- Un altro farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici

Un nuovo farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici e rallenta la crescita del tumore ovarico. Queste sono le caratteristiche fondamentali del nuovo farmaco sperimentale, finora testato in vitro e sui topi dalla UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center che a breve iniziera’ la sperimentazione su pazienti malate di tumore ovarico.

Il farmaco, il NVP-BEZ235 inibisce la crescita delle cellule del carcinoma ovarico che sono diventate resistenti ai trattamenti convenzionali con chemioterapici al platino, migliorandone sensibilmente gli effetti se utilizzato insieme alla stessa. Cosi afferma il Dottor Oliver Dorigo, assistente professore di ostetricia e ginecologia e co autore della ricerca.

“La chemioterapia a base di platino e’ efficace nel trattamento del tumore ovarico fintanto che le cellule rimangono sensibili. Ma una volta che diventano resistenti, trattare il cancro diventa una sfida difficile. Questo e’ il grande ostacolo nella cura del carcinoma ovarico in quanto la maggior parte delle pazienti sviluppa la temuta chemioresistenza ad un certo punto della terapia. E’ cruciale rompere questo passaggio se vogliamo cronicizzare il tumore e migliorare la sopravvivenza a lungo termine delle nostre pazienti”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati il 15 Aprile 2011 dal Clinical Cancer Research.

Il farmaco e’ in sperimentazione anche per altri tumori e i ricercatori coinvolti affermano che i primi risultati sono molto incoraggianti. Presto il NVP-BEZ235 verra’ testato per il tumore ovarico insieme alla chemio tradizionale in quanto si suppone che l’uso combinato possa essere piu’ efficace.

Per maggiori informazioni access@mednet.ucla.edu

admin | 04.16.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Il Prof. Veronesi risponde ad una mia domanda

Avevo fatto una domanda al Prof. Veronesi sulla situazione generale della ricerca per il tumore ovarico. Ecco la domanda e la sua risposta

Caro Professore,

intanto un grazie di cuore per aver riattivato su Sportello Cancro la sezione dedicata alle sperimentazioni. E’ fondamentale per i malati avere la possibilita’ di scegliere se aderire ad un trial e soprattutto farlo in fretta, senza perdere tempo.
Seguo con molto interesse l’evoluzione della ricerca del tumore ovarico a causa del mio Brca1 modificato. Ho notato su Sportello cancro che le sperimentazioni in questo momento sono davvero tante, superate da quelle di poche altre neoplasie. Su un altro sito che cita le sperimentazioni in corso in tutto il mondo, quelle all’ovaio sono ben 1081, superando quelle di tumori molto piu’ comuni come colon, polmoni o mammella.
Secondo lei questo e’ dovuto ad un aumento dei casi di carcinoma ovarico o al fatto che forse finalmente si e’ individuata la strada giusta per la cura e si cerca di coprire il gap di tanti anni di assenza di scoperte in questo ambito?
La ringrazio infinitamente come sempre

Risposta:

è vero che c’è stata una rinascita della ricerca e dell’attenzione sul tumore ovarico. Il grande cambiamento nei confronti di questa malattia negli ultimi anni risiede essenzialmente nel fatto che l’oncologia se ne è riappropriata in modo più profondo.
La diagnosi e il trattamento del tumore ovarico sono stati a lungo appannaggio della chirurgia ginecologica. Fino a non molto tempo fa la maggioranza dei tumori arrivava all’oncologo in stadio molto avanzato, quando le possibilità di cura sono sensibilmente ridotte. Grazie alla sensibilizzazione globale della popolazione sull’importanza della diagnosi precoce dei tumori e sulla necessità di un percorso terapeutico specialistico, la situazione sta migliorando.
Nel frattempo la ricerca ha sviluppato prima di tutto uno strumento di prevenzione, che è la pillola anticoncezionale: abbiamo scoperto che l’uso costante della pillola può ridurre l’incidenza di questo tumore fino al 60%. Parallelamente, come lei stessa testimonia, abbiamo individuato anche una predisposizione genetica che ci permette di attivare programmi di controllo più efficaci.
Complessivamente oggi, di fronte a una situazione di aumentato rischio e anche di fronte a un tumore iniziale, siamo quindi in grado di offrire come dicevo programmi preventivi e una chirurgia conservativa, che permette una buona qualità di vita e buone possibilità di guarigione. Dunque la strada giusta è sicuramente, come per tutti i tumori oggi, l’anticipazione della diagnosi.
Per quanto riguarda le scoperte, per usare la sua parola, siamo alla ricerca di una svolta a livello di farmaci, come per tutti gli altri tumori. Infine, per quanto riguarda l’incidenza, è stabile e non in aumento

admin | 03.17.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Sportello cancro ci aggiorna sulle ultime novita’

Ecco l’articolo comparso oggi su Sportello Cancro del Corriere della Sera:

Tumore dell’ovaio, questo sconosciuto

Un’italiana su tre non lo conosce o lo confonde con quello dell’utero, meno di una su due fa regolarmente i controlli. Importante farsi curare solo nei centri specializzati

Tumore dell’ovaio, questo sconosciuto

Un’italiana su tre non lo conosce o lo confonde con quello dell’utero, meno di una su due fa regolarmente i controlli. Importante farsi curare solo nei centri specializzati

