LE STATINE PER SCONFIGGERE IL TUMORE OVARICO

Le statine sono farmaci ben noti e utilizzati da milioni di persone in Italia e nel mondo per ridurre i livelli di colesterolo e prevenire danni cardio-cerebro-vascolari causati dall’aterosclerosi nelle persone a rischio o nei pazienti che hanno già avuto problemi quali infarto e ictus. Ora, uno studio britannico ipotizza che possano essere efficaci nella cura del temibile e spesso letale tumore dell’ovaio.La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports e condotta per ora solo su cavie di laboratorio, appare interessante perché apre una prospettiva di terapia nuova (ed economica, visto il basso costo di questi farmaci) per una patologia difficile da trattare come il carcinoma ovarico.Inoltre il trattamento pare funzionare soltanto se abbinato ad una determinate dieta.
Un solo tipo di statina pare funzionare
«In passato alcuni studi retrospettivi e preclinici avevano già ipotizzato che le statine potessero esser efficaci nella cura del cancro – commenta Nicoletta Colombo, direttore del Programma Ginecologia Oncologica all’Istituto Europeo Oncologia di Milano e docente al Dipartimento Medicina e Chirurgia all’Università Milano-Bicocca -. Tuttavia nessuno studio clinico prospettico (condotto quindi su persone e non su cavie, ndr) ha confermato questa ipotesi. Gli autori avevano già dimostrato che non tutte le statine sono uguali per questo scopo e che solo un certo tipo di statina idrofobica e con una lunga emivita può essere efficace: questa statina si chiama pitavastatina e non è mai stata testata in clinica contro alcuna forma di neoplasia».Nella loro indagine, i ricercatori della Keele University di Newcastle guidati da Alan Richardson, hanno sperimentato la pitavastatina in cavie trapiantate con tumori ovarici e hanno osservato che il farmaco causa la regressione del tumore se i topi venivano mantenuti con una dieta senza geranilgeraniolo.
Importante controllare la dieta
«Il bersaglio della pitavastatina (un enzima chiamato HMGCR) è sovraespresso, cioè presente in maniera eccessiva, nel carcinoma ovarico – spiega Colombo – per questo il farmaco potrebbe essere utile. D’altro canto è stato dimostrato che l’efficacia della pitavastatina viene bloccata da sostanze quali geranilgeraniolo e mevalonato, che si trovano in alcuni alimenti (olio di semi di girasole e alcuni tipi di riso). Quindi l’ipotesi è che se si assumono questi cibi, l’effetto della statina viene a mancare. Infatti, le conclusioni dello studio britannico confermano questa tesi: aggiungendo geranilgeraniolo alla dieta delle cavie, la pitavastatina non era più in grado di ridurre il tumore. Questo significa che in futuri studi sull’uomo con questo farmaco è importante controllare la dieta dei pazienti per evitare risultati negativi». (continua…)

admin | 08.04.17 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- IEO: un test gratuito su 115 mutazione genetiche del CO

Un nuovo test in grado di mappare il rischio genetico, studiando simultaneamente 115 mutazioni genetiche ereditarie di ogni tipo, e l’iniziativa di offrirlo gratuitamente per un anno a tutte le pazienti Ieo con tumore ovarico: con questo programma esordisce il nuovo laboratorio di Genomica Clinica dell’istituto europeo di Oncologia. Lo ha annunciato oggi il direttore scientifico dell’istituto, Roberto Orecchia.
“Tra i vantaggi – spiega Piergiuseppe Pelicci, direttore della ricerca Ieo – identificare meglio il rischio individuale, attivare percorsi di protezione personalizzati, riuscire a identificare un maggior numero tumori ereditari; cercare più farmaci molecolari preventivi che li contrastino”.

admin | 04.22.17 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

CHEMIOTERAPIA INTRAPERITONEALE PIU’ EFFICACE

NELLE donne operate di tumore dell’ovaio, la chemioterapia somministrata non solo per via endovenosa, ma anche direttamente nell’addome, consente di controllare meglio la malattia. A rivelarlo i risultati iniziali di uno studio di fase II presentato al congresso ASCO di Chicago, che ha interessato 275 donne con carcinoma ovarico in stadio IIB-IV, trattate con chemioterapia prima dell’intervento chirurgico e in seguito sottoposte a intervento di rimozione del tumore. Dopo l’intervento, 200 di loro sono state assegnate al trattamento con chemioterapia tradizionale per via endovenosa o al regime per via endovenosa e intraperitoneale. La maggior parte delle pazienti incluse nello studio presentavano una diffusione del tumore all’interno della cavità peritoneale (stadio IIIC). A distanza di 9 mesi, il 42,2% delle donne trattate con chemioterapia endovenosa presentava un peggioramento della malattia, contro appena il 23,3% del gruppo trattato con la doppia somministrazione, endovenosa e intraperitoneale. Un dato questo con un importante impatto sulla sopravvivenza: le donne trattate con chemioterapia intra-addominale hanno presentato una sopravvivenza complessiva di 59,3 mesi, contro i 38,1 mesi del gruppo trattato in maniera tradizionale, cioè per via endovenosa.

I precedenti. Alcuni studi condotti in precedenza avevano suggerito che determinati tipi di carcinoma dell’ovaio sono più sensibili di altri alla chemioterapia. L’idea dei ricercatori canadesi è dunque adesso quella di analizzare i campioni di tessuto tumorale raccolti durante questo studio per valutare quali caratteristiche biologiche si associno ad una migliore risposta alla chemioterapia per via intra-addominale. Questo consentirà di selezionare le pazienti con le migliori chance di risposta a questo nuovo approccio. “Già da questi primi risultati – afferma l’autrice dello studio, Helen Mackay, Sunnybrook Odette Cancer Center, Toronto (Canada) – possiamo vedere che le donne trattate con la chemioterapia per via intraperitoneale  hanno risultati migliori senza un aumento di tossicità”. (continua…)

admin | 06.05.16 | Senza categoria, , , , , | 2 Comments |

- nuovo metodo rilevazione mutazioni BRCA1 e BRCA2- in 2 settimane

La Genoma SA (Svizzera) ha messo a punto un test genetico, Serenity, per l’identificazione delle mutazioni dei geni BRCA1 e 2. Il DNA raccolto tramite campione buccale, viene analizzato nei laboratori di Genoma, con tecnologia NGS. Risultato in due settimane. Costo: circa 520 euro.  Per informazioni

www.genoma.com

numero verde 800 185 462

admin | 05.12.16 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Obiettivo metastasi. Macitentan

È un insieme di segnali nelle cellule tumorali a dare il via alla corsa delle cellule stesse verso l’invasione dei tessuti che le circondano. Un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare che spiega come l’endotelina promuove la formazione delle metastasi. Lo studio condotto da Laura Rosanò, pubblicato sulla rivista Oncogene, ha messo in luce il ruolo dell’endotelina e della proteina adattatrice beta-arrestina nell’attivare un membro della famiglia delle Rho GTPasi, RhoC, nel processo di invasione del carcinoma ovarico.

Per migrare da un tumore primario, una cellula tumorale deve cambiare forma e riuscire a penetrare il tessuto connettivo circostante, conosciuto come matrice extra-cellulare. Fa tutto questo grazie a delle protrusioni, chiamate invadopodi, che rilasciano enzimi in grado di causare una degradazione della matrice che circonda il tumore.

Queste protrusioni sono guidate da filamenti di actina, che costituiscono una sorta di scheletro in grado di mantenere la struttura cellulare. Il team di ricercatori ha ora scoperto che la proteina RhoC regola l’actina in seguito all’attivazione del recettore dell’endotelina, permettendo alle cellule tumorali di invadere. Lo studio è stato finanziato da AIRC -  Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. (continua…)

admin | 12.10.15 | Senza categoria, , , , , | 3 Comments |

- Il prunus contro i tumori. A maggio disponibile un integratore

I molisani conoscono da generazioni le proprietà benefiche delle sue foglie e dei suoi frutti dal colore blu, tanto da utilizzarli per farci un liquore, il trignolino, o in aggiunta al tabacco della pipa. Ora però, per la prima volta, uno studio scientifico condotto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) dimostra che il Prunus spinosa trigno – un arbusto spinoso che cresce in particolare proprio in Molise, nelle aree più incontaminate della Regione – ha un importante effetto antitumorale: il suo estratto, addizionato con una particolare miscela di aminoacidi, si è infatti dimostrato in grado di uccidere il 70-78% delle cellule tumorali utilizzate per i test in vitro e di inibirne la proliferazione.

A illustrare le potenzialità della ‘pianta molisana’ è la ricercatrice Iss Stefania Meschini, autrice dello studio in via di pubblicazione su riviste scientifiche, in occasione del IV Congresso internazionale di Medicina biointegrata : ”Il prunus – spiega – è ricco di antiossidanti e può contrastare la capacità di proliferazione delle cellule tumorali. Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l’estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l’estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell’arco di 24 ore”. Il passo successivo, sottolinea la ricercatrice, ‘’sarà passare alla fase dei test su animali, con l’obiettivo di arrivare, nell’arco di qualche anno, alla produzione di un nuovo farmaco antitumorale”.

L’Iss, insieme all’azienda produttrice del composto, annuncia Meschini, ”ha depositato il brevetto delle miscela Prunus-Can, e per questo la formulazione potrà essere disponibile a breve come integratore a supporto delle terapie chemioterapiche”. L’estratto miscelato di Prunus, sottolinea il presidente della Società italiana di medicina biointegrata (Simeb) Franco Mastrodonato, ‘’sarà ulteriormente testato dal’Iss nella formulazione di integratore e sarà disponibile, in vendita nelle farmacie su indicazione medica, da maggio-giugno. Ciò è reso possibile sulla base dei test che hanno confermato la non tossicità del composto e previa la registrazione già avvenuta del composto stesso presso il ministero della Salute”. Inoltre, ”per motivi etici – precisa l’esperto – abbiamo ottenuto che il prezzo a confezione sia assolutamente accessibile, intorno ai 20 euro, rispetto ad un costo inizialmente stimato come molto più elevato”. In occasione dell’Expo di Milano, poi, ”lo studio sulle potenzialità del Prunus spinosa trigno – annuncia Mastrodonato – sarà presentato, il 25 giugno, alla comunità scientifica internazionale, nell’ambito di un convegno sulle terapie oncologiche integrate”.

admin | 04.21.15 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

PANKOMAB-GEX: Immunoterapia all’Istituto Nazionale dei Tumori

Presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e’ possibile accedere, sulla base di predeterminati parametri clinici,  ad un trial con un nuovo immunoterapico, il PankoMab-Gex,  della azienda Farmaceutica Tedesca Glycotope GMbH e  che si ritiene possa essere attivo contro le cellule tumorali, riconoscendo e legandosi ad una specifica molecola, TA-MUC1, presente sulla loro superficie ed inducendo una reazione del sistema immunitario, il   sistema di difesa del corpo umano contro le infezioni e le sostanze estranee. Questo immunoterapico dovrebbe tuttavia funzionare solo nelle pazienti le cui cellule tumorali TA-MUC1, per cui e’ necessario svolgere dei test di verifica.

La sperimentazione in doppio cieco-placebo e’ in fase di recruiting (ancora aperta)

Per ulteriori informazioni, e per capire chi puo’ accedere:

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01899599?term=pankomab+gex&rank=2

admin | 10.03.14 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- I VACCINI: UNA SVOLTA STORICA?

Vaccini anti-cancro: vicini ad una rivoluzione?

Un lavoro pubblicato su Journal of Experimental Medicine apre la strada ad una nuova generazione di vaccini anti-cancro. Le mutazioni che si verificano durante la divisione delle cellule tumorali, rendono il cancro ‘visibile’ al sistema immunitario. In un modo diverso però rispetto a quanto ritenuto finora.

23 SET - Man mano che le cellule tumorali si dividono, ‘accumulano’ al loro interno degli errori casuali, cioè mutazioni del loro DNA. Questo fa sì che vengano prodotte nuove proteine, alcune delle quali riconosciute come nemiche da parte dei linfociti T, che dunque le attaccano, eliminando così le cellule tumorali. Un gruppo di ricercatori americani, autori di un lavoro pubblicato su Journal of Experimental Medicine, ritengono di aver trovato l’ago nel pagliaio degli antigeni tumorali, una scoperta che potrebbe portare ad una nuova generazione di vaccini anti-cancro.

