- Un facile algoritmo per calcolare la probabilita’ di tumore ovarico

Non riporto tutto l’articolo che comunque potete trovare a questo link http://www.sciencedaily.com/releases/2012/01/120104135404.htm?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily%2Fhealth_medicine%2Fovarian_cancer+%28ScienceDaily%3A+Health+%26+Medicine+News+–+Ovarian+Cancer%29

ma mi sembra uno strumento “valido” l’algoritmo che hanno ideato alla Universita’ di Nottingham per calcolare il rischio di tumore ovarico sulla base di alcuni facili dati.
Sinceramente come metodo di screening e’ davvero troppo semplicistico, ma provarlo e’ comunque utile. Ecco il link…e’ tutto in inglese pero’….

http://www.qcancer.org/ovary/index.php

admin | 01.05.12 | Senza categoria | No Comments |

- i geni risentono del nostro stile di vita

Le giraffe non hanno sviluppato un collo lungo a forza di ostinarsi ad acchiappare le foglie più alte…». Si potrebbe cominciare così un’argomentazione per confutare Lamarck, giacché il meccanismo dell’evoluzione – intuì Darwin – è la comparsa casuale di caratteri che si affermano quando risultano più vantaggiosi in uno specifico ambiente: le giraffe un po’ più «dotate», arrivando al cibo più facilmente, avevano un’aspettativa di vita più lunga e quindi più probabilità di avere progenie che ereditasse il carattere «collo lungo». Oggi tuttavia c’è chi rivaluta il contributo dei comportamenti individuali e delle pressioni ambientali – in gergo la disciplina si chiama «epigenetica» – nella trasmissione dei caratteri.

Come il team guidato dallo svedese Lars Olov Bygren, specialista di medicina preventiva al Karolinska Institute, ospite in Italia della Fondazione Bracco e del Museo della scienza e della tecnologia di Milano. Bygren ha cominciato a studiare l’influenza degli stili di vita sul cervello in un campione di 12 mila individui e si è trovato sotto la lente i meccanismi con i quali i comportamenti influiscono sulle istruzioni a priori dei geni e, addirittura, come questi possano essere ereditati. Il professore parte da alcuni dati di fatto. «Gli stili di vita – spiega – influenzano l’espressione genica». E fa un esempio: «Se una donna possiede il gene Brca1, che espone al cancro al seno, può ritardare fino ad antagonizzare l’esordio della malattia grazie a un’alimentazione ricca di antiossidanti, abbondanti in frutta e verdura, che inducono l’espressione degli enzimi deputati a “spegnere” i radicali liberi e grazie all’attività fisica, che promuove il silenziamento di geni prooncogeni».

Il destino, dunque, non è scritto nei geni, ma «dipende dalla modulazione dell’azione dei geni». Il dogma centrale della biologia, secondo cui «un gene produce una proteina» – alla base dei vari processi fisiologici – è stato infatti confutato, quando si è scoperto che, pur possedendo solo circa 25 mila geni, il nostro Genoma è in grado di produrre centinaia di migliaia di proteine: «Ogni gene – spiega Bygren – è capace di codificare allo stesso tempo per più di una proteina e la codifica dipende dai segnali chimici che riceve, indotti proprio dagli stili di vita individuali».

Il campione a disposizione era composto da individui selezionati per particolari attitudini alla lettura, interessi per la musica, il cinema, il teatro e la cultura in generale. L’esperimento ha individuato come queste attività migliorino la salute del cervello e in ultima analisi l’organismo in generale: «L’allenamento delle capacità cognitive – continua – guida lo sviluppo delle cellule staminali nelle aree del cervello primitivo a differenziarsi in nuovi neuroni, che a loro volta formano nuove sinapsi». Il cervello, proprio come un muscolo, se sollecitato, conserva e potenzia le sue funzioni, «in particolare nell’area dell’ipotalamo, deputata alla gestione della memoria, e in quella dell’ippocampo, che tra le tante funzioni sottende l’espressione degli stati emotivi». Se infatti viviamo un evento emozionante, e quindi «stressante» per il cervello, l’ormone cortisolo media un processo che porta alla fortissima impressione di quell’evento nella memoria. «Ecco perché – esemplifica il professore – tutti ci ricordiamo cosa stavamo facendo l’11 settembre 2001».