 

 

 

 (Marka)MILANO – Quanto sanno le donne italiane sul tumore dell’ovaio e cosa fanno per prevenirlo? Poco, purtroppo. Oltre un terzo delle connazionali lo crede identico a quello dell’utero, sette su dieci non ne conoscono i segnali e solo l’11 per cento sa che l’ecografia transvaginale è fondamentale per la diagnosi. Eppure nel nostro Paese si registrano 5mila nuovi casi ogni anno e si tratta di uno dei tumori femminili più pericolosi, visto che circa il 70 per cento delle diagnosi avviene quando la malattia è ormai in fase avanzata. Ad evidenziare la confusione che regna su quella che è la sesta forma di cancro femminile più diffusa è un sondaggio condotto dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) per il quale sono state intervistate 504 donne fra i 40 e i 65 anni. «Una maggiore conoscenza della malattia è il primo passo per migliorare la diagnosi di questo tumore, che passa inosservato fino alle fasi avanzate proprio perché i suoi primi sintomi sono spesso associati a disturbi intestinali o psicosomatici» spiega Franco Odicino, ginecologo agli Spedali Civili di Brescia.

UN MISTERO PER UNA DONNA SU TRE – Secondo i dati dell’indagine, l’87 per cento delle intervistate non ha mai discusso di tumore dell’ovaio con il proprio medico (di famiglia o ginecologo), il 70 per cento non conosce le sue manifestazioni (solo una su 100 sa che il tumore ovarico è spesso asintomatico) e ignora che l’ecografia transvaginale è gli esami diagnostici più importanti. Peggio, più della metà delle interpellate non vi si è mai sottoposta. «È un tumore silenzioso, che non dà segni evidenti di sé – dice Francesca Merzagora, presidente di Onda – e al momento non esistono programmi di screening scientificamente affidabili. Serve quindi maggiore informazione, perché le donne possano prendersi cura correttamente della propria salute: per questo (con il sostegno di Roche) ci siamo impegnati in una campagna di sensibilizzazione e abbiamo realizzato un opuscolo informativo scaricabile dal nostro sito».

VISITA ED ECOGRAFIA PER LA DIAGNOSI PRECOCE – Il carcinoma ovarico colpisce un’italiana su 97 ed è più frequente nelle donne fra i 50 e i 60 anni. Non esistono fattori di rischio noti e i sintomi di esordio della malattia sono spesso sfumati e di lieve intensità, tali da essere confusi con le ben più banali e frequenti alterazioni dell’attività dell’apparato gastrointestinale: stitichezza, sensazione di gonfiore addominale, diarrea, difficoltà digestive, nausea, aumento della circonferenza addominale. «Sintomi che non vanno banalizzati – chiarisce Odicino -, specialmente quando compaiono ex novo in donne in post menopausa. In tal caso, se si protraggono nel tempo, è meglio recarsi dal ginecologo per un controllo». Fondamentale, comunque, resta la visita ginecologica annuale: già la palpazione e l’ecografia transvaginale possono evidenziare una lesione in fase iniziale. E, in caso di sospetto, va eseguito il dosaggio del marcatore tumorale CA125.

TEAM MULTIDISCIPLINARE PER LE CURE – Soprattutto per la mancanza di avvisaglie chiare, solo in un caso su quattro questa neoplasia viene diagnosticata in una fase precoce, quando con un intervento chirurgico corretto le possibilità di guarigione sono intorno al 80-90 per cento. «La chirurgia eseguita in modo adeguato è determinante – chiarisce Nicoletta Colombo, direttore del Centro di alta specialità del carcinoma ovarico presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano -: l’obiettivo da raggiungere in tutte le pazienti è non lasciare alcuna massa residua visibile o almeno lesioni minime, perché si tratta di un tumore molto sensibile alla chemioterapia». Purtroppo, però, in circa il 70 per cento delle pazienti il tumore si ripresenta dopo un certo periodo: capire il meccanismo che genera le recidive e individuare le pazienti a rischio di ricaduta è un obiettivo primario dei ricercatori. Uno studio coordinato dall’Istituto Mario Negri pubblicato sull’ultimo numero della rivista Lancet Oncology, per esempio, dimostra come la misura di alcune piccole molecole micro-RNA (e in particolare di quella denominata miR-200c) permetta di stabilire quali siano le pazienti con un carcinoma dell’ovaio in primo stadio che hanno maggiori probabilità di guarire e quali invece svilupperanno una recidiva (e dovranno quindi ricevere una terapia più aggressiva). Oltre alla diagnosi tempestiva, quindi, il grande obiettivo è cercare di evitare la recidiva o almeno cercare di posticiparla il più possibile, per dare alla paziente un intervallo più lungo possibile libero dalla malattia e dai suoi sintomi in un’ottica di incremento della qualità di vita. «In questo senso – conclude Colombo -, i recenti studi sulle terapie anti-angiogenetiche hanno raggiunto risultati promettenti. Per avere le migliori terapie disponibili, però, le pazienti devono essere curate in un centro specializzato da un’equipe multidisciplinare in cui ginecologi, chirurghi addominali, oncologi, radiologi valutino di volta in volta come procedere».

admin | 03.02.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |