- E se l’intervento preventivo non fosse piu’ necessario??

(ANSA) – ROMA, 10 SET – Il motivo ‘genetico’ per cui Angelina Jolie ha preferito farsi asportare le mammelle e poi le ovaie, come si sa, è stata la paura del cancro. La Jolie infatti aveva una mutazione ereditaria a carico del gene Brca1 che aumenta il rischio di tumori al seno e all’ovaio. Ma ora si stanno aprendo nuove prospettive che permettono un ruolo molto più attivo e un vero ‘ribaltamento della situazione’, hanno evidenziato gli esperti riuniti oggi al congresso internazionale sul tumore del seno, in corso a Padova, organizzato dall’Accademia Nazionale di Medicina (Accmed): Le persone portatrici di una mutazione dei geni Brca1 o Brca2 hanno un rischio molto elevato di sviluppare un carcinoma mammario (sino al 70-80%) o carcinoma all’ovaio (sino al 40%).

“Si sta cominciando a capire – spiega Pierfranco Conte – che le mutazioni del gene Brca1 e 2 possono anche permettere terapie specifiche, molto mirate ed efficaci, nel caso la malattia si presenti comunque. E così il temuto gene Brca mutato, da spauracchio diventa un’occasione per una terapia più efficace”.

A promettere questo ribaltamento della situazione è uno studio condotto presso l’istituto Oncologico Veneto di Padova su 400 pazienti e prossimo alla conclusione.(ANSA).

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- I betabloccanti aumentano la sopravvivenza

(AGI) – Washington, 24 ago. – Le pazienti affette da cancro ovarico, sottoposte a chemioterapia, potrebbero trarre beneficio dai beta-bloccanti. Uno studio della University of Texas, pubblicato sulla rivista Cancer, ha scoperto che i beta-bloccanti potrebbero allungare la vita delle pazienti fino a 4 anni. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato 1.400 cartelle cliniche di donne con tumore alle ovaie risalenti a 10 anni fa. Ebbene, coloro che non hanno assunto anche i beta-bloccanti sono sopravvissute in media per tre anni e sei mesi. Quelle che invece hanno assunto un qualsiasi farmaco beta-bloccante sono sopravvissute per una media di quattro anni, aggiungendo quindi sei mesi in piu’ di vita. Ma le pazienti che hanno assunto un tipo di beta-bloccante non selettivo, cioe’ capace di bloccare tutti gli ormoni dello stress, sono sopravvissute per una media di 7 anni e 11 mesi, guadagnando quindi ben 4 anni e mezzo in piu’ di vita. Secondo i ricercatori, i beta-bloccanti – assunti comunemente per affrontare lo stress, abbassare la pressione sanguigna e gestire i problemi al cuore – possono agire anche come un potente farmaco anti-cancro. I risultati dello studio confermerebbero che gli ormoni dello stress accelerano la crescita e la diffusione del tumori e l’utilizzo di farmaci anti-stress, come i beta-bloccanti, potrebbero contribuire a combattere la malattia.

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