L’effetto «anabolizzante» della cultura sul cervello può aumentare l’aspettativa di vita anche di decine d’anni: «La generazione di nuove sinapsi – continua Bygren – contrasta l’insorgenza del morbo di Alzheimer e aumenta in generale la capacità di gestire al meglio tutto il sistema nervoso periferico e quindi la funzionalità degli organi, mantenendoli in buona salute». Lo studio prova che cultura e svago sono al secondo posto come fattori che determinano l’aspettativa di vita, dopo l’assenza di malattie e prima di fattori come età, reddito, lavoro e sesso. Ma è possibile fissare le buone abitudini nei geni destinati alla progenie, ossia nei gameti? «Secondo noi, è possibile, ma il processo non è mediato dai gameti – precisa il professore -. E spiega: «Un nostro studio su popolazioni del Terzo Mondo, in famiglie con una storia di denutrizione perpetuata da generazioni, mostra che i neonati hanno una fisiologia precaria e sono più esposti alle malattie. Analogamente le popolazioni che si sovralimentano trasmettono ai figli una fisiologia che li espone ad altre malattie, come il diabete».

I cromosomi non sono l’unico veicolo per la trasmissione dei caratteri e Bygren lo spiega con una similitudine: «Le conseguenze della “fame da cibo” si trasmettono con le stesse regole della “fame da cultura”. Le donne incinte che si alimentano correttamente trasmettono segnali chimici che favoriscono uno sviluppo virtuoso del feto così come quelle che si alimentano intellettualmente trasmettono segnali chimici utili allo sviluppo del sistema nervoso nella fase embrionale». Ma attenzione: «Proprio perché l’espressione genica è modulata dagli stili di vita, una volta al mondo, i geni “buoni” vanno coltivati altrimenti la loro espressione è inibita: così, se parliamo di cultura, la stimolazione cognitiva dev’essere promossa nel nascituro, perpetuata nella crescita e con l’avanzare dell’età, affinché i geni che promuovono il differenziamento delle staminali in neuroni e sinapsi rimangano accesi».

admin | 01.03.12 | Senza categoria, | 2 Comments |

- Sperimentato in Italia un nuovo farmaco molto promettente

MILANO, 28 DICEMBRE 2011 – Potrebbero esserci nuove speranze in futuro nella lotta al cancro, grazie a un farmaco sperimentale e agli studi di due equipe di ricercatori dell’Istituto di Candiolo. Il PLX4720 è già in uso negli Stati Uniti contro il melanoma, ma non è ancora disponibile in Italia e in Europa.

La ricerca, guidata da Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Genetica molecolare, e Federico Bussolino, direttore scientifico dell’Ircc, ha dimostrato che questo farmaco è in grado non solo di fare da <> contro la cellula colpita dal cancro, ma agisce sull’ambiente che circonda la cellula stessa, impedendone la proliferazione.
<>.

Lo studio è stato condotto sul gene “Braf”, la cui mutazione incontrollata è un processo fondamentale nei melanomi e nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide.
<>. Con due conseguenze: facilita l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici usati nel trattamento, e migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi.

Siamo di fronte a una nuova e importante tappa nella lotta al cancro. Questa strategia permette di colpire non solo la cellula cancerogena, ma soprattutto le vie di comunicazione tra la cellula malata e l’ambiente che la circonda e la nutre. <> spiega il professor Bardelli.

Il farmaco, già utilizzato negli Usa contro il melanoma, potrebbe essere approvato anche in Italia dall’Aifa. Grazie a esso le prospettive terapeutiche si estenderebbero attraverso un nuovo approccio al tumore, cioè lo studio dell’habitat della cellula neoplastica. <<È evidente che, trattandosi di uno studio pre-clinico, il farmaco non sarà utilizzabile da domani come una qualunque terapia già in uso, ma possiamo anticipare fin da subito che i primi studi che stiamo compiendo sull’utilizzo di questo medicinale anche contro il cancro del colon sta già dando risultati molto interessanti>> aggiunge Bardelli.

admin | 01.03.12 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |