ovarico costituisce la quinta causa di decessi per cancro nelle donne e tende a diffondersi all’interno della cavita’ addominale.
Nell’80 per cento delle donne, il tumore ovarico si diffonde all’interno delle cellule adipose, chiamate omento. Spesso, la crescita del cancro all’omento supera la crescita del cancro ovarico originario. “Questo tessuto adiposo, che e’ straordinariamente ricco di lipidi ad alta densita’ energetica, agisce come trampolino di lancio per la diffusione di un cancro ovarico il piu’ delle volte letale”, ha detto l’autore dello studio Ernst Lengyel, docente di ostetricia e ginecologia presso l’Universita’ di Chicago. “Le cellule che compongono l’omento contengono l’equivalente biologico del carburante permettendo alle cellule tumorali di nutrirsi e di moltiplicarsi rapidamente. Ottenere una migliore comprensione di questo processo potrebbe aiutarci a imparare a rimuoverlo”.
I ricercatori hanno eseguito una serie di esperimenti per identificare il ruolo di queste cellule lipidiche come mediatori principali delle metastasi del cancro ovarico. Il primo passo e’ stato quello di comprendere i segnali biologici che attraggono le cellule del cancro ovarico all’omento per poi utilizzarlo per una rapida crescita. Una proteina nota come proteina vincolante per gli acidi grassi (FABP4), potrebbe rivelarsi cruciale per questo processo e potrebbe essere un bersaglio per il trattamento. Quando i ricercatori hanno inibito FABP4, il trasferimento dei nutrienti dalle cellule di grasso alle cellule tumorali e’ stato drasticamente ridotto.
“Quindi – scrivono gli autori – FABP4 emerge come un bersaglio eccellente nel trattamento di tumori caratterizzati da una diffusione intra-addominale”.

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |