TESARO, NEL 2017 UN NUOVO FARMACO PER IL TUMORE OVARICO

La sede italiana sarà a Roma ed in Svizzera il quartier generale europeo. Parliamo della #biotech statunitense Tesaro, nata pochi anni fa ma, grazie ad una strategia di drug licensing, ovvero di molecole prese in licenza da altre company, ha diversi #Farmaci in varie fasi della sperimentazione clinica, fino alla registrazione. In una fase di espansione internazionale, l’azienda è ora approdata in Europa, pronta a lanciare nuovi farmaci sul mercato. Il target di riferimento è principalmente oncologico.

Nel 2017 pronti al lancio di due nuovi farmaci sul mercato

Il primo si chiama Rolapitant, un inibitore dei recettori della neurochinina 1 (NK-1).

Il secondo farmaco è il Niparib, un inibitore di PARP (Poli ADP-ribosio polimerasi) inizialmente sviluppato dalla Merck & Co., che sta ultimando gli studi clinici di fase III. L’indicazione è il cancro ovarico e alla mammella con delle specifiche mutazioni, quindi refrattario ad altre terapie. Nella sperimentazione clinica, questo farmaco ha dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la sopravvivenzadei pazienti senza progressione della malattia (21 mesi verso 5,5 mesi nel gruppo placebo). I risultati sono stati presentati quest’anno al Congresso ESMO di Copenhaghen e pubblicati sulla rivista di medicina New England Journal.

Niparib viene inoltre studiato in combinazione con altri farmaci (bevacizumab, pembrolizumab, ecc.). La novità principale rappresentata da questo farmaco è che risulta efficace sia nei tumori con specifiche mutazioni (BRCA 1) che nelle forme tumorali senza mutazioni. Questo vuol dire che, se approvato, questo farmaco potrà trovare utile applicazione in un numero esteso di casi.inina (Sostanza P), attivano il meccanismo della nauseae del vomito nei pazienti oncologici, in terapia con chemioterapici. Questo farmaco impedisce alla Sostanza P di legarsi ai recettori NK-1 prevenendo così nausea e vomito, una condizione che si verifica fino al 90% dei pazienti in terapia con alcuni chemioterapici, causando una condizione di debilitazione fisica in soggetti già messi a dura prova a causa del tumore. Il farmaco è stato acquisito nel 2010 dalla Opko Health, per un valore complessivo di 121 milioni di dollari.

Una pipeline piuttosto estesa

Termine originariamente usato in campo informatico ed elettronico, ad indicare un manufatto composto da molti elementi (flusso di dati o di segnali), nell’industria farmaceutica con “pipeline” si indica l’elenco dei farmaci che un’azienda ha in sperimentazione clinica e in fase preclinica, e che potrebbero arrivare sul mercato. Oltre questi due farmaci, Tesaro ha nella sua pipeline numerosi altri farmaci, sempre in ambito oncologico.

Dalla sua fondazione, in sei anni ha infatti acquisito i diritti per lo sviluppo e la commercializzazione di una serie di molecole ed ha completato 15 studi clinici. Tra i farmaci in sperimentazione ci sono anticorpi monoclonali attivi in ambito immuno-oncologico, ad azione su PD-1, TIM-3 e LAG-3. E’ quanto ha sostenuto con orgoglio Roberto Florenzano, vice presidente e general manager di Tesoro Italia.

Questo giorni Tesaro fa la sua prima “uscita” ufficiale nel nostro Paese, l’occasione è data dal Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), evento in programma a Roma dal 28 al 30 ottobre. #salute

admin | 11.05.16 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

INDIVIDUATO L’ENZINA RESPONSABILE DEL TUMORE OVARICO

Il giovane ricercatore palermitano Fabrizio Miranda ha scoperto, insieme a un valido team, la presenza di un enzima (SIK2) che consente la sopravvivenza delle cellule cancerose del carcinoma ovarico. Una scoperta fondamentale che rende il SIK2 un bersaglio importante per sconfiggere il cancro mediante l’uso di inibitori che sono attualmente in fase di sperimentazione. «Abbiamo scoperto che il carcinoma ovarico può proliferare solo in presenza di un enzima, chiamato SIK2 – ha spiegato Miranda – che ha il ruolo di ‘bruciare’ il grasso per produrre l’energia necessaria alle cellule cancerose per sopravvivere. Una serie di esperimenti ha confermato che SIK2 non solo ha un ruolo nello sviluppo del tumore primario ma, soprattutto, nello sviluppo di metastasi all’omento dove questo carcinoma diventa molto più letale».

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Cancer Cell, è il frutto della ricerca condotta dal team del professore Ahmed Ashour Ahmed alla Oxford University, e descrive un nuovo meccanismo metastatico del carcinoma ovarico. Del team ha fatto parte anche Miranda durante 5 anni di studi svolto nella prestigiosa università inglese. Dopo aver frequentato ed essersi laureato all’Università degli studi di Palermo, il giovane ricercatore palermitano ha conseguito il suo dottorato di ricerca in seguito a un biennio svolto a Philadelphia negli Stati Uniti e svariati anni di lavoro ed esperienza sul campo medico, biologico e chimico in Inghilterra. «Non c’è una ragione particolare che mi ha spinto a intraprendere questo tipo di formazione ma, credo, che il merito vada ai miei insegnanti del liceo – ha raccontato -. Nonostante gli studi classici, sono riusciti a trasmettermi una passione per la matematica, la fisica e la biologia. La decisione di iscrivermi poi in Scienze Biologiche è stata del tutto istintiva. Mi piaceva tutto e avrei studiato indistintamente Biologia marina, Biologia animale o Biochimica, ma alla fine mi sono specializzato in Biologia molecolare».

Durante il lungo periodo di studio, di specializzazione e ricerca Fabrizio, per approfondire e accrescere il suo bagaglio di conoscenze, cambia più volte città, ormai dedito alla scienza e concentrato su progetti e programmi futuri, trovando talvolta ostacoli. «Ho svolto due periodi di ricerca a Londra: subito dopo la laurea triennale (tre mesi) e durante la tesi di laurea specialistica (un anno) – ha proseguito -. Queste due esperienze mi hanno insegnato cosa fosse realmente la ricerca pertanto, durante il dottorato svolto all’Università di Palermo, decisi di trascorrere quasi due anni a Philadelphia negli USA, un posto incredibile dove la parola ‘impossibile’ non esiste».

Una volta concluso il dottorato, proprio l’esperienza negli USA ha aperto a Fabrizio le porte della prestigiosa Università di Oxford dove ha lavorato come ricercatore. «Al di la della spinosa questione dei finanziamenti alla ricerca, direi che le maggiori differenze che ho notato sono le collaborazioni: i ricercatori in Inghilterra sono motivati e supportati nello sviluppo di collaborazioni inter e soprattutto intra ateneo. In Sicilia non c’è collaborazione o comunicazione e ognuno pensa a se stesso». E poi la mobilità: «La maggior parte dei ricercatori con cui ho collaborato o lavorato in UK non erano inglesi, ma provenienti dal resto d’Europa, Cina, India e USA. In UK si investe molto sull’attrazione di talenti stranieri, su borse di studio con prospettive di rientro in patria. In Sicilia, invece, noto che molti ragazzi tendono a considerare un’esperienza all’estero di qualche mese o al massimo un anno sufficiente, ma non lo è. Questi ragazzi non maturano una forma mentis internazionale che sarebbe necessaria per un ricambio generazionale e di mentalità. Al contrario chi rimane all’estero per più tempo tende a non rientrare. Questo è un enorme spreco di talento e risorse».

Tornando alla ricerca svolta in Inghilterra, Fabrizio ha sottolineato l’importanza dei risultati raggiunti dal team nella cura del carcinoma ovarico: «Le cellule cancerose si diffondono di solito nell’omento, uno strato di tessuto adiposo della cavità addominale. La causa maggiore di decessi per carcinoma ovarico è dovuta a malnutrizione in seguito all’ostruzione dell’intestino da parte delle metastasi tumorali. L’omento è ricco di adipociti (cellule grasse) e gli acidi grassi prodotti da queste cellule promuovono la crescita del tumore. Questo – ha concluso – rende SIK2 un bersaglio importante per futuri trattamenti mediante l’uso di inibitori che sono attualmente in fase di sperimentazione».

admin | 11.05.16 | Senza categoria, , , , | No Comments |