Nuova scoperta Italiana. Cosi la chemio diventa piu’ efficace

Il tumore dell’ovaio, fra quelli che possono colpire la donna, è uno dei più difficili. Perché si manifesta quasi sempre quando è in fase avanzata, e questo rende più complessa e critica la modalità di cura, ma anche perché non sempre la malattia risponde come dovrebbe alla chemioterapia. Il tumore attiva infatti un meccanismo di resistenza,ovvero le cellule malate potenziano le loro difese antiossidanti e la terapia con riesce così ad agire in maniera efficace.
Un processo che però potrebbe avere ancora vita breve ed essere presto ‘interrotto’. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’, in uno studio pubblicato online sulla rivistaCancer Research, ha infatti dimostrato che a ridurre l’effetto benefico della chemioterapia è l’endotelina, una sostanza prodotta dal rivestimento dei vasi sanguigni (endotelio), riconosciuta come un potente vasocostrittore e in grado di stimolare la proliferazione delle cellule muscolari lisce dei vasi. Per attivarsi, però, l’endotelina ha bisogno di legarsi a due specifici recettori – A e B -; una relazione che nel tumore ovarico scatenerebbe una catena di altri segnali e integrazioni molecolari, tali da indurre la chemioresistenza appunto.
Ma i ricercatori sono andati oltre: avrebbero anche capito che per neutralizzare questo meccanismo nocivo anti-chemio potrebbe essere sufficiente ricorrere a un farmaco (macitentan), attualmente utilizzato nel trattamento dell’ipertensione polmonare. «In alcuni modelli sperimentali – ha spiegato la dottoressa Anna Bagnato, coordinatrice della ricerca – l’impiego di questo farmaco ha consentito una risposta efficace anche in quei tumori di norma refrattari a qualsiasi trattamento. Ovvero, bloccando entrambi i recettori A e B dell’endotelina siamo riusciti a inibire non solo l’insorgenza delle metastasi e la chemioresistenza, ma anche a interrompere la formazione di nuovi vasi che alimentano il tumore». Conferme che sembrano essere state ottenute anche in studi in vivo.
«L’associazione del macitentan con il cisplatino, il farmaco normalmente usato nel trattmento del tumore ovarico – ha concluso la ricercatrice -  ha prodotto un potenziamento dell’effetto citotossico, ovvero una reazione all’agente chemioterapico, significativo di una maggiore sensibilità del tumore alla cura». Il passo successivo sarà testare la cura su pazienti.

admin | 02.14.15 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

il Nab-paclitaxel

Il Nab-paclitaxel, farmaco per la cura del cancro al pancreas, è ufficialmente prescrivile e rimborsabile dal sistema sanitario nazionale. E’ stato infatti inscritto nel registro nazionale.  A darne notizia è Daniela Virgilio, responsabile  regionale sanità del Partito Socialista Italiano, che nei mesi scorsi aveva denunciato l’impossibilità  per i malati oncologici di accedere alla terapia che utilizza la nanotecnologia per aggredire le cellule tumorali.

FUNZIONAMENTO  E STORIA DEL NAB-PACLITAXEL

Il pancreas produce diversi ormoni molto importanti tra i quali l’insulina, che regola il livello degli zuccheri nel sangue, e vari enzimi che consentono la digestione da parte dell’intestino. Questi sono trasportati da appositi dotti attraverso il pancreas e poi nei dotti biliari, che li veicolano all’intestino.
Il tumore del pancreas, che colpisce ogni anno  in Italia oltre 12 mila persone, si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi nella sezione della testa, si moltiplicano senza più controllo.

Grazie alla nanomedicina è stato possibile rinchiudere il farmaco, in questo caso il paclitaxel,usato da vent’anni per la cura di diverse forme di cancro, in un guscio di albumina, per nasconderlo al tumore e trarlo in inganno. Questo espediente facilita la diffusione del farmaco nel circolo sanguigno, il suo passaggio ai tessuti e il suo ingresso nelle cellule tumorali, le quali, “golose” della proteina e ignare del suo contenuto nascosto, lo inglobano in grande quantità, segnando in tal modo il proprio destino.

Il Nab-paclitaxel è già utilizzato in Italia e in Europa contro le forme più avanzate di tumore al seno che non abbiano risposto ad altre cure e da qualche mese, negli Stati Uniti, anche contro il tumore del polmone non a piccole cellule in associazione al cis-platino. Ad oggi sono in corso studi per valutarne l’efficacia anche nei confronti del melanoma, del carcinoma ovarico e del tumore al seno triplo negativo.

“Ai ricercatori che ogni giorno si impegnano per trovare nuove cure va tutta la nostra gratitudine, ai medici impegnati nelle sperimentazioni e ai malati il nostro costante pensiero,ai politici ed al sistema burocratico la nostra richiesta unanime di dare al tempo il valore della vita che merita- conclude la responsabile regionale della sanità del PSI- – Auspico che non si verifichi ancora che dopo lunghi anni di attesa per una cura, tutto si rallenti nelle mani di una inutile e dannosa burocrazia. Ai malati ed alle loro famiglie auguro che il farmaco possa alleviare la sofferenza e garantire una vita più lunga”.

admin | 02.14.15 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |

Una Proteina per sconfiggere l’infiammazione che alimenta il cancro

L’infiammazione è uno dei sette pilastri su cui un tumore cresce e si sviluppa: ora hanno trovato il modo per tentare di demolirlo. Il «piccone» è una proteina prodotta da un gene che si chiama Ptx3, l’ha scoperta Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano e docente di Humanitas University, una ventina di anni fa e adesso è diventata un farmaco tutto da sperimentare, ma che offre interessanti prospettive nella cura di certe neoplasie (del colon, per esempio, o della pelle o i sarcomi) come l’immunologo milanese, fra i più quotati al mondo, ha appena riferito sulla rivista «Cell».

Sette pilastri

Un passo indietro: i sei fattori che favoriscono la crescita di un tumore riguardano, complessivamente, l’abilità delle cellule tumorali di crescere senza controllo, la loro immortalità e la capacità di produrre nuovi vasi sanguigni che le alimentano. E per combattere queste aberrazioni si sono studiati molti farmaci, oggi in uso, capaci di aiutare i malati e di farli sopravvivere alla loro malattia. Con buoni risultati. L’infiammazione è il settimo e consiste in una reazione anomala del sistema immunitario che impazzisce: normalmente questo sistema deve annientare i nemici dell’organismo (comprese le cellule tumorali), ma qualche volta finisce per aiutarli.

«Esiste un gene capace di “spegnere” il cancro – spiega Mantovani – tenendo sotto controllo l’infiammazione. Si chiama Ptx3 e produce una proteina con capacità anti-infiammatorie. In certi tumori non funziona e allora si instaura l’infiammazione». Infiammazione che, appunto, favorisce la crescita del tumore. Ecco perché si sta pensando di somministrare questa proteina come farmaco in modo da controllare l’infiammazione e aiutare l’organismo a reagire alla neoplasia. La sperimentazione sui pazienti partirà a breve e lo studio è finanziato dall’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

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