Le conoscenze attuali permettono infatti di individuare quali sono le sequenze proteiche capaci di indurre l’attacco dei linfociti T, dei possibili nuovi bersagli (neoepitopi); alcuni di questi potrebbero essere utilizzati come vaccini in grado di scatenare una risposta delle cellule immunitario, in grado di portare a distruzione le cellule tumorali.

L’unico problema, non da poco, è che il repertorio mutazionale dei tumori genera centinaia di neoepitopi, ma solo alcuni di questi avrebbero la potenzialità di scatenare l’attacco dei linfociti T, cioè di rendere il tumore immunogeno. In passato, si è cercato di individuarli, sulla base di quanto le singole proteine mutate venissero ‘riconosciute’ dal sistema immunitario.

Gli autori del lavoro appena pubblicato ritengono tuttavia che questo criterio non è del tutto valido. I risultati del loro studio dimostrano infatti che ancora più importante è come appare ai linfociti T il ‘gradiente’ tra cellula normale e cellula tumorale. Una specie di gioco di ‘trova le differenze’, nel quale il confronto tra il normale e l’alieno diventa l’elemento cardine.

Le bacchette da rabdomante messe a punto dai ricercatori americani per individuare in mezzo alla moltitudine di neoepitopi, quelli potenzialmente utili alla costruzione di un vaccino sono due: l’indice agretopico differenziale (l’agretopo è la porzione dell’antigene che interagisce con le molecole del complesso maggiore di istocompatibilità, MHC) e la stabilità conformazionale dell’interazione peptide-MCH I (complesso maggiore di istocompatibilità di classe I).

Questi strumenti sarebbero in grado di individuare i neoepitopi mutati in maniera tale da creare nuovi punti di ancoraggio per le proteine del complesso maggiore di istocompabilità. I neoepitopi individuati utilizzando questi strumenti sarebbero in grado di scatenare l’immunità CD8-dipendente.
Un concetto questo da affinare e perfezionare, ma che potrebbe rivoluzionare completamente i futuri tentativi di mettere a punto un vaccino anti-cancro.

FONTE: QUOTIDIANOSANITA.IT

admin | 09.24.14 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- CREATA UNA SUPER PROTEINA CHE BLOCCA LE METASTASI

UNA ’super proteina’ che può bloccare all’origine il processo che permette a un tumore di entrare nel sangue per invadere altri organi del corpo, dando origine a delle metastasi. E’ stata sperimentata dall’Università di Stanford sui topi, nell’ambito di uno studio pubblicato suNature Chemical Biology. Si tratta di una proteina ingegnerizzata, versione modificata della proteina naturale Axl, che funziona come una specie di ‘esca avvelenata’. Agganciandosi a un’altra proteina denominata Gas6, le impedisce di innescare il meccanismo attraverso il quale la neoplasia può viaggiare da un tessuto all’altro. Somministrata per via intravenosa in cavie da laboratorio con tumori mammari e ovarici, la nuova proteina ha ridotto le metastasi rispettivamente del 78% e del 90% rispetto al gruppo di roditori controllo, non trattati con la sostanza. Un risultato incoraggiante che potrebbe portare in futuro a nuove cure.

Lo studio. “E’ una terapia molto promettente che dagli studi preclinici sembra efficace e non tossica. Potrebbe aprire a un nuovo approccio al trattamento del cancro”, spiega Amato J. Giaccia, uno degli autori. “La maggior parte dei pazienti che muoiono per un cancro sono colpiti da forme metastatiche della malattia”, sottolinea Jennifer Cochran del team di ricerca. Per cercare di rallentare o bloccare le metastasi oggi si utilizza infatti la chemioterapia, che non sempre funziona e in più è gravata da pesanti effetti collaterali.

L’esca che blocca la metastasi. Gli scienziati di Stanford hanno tentato un’altra via: cercare di impedire l’interazione fra le due proteine (Axl che si trova sulle cellule tumorali e la sua controparte circolante Gas6), che scatena la diffusione del tumore dando origine a metastasi. Quando infatti due Gas6 si agganciano a due Axl, si genera un segnale che permette al cancro di viaggiare da un organo o da un tessuto a un altro attraverso il sangue. I ricercatori hanno prodotto in laboratorio una versione alterata di Axl, che proprio come un’esca ‘pesca’ Gas6 nel circolo sanguigno e gli impedisce di legare e attivare le proteine Axl presenti come setole sulla superficie delle cellule malate.

La sperimentazione non si ferma. La ’super proteina’ è già avviata allo sviluppo industriale grazie a Ruga Corporation, start-up biotech di Palo Alto in California, di cui Giaccia e Cochran sono consulenti scientifici. La società ha preso in licenza la proteina ingegnerizzata e procederà a ulteriori test preclinici per verificare se la sua somministrazione possa essere sicura e potenzialmente efficace anche nell’uomo.

La ricerca italiana sul tumore al seno. Una scoperta che segue di poco quella fatta da un gruppo di studiosi italiani, ma che riguarda il cancro al seno.  I ricercatori dell‘Istituto nazionale tumori di Milano hanno individuato un nuovo meccanismo responsabile delle metastasi nel tumore del seno. Alla base del processo c’è l’osteopontina, un’insospettabile proteina, normalmente presente al di fuori delle cellule e coinvolta nella regolazione di diversi processi fisiologici.

admin | 09.22.14 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Presto un nuovo trattamento mirato per il tumore ovarico

I ricercatori del Women & Infants Hospital di Rhode Island (USA) hanno sviluppato un farmaco biologico che impedirebbe la produzione di una proteina conosciuta per essere in grado di consentire alle cellule tumorali ovariche di crescere in modo aggressivo rimanendo resistenti alla chemioterapia .Tale scoperta potra’ migliorare la qualita’ delle terapie e la sopravvivenza per alcune donne . Questa incredibile scoperta  potrebbe significare la differenza tra la vita o la morte per le donne malate di tumore ovarico .
Il lavoro che esce dal laboratorio terapeutico molecolare diretto da Richard G. Moore , MD , dal titolo ” HE4 ( WFDC2 ) la iperespressione del gene favorisce la crescita del tumore ovarico ” è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Scientific Report del gruppo editoriale Nature .
“Sapevamo che la proteina HE4  è presente nelle donne che hanno il cancro ovarico “, dice Moore , autore dell’algoritmo ROMA  per determinare se una massa pelvica è cancerogena sulla base dei livelli di HE4 e di un’altra proteina . « Quello che nessuno sapeva e’ perché la proteina si trova li’ o che cosa laq attiva . “
Il gene WFCD2 produce un ” RNA messaggero ” che codifica per la proteina HE4 , non solo impartendo un’aggressività al tumore , consentendogli di crescere rapidamente , ma anche trasmettendogli una resistenza ai farmaci chemioterapici utilizzati per trattare il tumore .
” Essa svolge un ruolo nel consentire al tumore di crescere senza restrizioni “, dice Moore . “Abbiamo determinato che HE4 gioca un ruolo fondamentale nel permettere alle cellule ovariche di diventare cellule tumorali, dando loro la possibilità di crescere e resisterealla chemio . “
Una volta identificata la funzione della proteina , il gruppo di ricercatori di Moore e’ stato in grado di progettare un farmaco biologico che può impedire al gene RNA messaggero la creazione di  HE4 . Il nuovo farmaco biologico a è stato testato in modelli cellulari ed animali , ed i risultati sono che il tumore non cresce aggressivamente e risponde alla chemioterapia .
“Vorremmo dare a questo farmaco biologico – che ha effetti collaterali minimi – a qualsiasi pazienteche produca HE4 (rilevabile da un comune esame del sangue) , ” dice Moore, aggiungendo che gli oncologi hanno riconosciuto che le donne con alti livelli di HE4 rispondono meno alle chemioterapie e i loro tassi di sopravvivenza sono inferiori .
Moore e il suo team continueranno a testare il farmaco biologico ,e si stanno preparando per la sperimentazione clinica sugli essere umani.
“Questa è una  scoperta incredibile e potrebbe significare la differenza tra la vita o la morte per una parte delle donne con cancro ovarico “, spiega Maureen G. Phipps , MD, MPH , direttore di ostetricia e ginecologia . ” La ricerca del Dott. Moore è innovativa nel settore del cancro ovarico , e tutto cio’ sta accadendo  nel suo laboratorio nel Knowledge district  di Provicence (USA) “.

pubblicazione: http://www.nature.com/srep/2014/140106/srep03574/full/srep03574.html

admin | 02.28.14 | Senza categoria, , , , | No Comments |