- un nuovo farmaco antitumorale, 49 volte piu’ efficace del cisplatino

I test hanno dimostrato che un nuovo farmaco antitumorale, il  FY26, è 49 volte più potente del  Cisplatino attualmente utilizzato.
Il nuovo composto sviluppato da ricercatori dell’Università di Warwick , Dipartimento di Chimica e l’Unità di Ricerca sul cancro di Warwick , FY26 è in grado di arrestare la cellula tumorale, sfruttando le debolezze inerenti alla loro produzione di energia.
I ricercatori sostengono che il farmaco potrebbe essere più economico da produrre, meno dannose alle cellule sane rispetto ai trattamenti esistenti e ha dimostrato di essere attivo contro le cellule tumorali che sono diventati resistenti ai farmaci a base di platino.
Gli esperimenti condotti dal Wellcome Trust Sanger Institute che comprendono 809 linee di cellule cancerose hanno scoperto che FY26 è 49 volte più potente del cisplatino. Risultati simili sono stati ottenuti dal National Cancer Institute USA in test condotti su 60 linee cellulari.
Il nuove farmaco agisce costringendo le cellule tumorali ad  utilizzare i loro mitocondri,  per generare l’energia necessaria per funzionare. Mentre le cellule sane utilizzano mitocondri per produrre energia, le cellule tumorali contengono mitocondri difettosi che non sono in grado di sostenere il fabbisogno energetico della cellula.
In assenza di FY26, le cellule tumorali passano dall’utilizzo loro mitocondri difettosi all’utilizzo della attività metabolica nel loro citoplasma per produrre energia. Interrompendo questo interruttore di fonte energetica , il farmaco provoca la morte della cellula tumorale.
Il professor Sadler ha spiegato che:
“I farmaci a base di platino sono utilizzati in quasi il 50% di tutti i regimi chemioterapici ed esercitano la loro attività danneggiando il DNA e non possono scegliere tra le cellule cancerose e non cancerose. Questo può portare a una vasta gamma di effetti indesiderati come insufficienza renale,  neurotossicità, ototossicità, nausea e vomito.
La ricerca potrebbe anche portare a miglioramenti sostanziali nel tasso di sopravvivenza del cancro, suggerisce il co-ricercatore Dr Isolda Romero-Canelon:
“E ‘chiaro che una nuova generazione di farmaci è necessaria per salvare più vite e le nostre ricerche potrebbero essere un modo molto efficace per sconfiggere le cellule cancerose”.
La ricerca, sostenuta dal Consiglio europeo della ricerca è pubblicata da PNAS.

A seguito dei risultati dei test di successo i ricercatori hanno ottenuto una borsa di Wellcome Trust Pathfinder per iniziare lo sviluppo preclinico del farmaco

fonte: www.sciencedaily.com/releases/2015/07/150707092414.htm

admin | 07.08.15 | Senza categoria, , , , | No Comments |

SCOPERTA SULLE CELLULE MESOTELIALI, NON COSI PASSIVE

Le cellule mesoteliali ‘attirano’ le metastasi di cancro dell’ovaio

Uno studio pubblicato su Journal of Clinical Investigation rivela che le cellule mesoteliali hanno un ruolo attivo nell’attirare le metastasi di cancro dell’ovaio ed apre la strada a nuove terapie. Tra le donne con cancro dell’ovaio, meno di una su cinque sopravvive a cinque anni dalla diagnosi, a causa dell’invasività di questo tumore che si diffonde rapidamente agli organi addominali ricoperti di mesotelio

13 SET - La carcinosi peritoneale è una tristemente nota evoluzione del cancro dell’ovaio. Fino ad oggi si riteneva che le cellule mesoteliali, che rivestono gli organi della cavità addominale, fossero solo vittime ‘passive’ dei processi di metastatizzazione .
Uno studio americano, appena pubblicato su Journal of Clinical Investigation, getta invece nuova luce sul ruolo delle cellule mesoteliali nella diffusione del cancro dell’ovaio.

Ernst Lengyele colleghi dell’Università di Chicago, utilizzando colture cellulari tridimensionali, hanno scoperto che le cellule mesoteliali umane secernono fibronectina, in presenza di cellule tumorali ovariche. Andando inoltre a studiare lo stroma tumorale di un centinaio di metastasi omentali, i ricercatori hanno evidenziato che la fibronectina risultava sempre iperepressa in queste pazienti.
La fibronectina insomma ‘attira’ le cellule del tumore dell’ovaio e ne facilita l’adesione agli organi ricoperti di cellule mesoteliali.

Bloccando la produzione di fibronectina nelle cellule mesoteliali, in vitro e in modelli sperimentali animali, sia geneticamente, che attraverso frammenti di RNA interferenti (siRNA, un meccanismo epigenetico attraverso il quale frammenti di RNA sono in grado di spegnere l’espressione di alcuni geni), gli autori dello studio hanno dimostrato che è possibile ridurre l’adesione, l’invasione, la proliferazione e la metastatizzazione delle cellule di carcinoma ovarico.

Gli stessi ricercatori hanno anche dimostrato che le cellule di tumore ovarico secernono TGF-beta1, che a sua volta attiva nelle cellule mesenchimali una via di segnale (la TGF-β receptor/RAC1/SMAD dipendente), in grado di facilitare un fenotipo mesenchimale e la upregulation della trascrizione della fibronectina. Bloccando con degli anticorpi la funzione alfa 5 o beta1-integrina, gli autori dello studio sono riusciti a ridurre la formazione di metastasi, in un modello preclinico di metastasi da carcinoma ovarico.

“Tutti questi risultati – concludono gli autori dello studio – indicano che le cellule mesoteliali associate al cancro promuovono la colonizzazione tumorale durante la fase iniziale di metastatizzazione del cancro dell’ovaio e suggeriscono che le cellule mesoteliali contribuiscano attivamente alla formazione delle metastasi”.

admin | 09.14.14 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- la cura nel nostro sistema immunitario

Alcune settimane fa e’ stata diffusa la notizia di una bambina Americana curata dalla leucemia in fase terminale, utilizzando il virus dell’Hiv (http://www.youtube.com/watch?v=6GYK5-LOMHY). Il virus, reso inattivo e quindi incapace di sviluppare la malattia, e’ stato iniettato e riconosciuto dal suo sistema immunitario che ha iniziato ad aggredirlo, permettendo cosi di combattere e sconfiggere la leucemia che il corpo non riconosceva piu’ come “nemico”.

Silver, un nostro blogger ha intuito una connessione con le sperimentazioni sulle cellule dendritiche condotte dalla Penn University dal Prof Coukos.  Cosi abbiamo chiesto al Prof. June “ideatore” della terapia con Hiv se ci fosse una relazione fra i due rami di ricerca

June e Coukos hanno lavorato insieme per dieci anni.  Ma le buone notizie sono altre!

1. Il prossimo anno partira’ una sperimentazione proprio sui tumori ovarici, utilizzando il virus dell’Hiv per “risvegliare” il sistema immunitario

2. Il Prof. Coukos (che ringrazio infinitamente per aver risposto ieri alla mia mail in 20 min!!!!) sta aprendo un centro di sperimentazione sulle cellule dendritiche a Losanna.  La Svizzera ci e’ decisamente piu’ vicina degli Stati Uniti.

Per chi volesse maggiori approfondimenti su questo aspetto della ricerca sui tumori ovarici , in settimana apriro’ una sezione del sito con tutte le pubblicazioni e le informazioni disponibili

Se vuoi partecipare alla discussione generale sul carcinoma ovarico collegati al nostro BLOG! http://www.carcinomaovarico.it/blog/

admin | 07.11.13 | Senza categoria, , , , | No Comments |

Dall’India una nuovissima tecnica chirurgica per il carcinoma ovarico

Non ci sono cause esatte individuate per il cancro ovarico;  i primi sintomi del cancro ovarico possono includere: cambiamenti nelle abitudini intestinali come la stitichezza o diarrea, dolore pelvico o  stimolo frequente ad urinare. Purtroppo i metodi di screening non sono ancora affidabili. Lo scopo dello screening è quello di diagnosticare il cancro ovarico ad uno stadio precoce al fine di evitare ulteriori complicazioni. I sintomi persistenti che continuano per alcune settimane devono essere affrontati immediatamente.Il trattamento standard per il cancro ovarico è la chirurgia e la chemioterapia. Dal momento che molti farmaci chemioterapici hanno fallito nel migliorare il tasso di sopravvivenza globale, un nuovo metodo per iniettare la chemioterapia e’ stato recentemente messo a punto; esso ha anche il vantaggio di  migliorare le tecniche chirurgiche ” ci spiega il dottor Somashekhar, Consulente Oncologo, Manipal Comprehensive Cancer Center di Bangalore (India)

Il cancro ovarico si diffonde principalmente nell’addome e rimane confinato li’ per un lungo periodo. Piccoli depositi di tumore si diffondono in tutto l’addome e la rimozione di tutti questi depositi è difficile e necessita di tempi lunghissimi. Secondo il Dott. Somashekhar la chemioterapia di routine per il cancro ovarico è di solito iniettata nelle vene provocandone la trombosi.

Nel corso degli anni inoltre questo trattamento non ha aumentato  il tasso di sopravvivenza in maniera soddisfacente. Al fine di superare gli effetti collaterali e anche per aumentare la sopravvivenza e’ stato messo a punto un nuovo metodo di infusione. Egli ritiene che il nuovo trattamento sia più efficace perché agisce direttamente sul tumore nell’addome.

Riguardo alla  nuova tecnologia chirurgica per il trattamento del cancro ovarico, il Dott. Somashekhar dice: “Noi usiamo CUSA (una macchina che agisce sul principio di lisi e aspirazione dei depositi tumorali senza danneggiare le strutture circostanti importanti) uno speciale strumento per rimuovere tutti questi depositi. Non c’è perdita di sangue o cicatrici associate a questa procedura. Si rimuovono efficacemente anche i depositi cancro di piccole dimensioni. Finora abbiamo trattato più di 60 pazienti . Le recidive sono decisamente minori e la sopravvivenza è notevolmente migliorata. Da quando abbiamo iniziato a utilizzare queste due tecniche insieme , il nostro tasso di  citoriduzione ottimale e’ salito al 90% dei casi.

admin | 05.10.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- quando il tumore raggiunge il peritoneo. Il metodo Sugarbaker, una speranza

ROMA – Oltre dieci anni di esperienza e cento pazienti operati al Policlinico Umberto I di Roma. Ma in Italia la chirurgia del peritoneo resta una realtà ancora poco conosciuta e, purtroppo, limitata. Solo la minoranza delle persone che potrebbero giovarsene hanno modo di sperimentarla . Troppi malati ricevono informazioni sconfortanti e vengono giudicati “non trattabili”, per usare un termine tecnico che equivale ad assenza di speranza.

ALTERNATIVA EFFICACE Invece esiste un’alternativa efficace sul piano della prognosi (aumento della sopravvivenza) e della qualità della vita. Roma è uno dei principali punti di riferimento a livello internazionale. Sono circa 50 nel mondo, concentrati negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, i centri che seguono i criteri terapeutici proposti a partire dagli anni 80 dall’americano Paul Sugarbaker, pioniere di questa tecnica. Da allora sono stati compiuti progressi inimmaginabili nel contrasto ad una patologia molto severa.

IL METODO SUGARBAKER Il metodo Sugarbaker consiste in un approccio integrato: chirurgia più chemioterapia endoperitoneale cioè all’interno del peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale e parte di quella pelvica e ricopre gran parte dei visceri contenuti al loro interno. Al Policlinico il professor Angelo Di Giorgio dirige un gruppo universitario multidisciplinare con chirurghi, anestesisti, oncologi, radioterapisti che si occupano di chirurgia oncologica toracica e addominale: (continua…)

admin | 04.19.11 | Senza categoria, , , , , | 3 Comments |

- Come cercare una sperimentazione

Vi fornisco, oltre al validissimo sito di Sportello Cancro, un altro sistema di ricerca dell’AIFA per trovare la sperimentazione migliore al vostro caso. I criteri di ricerca sono piuttosto validi ed e’ comunque la fonte piu’ aggiornata in Italia

http://ricerca-clinica.agenziafarmaco.it/it/node/index.php?q=node/177

admin | 04.14.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Una molecola firma la gravita’ del carcinoma ovarico

Distinguere una donna che guarira’ dal cancro all’ovaio da una che invece avra’ delle recidive del tumore e’ questione di firma. Analizzando dei piccoli frammenti di Rna, infatti (molecole naturali simili a quelle del Dna), i ricercatori sono in grado di capire se la guarigione sara’ facile, oppure se le cure dovranno essere piu’ aggressive. La scoperta arriva dall’Istituto Mario Negri di Milano ed e’ stata pubblicata oggi su Lancet Oncology.

NB: nel testo originale si parla di ricerca effettuata sul  tumore epiteliale al primo stadio!!

fonte: http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(11)70012-2/fulltext#

admin | 02.23.11 | Senza categoria, , , , , , , , , | No Comments |

- Dispositivo di filtraggio per rimuovere le cellule cancerogene dall’addome

Un articolo pubblicato nel numero di gennaio 2011 del giornale Nanomedicine spiega come questo nuovo dispositivo potrebbe diventare una nuova opzione nel trattamento del carcinoma ovarico: un sistema di filtraggio esterno al corpo per rimuovere una grande quantita’  di cellule cancerogene che spesso sono la causa di tumori secondari.

I ricercatori del Georgia Institute of Technology stanno lavorando ad un dispositivo medico che utilizza nanoparticelle magnetiche, trasformate per catturare cellule cancerogene. Vengono aggiunte ai fluidi prelevati dall’addome del paziente e di “attaccano” alle cellule del cancro che fluttuano liberamente nel liquido. Successivamente, prima che i fluidi vengano reimmessi nel corpo del paziente, vengono rimosse da filtri magnetici.

Nei topi e’ gia’ stato utilizzato un prototipo di questo sistema di filtraggio e con un solo trattamento i topi sono sopravvissuti un terzo piu’ a lungo di quelli non trattati. Ovviamente i ricercatori si aspettano che ripetuti filtraggi possano estendere questo beneficio, allungando la sopravvivenza dei pazienti. Ma aggiungono di aver bisogno di altro tempo per determinare la piu’ alta efficacia del dispositivo.

McDonald ha spiegato che se si possono controllare e ridurre le metastasi si puo’ allungare il gap di sopravvivenza e riuscire finalmente a rendere il carcinoma ovarico una malattia cronica.

Tale trattamento potra’ essere utilizzato in associazione con radiazione e chemioterapia: riducendo il numero di cellule cancerogene fluttuanti nella cavita’ addominale potra’ essere ridotta la quantita’ di chemioterapici, diminuendo quindi  gli  effetti collaterali dei farmaci. I ricercatori sperano di poter iniziare i primi trials entro i prossimi tre anni. Sperano inoltre di poter riuscire a perfezionare il sistema e a renderlo capace di filtrare anche le cellule staminali del tumore ovarico, causa principale delle recidive e delle metastasi.

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2011/01/110127090624.htmsistema di filtraggio dei fluidi addominali

admin | 02.07.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- La ricerca risolve la resistenza alla chemio!!!!!

Dall’Istituto Tumori Regina Elena arriva la speranza di poter risolvere la chemioresistenza nei casi di tumore ovarico.

Il tumore ovarico è uno dei più aggressivi tumori ginecologici, con 165.000 nuovi casi nel mondo, di cui 4.000 in Italia.
 
Nonostante i progressi raggiunti nel trattamento di questa patologia, ancora un’alta percentuale delle pazienti mostra una ricomparsa del cancro a causa dell’instaurarsi della chemioresistenza, l’incapacità del corpo di assimilare i farmaci.
 
Uno studio condotto dal laboratorio di Patologia Molecolare dell’Istituto Regina Elena e finanziato dall’AIRC apre nuove prospettive sui meccanismi molecolari che stanno alla base di questa complicazione.
   
I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Clinical Cancer Research, hanno infatti dimostrato come la chemioresistenza nelle neoplasie dell’ovaio venga superata bloccando il recettore dell’endotelina-1 tramite un farmaco molecolare chiamato zibotentan.
 
Questo preparato, oltre a inibire i recettori dell‘endotelina-1, riesce a ripristinare la sensibilità ai chemioterapici nelle recidive di carcinoma ovarico chemioresistenti.
 
La sperimentazione ha già dimostrato che dopo il trattamento con zibotentan, i due farmaci più utilizzati per combattere questo tipo di tumore, il paclitaxel e il carboplatino, ritornano di fatto efficaci.
 
La Dr.ssa Bagnato, coordinatrice dello studio, ha spiegato che i risultati registrati dimostrano la possibilità del farmaco di “Rappresentare una scelta appropriata nel trattamento del carcinoma ovarico per aggirare e sconfiggere la  farmacoresistenza.”

admin | 02.04.11 | Senza categoria, , , , , , , , , | 1 Comment |

- Un nuovo farmaco per scongiurare le metastasi

Scienziati hanno svelato i dettagli del funzionamento di una proteina che rallenta la diffusione del cancro e aumenta l’efficacia della chemioterapia. La molecola, chiamata glicoproteina ricca in istidina (HRG), potrebbe quindi rivelarsi utile per gli sforzi dei ricercatori di sviluppare farmaci anti-cancro. Lo studio, in parte finanziato dall’UE, è pubblicato nella rivista Cancer Cell.

L’UE ha sostenuto la ricerca attraverso il progetto TIE2+MONOCYTES (“Tie2-expressing monocytes: Role in tumor angiogenesis and therapeutic targeting”), una sovvenzione Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca (CER) da 1,31 milioni di euro assegnato a uno degli autori dello studio, Michele De Palma dell’Istituto scientifico San Raffaele in Italia.

La HRG funziona migliorando la qualità della rete di vasi sanguigni che forniscono ossigeno e nutrienti al tumore. Anche se può sembrare strano, questo in realtà abbassa il rischio di metastasi (quando il cancro si diffonde ad altre parti del corpo) e aumenta la capacità dei farmaci di attaccare il tumore.

Come tutti i tessuti, anche i tumori maligni dipendono da ossigeno e nutrienti per la loro crescita e mantenimento, e spesso impiegano una serie di molecole chiamate fattori di crescita dei vasi sanguigni per crearsi la propria fornitura di sangue. Per molti anni i ricercatori si erano quindi concentrati sullo sviluppo di farmaci anti-cancro che bloccassero la fornitura di sangue del tumore, arrestando l’attività dei fattori di crescita dei vasi sanguigni. Tuttavia, questo metodo può aumentare il rischio di metastasi.

Studi hanno mostrato che, poiché i tumori crescono così velocemente, le reti dei loro vasi sanguigni sono costruite male e spesso non riescono a fornire sufficiente ossigeno al tumore. Ed è questa mancanza di ossigeno che spinge alcune cellule tumorali ad abbandonare il sito del tumore e a stabilirsi in altre parti del corpo. Aggravando la mancanza di ossigeno nel tumore, i farmaci che bloccano il rifornimento di sangue al cancro spesso hanno accresciuto la probabilità di metastasi.

Gli ultimi anni hanno quindi visto un crescente interesse verso quei farmaci che possono migliorare la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, incoraggiando in tal modo le cellule cancerogene a rimanere ferme. Inoltre, poiché i farmaci spesso raggiungono il tumore attraverso il sangue, il miglioramento del flusso sanguigno verso le cellule cancerogene fornisce anche alla chemioterapia maggiore accesso a queste cellule.

In questo studio, scienziati con sede in Belgio, Italia e Svezia rivelano che la proteina HRG è in grado di “normalizzare” i vasi sanguigni di rifornimento di un tumore influenzando i livelli di due diversi tipi di cellule immunitarie.

Secondo i ricercatori, quasi tutti i tipi di cancro portano a un’infiammazione che coinvolge delle cellule chiamate macrofagi associati al tumore (TAM). Ci sono due tipi di TAM; i macrofagi M2 promuovono la crescita dei vasi sanguigni e diminuiscono le difese immunitarie del corpo, mentre i macrofagi M1 attivano le cellule immunitarie che attaccano i tumori maligni. Cosa fondamentale, i macrofagi M1 non sono in grado di aumentare lo sviluppo dei vasi sanguigni.

La nuova ricerca mostra che la HRG è in grado di inibire una proteina chiamata fattore di crescita placentare (PlGF). Questo a sua volta innesca la trasformazione dei macrofagi M2 (che promuovono la crescita del tumore) in macrofagi M1 (che lanciano un attacco del sistema immunitario al cancro e ne riducono quindi la dimensione).

Poiché esso non promuove attivamente la crescita di vasi sanguigni, l’M1 porta allo sviluppo di una rete sanguigna più convenzionale nel tumore. Questo a sua volta aumenta la fornitura di sangue (e ossigeno) al tumore, riducendo il rischio di metastasi e accrescendo gli effetti dei farmaci chemioterapici, che hanno migliore accesso al tumore.

“Il nostro studio mostra che il controllo dell’infiammazione associata al tumore può essere utilizzata per trattare il cancro e che ci sono grandi possibilità di sviluppare la HRG come farmaco per la cura del cancro,” ha commentato la professoressa Lena Claesson-Welsh del dipartimento di Immunologia, genetica e patologia dell’Università di Uppsala in Svezia. “Il prossimo passo sarà quello di trovare i recettori per la HRG sui macrofagi, in modo da poterli usare nello sviluppo dei farmaci. Noi stiamo anche esaminando come i livelli della HRG nel sangue cambiano nel cancro.”

Articolo:
Rolny, C., et al. (2011) HRG inhibits tumor growth and metastasis by inducing macrophage polarization and vessel normalization through downregulation of PlGF. Cancer Cell 19: 1-4. DOI: 10.1016/j.ccr.2010.11.009.

admin | 01.25.11 | Senza categoria, , , , , , , | 1 Comment |