- SCOPERTO IL MECCANISMO DI CHEMIORESISTENZA DEL TUMORE OVARICO

Una ricerca del Regina Elena di Roma che potrebbe rivoluzionare nel prossimo futuro il trattamento del tumore ovarico. Alla base della resistenza alla chemioterapia sembra esserci l’endotelina. Già disponibile un farmaco per vincere la chemioresistenza correlata all’endotelina, sia a livello del tumore che del suo microambiente.

08 NOV - Non solo i batteri, ma anche i tumori possono diventare ‘resistenti’ alle terapie. Alcuni più di altri, come il carcinoma ovarico. E l’elevata mortalità di questo tumore è determinata soprattutto dalla resistenza alle terapie disponibili. Alla chemioresistenza tumorale possono contribuire sia alcuni fattori intrinseci al tumore, che le caratteristiche peculiari del microambiente nel quale è immerso.

Cancer Research
ha appena pubblicato online first un’importante scoperta, fatta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Regina Elena’ di Roma, riguardante appunto un meccanismo alla base della chemioresistenza del carcinoma ovarico. E non solo. I ricercatori romani ritengono di aver anche trovato il modo di neutralizzarlo.

Alla base di questa ‘resistenza’ del tumore alla terapia ci sarebbe l’endotelina, un polipeptide prodotto dalle cellule endoteliali dei vasi, noto per essere un potentissimo vasocostrittore e un induttore di proliferazione delle cellule muscolari lisce dei vasi. Per queste sue caratteristiche, l’endotelina finora è stato oggetto di studi soprattutto in ambito cardiovascolare e gli inibitori dell’endotelina (bosentan, ambrisentan, macitentan) vengono utilizzati ad esempio nell’ipertensione polmonare.

Nel caso del tumore ovarico, i ricercatori italiani hanno però evidenziato che l’endotelina, legandosi al suo recettore e alla proteina adattatrice beta-arrestina, va ad attivare altre cascate di segnale e si integra con la via molecolare di Wnt/beta-catenina, responsabile dell’insorgere della chemioresistenza.

A questo punto, i ricercatori del Regina Elena, sono andati a vedere se l’inibizione dell’endotelina potesse bloccare questi fenomeni e dunque combattere la chemioresistenza. Per farlo, si sono serviti di un farmaco, il macitentan, da poco approvato come trattamento per l’ipertensione polmonare.

“Il macitentan – spiega la dottoressa Anna Bagnato, coordinatrice della ricerca – riesce a neutralizzare gli effetti dell’endotelina e abbiamo dimostrato che questo farmaco consente anche ai tumori chemioresistenti di rispondere alla terapia. Il macitentan, bloccando sia i recettori A che B dell’endotelina, espressi sulla parete dei vasi sanguigni, ma anche sulle cellule tumorali, riesce a bloccare sia la formazione delle metastasi, che l’insorgenza della chemioresistenza; allo stesso tempo impedisce la formazione di nuovi vasi, che alimentano il tumore”.

In vivo il trattamento con macitentan ha ridotto la crescita tumorale, la formazione di nuovi vasi, l’intravasazione e la progressione metastatica. L’associazione del macitentan con il cisplatino ha prodotto un potenziamento dell’effetto citotossico, indicando dunque che l’antagonista recettoriale dell’endotelina è in grado di aumentare la sensibilità del tumore alla chemioterapia.

Il farmaco, utilizzato nell’ipertensione polmonare, potrebbe dunque avere presto una nuova e inaspettata indicazione. Al momento naturalmente, questo impiego off-label è possibile solo all’interno di una sperimentazione clinica, ma potrebbe un giorno entrare a far parte dei protocolli di trattamento del carcinoma ovarico, in associazione alla chemioterapia tradizionale.

Un’altra parte della ricerca, realizzata in collaborazione con Gabriella Ferrandina, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – si è focalizzata sulle caratteristiche clinico-patologiche associate alla chemio-resistenza. Questo ha permesso di scoprire che un’iperespressione del recettore A dell’endotelina nel tessuto tumorale ovarico starebbe a segnalare i casi di carcinoma ovarico a cattiva prognosi e la chemioresistenza.

La ricerca pubblicata su Cancer Research è stata finanziata con fondi AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

fonte: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=24240

admin | 11.08.14 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- un microscopio 3D per capire la chemio resistenza e per testare nuovi nano-farmaci

Cat, il super-microscopio 3-D

 

All’Istituto Nanoscienze del Cnr il microscopio capace di fornire immagini tridimensionali delle cellule. Unico strumento di questo tipo in Italia, sarà dedicato alla nanomedicina e alla ricerca sui tumori

Un microscopio che fa per tre, ma unico in Italia e in Europa. Nei laboratori Nnl dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nano) di Lecce, è stato collaudato Cat, uno strumento capace di visualizzare le cellule in modo tridimensionale e con risoluzioni elevate. Sarà dedicato alla ricerca in nanomedicina e a studiare l’efficacia di nano-farmaci contro i tumori.

“Il ‘super-microscopio’ è l’integrazione di tre strumenti di ultima generazione – un microscopio confocale laser, un microscopio a forza atomica e un microscopio a riflessione interna totale in fluorescenza – ciascuno capace di raggiungere risoluzioni di miliardesimi di metro”, afferma Stefano Leporatti, ricercatore Cnr e responsabile dello strumento. “Usati in maniera combinata sono in grado di ricostruire una vista tridimensionale della cellula e di risolvere i dettagli su scala nanometrica. Non esiste in Italia né in altri laboratori europei uno strumento simile, in grado di usare i tre microscopi contemporaneamente”.

Il risultato è il più completo ‘3-D’. “È come avere tre punti di vista della cellula: dall’esterno, dall’interno e dal basso. Il microscopio confocale permette di studiare il volume della cellula, quello a forza atomica visualizza i dettagli della superficie e può letteralmente ‘tastare’ la membrana cellulare, il microscopio a riflessione mostra come la cellula aderisce al supporto, un dato importante legato alla vitalità cellulare”, continua Leporatti.

I ricercatori utilizzeranno lo strumento per testare nuovi nano-farmaci su cellule tumorali. “Uno degli obiettivi è studiare l’efficacia di alcune nano capsule ‘costruite’ nei nostri laboratori ingegnerizzando specifici materiali, capaci di somministrare farmaci direttamente alle cellule malate in quantità minime, tali da ridurre effetti collaterali e preservare le cellule sane”, conclude il ricercatore. “Cat verrà usato anche per studi diagnostici grazie alla sua capacità di misurare l’elasticità della membrana cellulare, che è una sorta di ‘marker’ tumorale: cellule sane e malate hanno infatti una differente elasticità, che dipende dalle proteine coinvolte nel citoscheletro”.

“Questo strumento ci permette di fare ricerca ancora più multidisciplinare perché integra le competenze di fisici, biologi e biotecnologi che lavorano insieme nei nostri laboratori”, commenta Lucia Sorba, direttore dell’Istituto nanoscienze Cnr. “Abbiamo già avviato collaborazioni con istituzioni prestigiose, tra cui l’Istituto nazionale tumori di Milano tramite progetti Airc comuni, il Max Planck Institute di Potsdam in Germania e la Lousiana Tech University negli Usa”.

Il microscopio Cat è stato acquisito con il contributo del Progetto Regionale Regione Puglia Reti di Laboratorio “NaBiDit” dell’Università del Salento, coordinato dalla prof.ssa Rosaria Rinaldi.

admin | 03.13.12 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

- Un altro farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici

Un nuovo farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici e rallenta la crescita del tumore ovarico. Queste sono le caratteristiche fondamentali del nuovo farmaco sperimentale, finora testato in vitro e sui topi dalla UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center che a breve iniziera’ la sperimentazione su pazienti malate di tumore ovarico.

Il farmaco, il NVP-BEZ235 inibisce la crescita delle cellule del carcinoma ovarico che sono diventate resistenti ai trattamenti convenzionali con chemioterapici al platino, migliorandone sensibilmente gli effetti se utilizzato insieme alla stessa. Cosi afferma il Dottor Oliver Dorigo, assistente professore di ostetricia e ginecologia e co autore della ricerca.

“La chemioterapia a base di platino e’ efficace nel trattamento del tumore ovarico fintanto che le cellule rimangono sensibili. Ma una volta che diventano resistenti, trattare il cancro diventa una sfida difficile. Questo e’ il grande ostacolo nella cura del carcinoma ovarico in quanto la maggior parte delle pazienti sviluppa la temuta chemioresistenza ad un certo punto della terapia. E’ cruciale rompere questo passaggio se vogliamo cronicizzare il tumore e migliorare la sopravvivenza a lungo termine delle nostre pazienti”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati il 15 Aprile 2011 dal Clinical Cancer Research.

Il farmaco e’ in sperimentazione anche per altri tumori e i ricercatori coinvolti affermano che i primi risultati sono molto incoraggianti. Presto il NVP-BEZ235 verra’ testato per il tumore ovarico insieme alla chemio tradizionale in quanto si suppone che l’uso combinato possa essere piu’ efficace.

Per maggiori informazioni access@mednet.ucla.edu

admin | 04.16.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- la VERITA’ delle cure in Italia

La mia amica Eleonora che sta combattendo il tumore ovarico con lo spirito di una guerriera e l’intelligenza acuta di una donna attenta e preparata, ha scritto nel sito questo commento dopo che la Dott.ssa Bagnato ci ha comunicato che il trial clinico al Regina Elena e’ chiuso.

Vorrei che la leggeste attentamente perche’ Eleonora ha detto la verita’ su quello che succede in Italia: pochissimi centri altamente specializzati e molti centri che invece si improvvisano preparati, togliendo alle donne l’eccellenza chirurgica che potrebbe regalare loro piu’ chance di guarigione e cura. La collaborazione inoltre e’ poca, se non assente e le pazienti non hanno la liberta’ e il diritto di cambiare terapia, di rivorgersi ad un altro oncologo, di correggere gli errori che altri commettono. Sarebbe utilissimo se altre donne ci raccontassero la loro esperienza. Sto pensando di fare “qualcosa” ma ci vogliono tante voci per farsi sentire.

Quella di Eleonora e’ forte. Eccola

“Sono contenta della risposta della dott. Bagnato per un verso, ma nel mio caso arrivo sempre in ritardo. Nel sito del corriere questa ricerca viene data ancora aperta (forse mi sono sbagliata io a considerare aperta come in reclutamento). Sono delusa perchè noto che non c’è abbastanza diffusione delle notizie sulle sperimentazioni negli ospedali o non c’è interesse per chi svolge il lavoro di oncologo come burocrate. A mio giudizio è l’ospedale di riferimento che deve informare, suggerire e guidare la paziente sull’entità che sta facendo quella particolare sperimentazione. Io sto tentando da sempre di cambiare centro, non mi sento seguita e guidata, ma non c’è verso nessuno mi vuole perchè ho fatto il primo intervento d’urgenza in un ospedale….. di provincia. Io non sapevo nemmeno che cosa fosse un tumore ovarico (tutti ne parlano poco), per questo la mia vita vale di meno? E’ mio giudizio che laddove non viene fatta ricerca in senso scentifica venga fatta ricerca nel trovare il meglio per quella determinata paziente con quella determinata patologia.
Scusate lo sfogo ma io ci facevo molto conto su questa sperimentazione proprio perchè sono andata incontro a una chemio resistenza. Eleonora

admin | 03.09.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |