IL K.O. SI SVILUPPA OLTRE SEI ANNI PRIMA NELLE TUBE

Il tumore dell’ovaio, nella sua forma più diffusa, inizia a svilupparsi sei anni e mezzo prima di diventare quel nemico silenzioso ma molto aggressivo che diverse donne conoscono e che può diventare mortale. Si forma nelle tube di Falloppio, come forma tumorale che gia’ contiene in se’ le modifiche del Dna necessarie allo sviluppo della patologia, per poi, quando raggiunge le ovaie, progredire alla forma metastatica in tempo piu’ breve, appena due anni.

Emerge da una ricerca guidata dal Johns Hopkins Kimmel Cancer Center, pubblicata su Nature Communications. Lo studio, che ha permesso di tracciare un ‘albero dell’evoluzione’della malattia, e’ stato svolto su campioni di tessuto di 9 donne: in cinque di loro si trattava di cellule normali, tumori ovarici, metastasi e neoplasie nelle tube di Falloppio e in quattro , sottoposte alla rimozione di ovaie e tube a causa di mutazioni genetiche ereditarie nel gene BRCA (il cosiddetto gene Jolie) o della presenza di una massa pelvica, di lesioni pretumorali e cellule normali. (continua…)

admin | 10.25.17 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- TERAPIA GENICA APPROVATA NEGLI USA

pubblico questo articolo comparso oggi sul Corriere della Sera non perche’ ci interessi direttamente, visto che riguarda la cura del linfona, ma perche’ fa da apripista a quella che sara’ sicuramente la nuova frontiera delle terapie oncologiche.

In realta’ giorni fa anche la Novartis aveva ufficializzato il costo della sua terapia sui linfociti T (http://www.onclive.com/web-exclusives/novartis-sets-a-price-of-475000-for-car-tcell-therapy)

La Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato una nuova classe di terapia genetica per trasformare le cellule del sistema immunitario (linfociti) del paziente in spietati killer del cancro. La terapia, chiamata «Yescarta» e prodotta dalla Kite Pharma è stata autorizzata dall’Fda(corrispettivo della nostra Agenzia Italiana del Farmaco) per gli adulti affetti da linfoma non-Hodgkin (il più diffuso tumore del sangue) che sono stati già sottoposti ad almeno due trattamenti chemioterapici senza alcun beneficio. Secondo i ricercatori il trattamento genetico trasforma le cellule del paziente in «un farmaco vivente» che attacca le cellule cancerogene. Si tratta di un nuovo sviluppo della promettente ricerca nel settore dell’immunoterapia, che usa farmaci o modifiche genetiche per rafforzare il sistema immunitario e potenziarlo nel reagire contro il cancro.

CAR- T therapy: una sorta di auto-trapianto potenziato

La CAR-T therapy, come viene chiamato questo filone di immunoterapia, è stata al centro dell’attenzione della comunità scientifica anche lo scorso dicembre 2016 a San Diego, in California, durante il congresso annuale della Società Americana di Ematologia (Ash) , tra i più importanti appuntamenti mondiali. «È una sorta di «auto-trapianto manipolato», che finora si è dimostrato efficace soprattutto nei bambini – spiega Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia -. Può durare per sempre, portando il paziente a una guarigione completa, ma anche essere letale perché non si tratta di somministrare semplicemente un farmaco bensì di una procedura assai complessa che va fatta solo in centri altamente specializzati». Di cosa si tratta nello specifico? «Il termine T-CAR nasce dai linfociti T – chiarisce Pane -, principali artefici della risposta immunitaria contro il tumore, e dall’inglese chimeric antigen receptor, ovvero recettore antigene-specifico chimerico. Con un semplice prelievo di sangue si prendono dal malato i linfociti T, che vengono poi maneggiati in laboratorio per equipaggiarli con potenti “munizioni” che potenziano il sistema immunitario. Con tecniche di ingegneria genetica, ai linfociti T si lega un vittore virale che è in grado di riconoscere e uccidere specificamente le cellule cancerose. E poi vengono re-infusi nel paziente».

Dare una speranza a chi non ha più cure disponibili

Finora questa strategia ha dato esiti molto incoraggianti contro linfomi aggressivi e indolenti e anche su diverse forme di leucemia e mieloma, in adulti e bambini. «La prudenza è d’obbligo – sottolinea Paolo Corradini, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano -, perché per ora si è sempre trattato di sperimentazioni su piccoli numeri di pazienti che richiedono conferme, ma gli esiti sono davvero promettenti. Soprattutto perché si parla di offrire una possibilità di cura a chi ha già tentato tutto quello finora disponibile, senza successo».

Può portare a guarigione, ma anche essere letale

Sebbene la cura si sia dimostrata straordinariamente efficace, dalle sperimentazioni è emerso che possono insorgere effetti collaterali anche molto gravi che hanno anche portato al decesso di alcuni malati: «La grande potenza e velocità di azione dei linfociti T re-infusi può creare violente reazioni nell’organismo dei pazienti – illustra Corradini, che è anche direttore del Dipartimento di Ematologia e Onco-ematologia pediatrica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano -, che possono essere gestite, purché si abbiano medici con specifiche approfondite competenze. Ecco perché servono centri di grande esperienza». Sono circa 10.200 i nuovi casi di linfoma non Hodgkin diagnosticati ogni anno in Italia, che rappresentano un gruppo molto eterogeneo, si distinguono in forme aggressive e forme indolenti, e hanno modalità di presentazione, decorso e prognosi assai diverse tra loro. «In media, circa il 60 per cento dei pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi – conclude Pane – ma l’immunoterapia, con le cosiddette CAR-T cells, apre nuove prospettive proprio per i malati più sfortunati quelli ai quali restano pochi mesi di vita».

admin | 10.19.17 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- I micro RNA che lasciano il tumore ovarico senza vasi sanguigni

Una famiglia di microRNA ( miR – 200 ) blocca la progressione del cancro e dell metastasi inibendo la capacità del tumore di tessere nuovi vasi sanguigni peralimentarsi : i ricercatori della University of Texas MD Anderson Cancer Center rendono nota oggi la loro scoperta  su Nature Communications .
I ricercatori hanno scoperto che  pazienti con tumore aipolmoni, alle ovaie , ai reni o al seno (triplo negativo)  vivono più a lungo se hanno alti livelli di miR -200.
Esperimenti successivi hanno dimostrato per la prima volta che il miR- 200 ostacolano il nuovo sviluppo dei vasi sanguigni , ovvero l’angiogenesi .
“La consegna  di miR- 200 con nanoparticelle  blocca il  nuovo sviluppo di vasi sanguigni , riduce il  peso del tumore e inibisce la crescita delle  metastasi nei modelli murini di tutti e quattro i tipi di cancro “, ha detto Anil Sood , MD, professore di Oncologia Ginecologica , autore senior dello studio .
La scoperta del team evidenzia il potenziale terapeutico delle  nanoparticelle trasportatrici di  miR – 200 e di IL -8 come un possibile biomarcatore per identificare i pazienti che potrebbero trarre beneficio dal trattamento . Sood ha aggiunto che gli studi di sicurezza dovranno essere completate prima di dare il via alla sperimentazione clinica.
I topi trattati con miR- 200 hanno avuto una  riduzioni immediata  e notevole della massa  del tumore del polmone .
I risultati sono stati ripetuti con reni, ovaie e seno.
La riduzione dei vasi sanguigni diminuisce le  metastasi del 92 per cento.
Il trattamento nei topi inoltre non ha dimostrato nessuna tossicita.
admin | 09.14.13 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

– 2 milioni di dollari per la ricerca sul bicarbonato

Una buona notizia per tutti noi e una cattiva notizia per la case farmaceutiche. Il Dr. Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari dal National Institutes of Health per studiare l’efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno. Ecco il comunicato  sul quale è scritto :”Il fondo da 2 milioni di dollari servirà a migliorare la misurazione sull’efficacia del bere bicarbonato di sodio nel curare il cancro al seno. E’ stato provato che bere bicarbonato di sodio riduce o elimina il diffondersi del cancro nel seno, nei polmoni, cervello ed ossa.”
n realtà, il bicarbonato di sodio è già utilizzato per la cura di malattie come l’influenza e il raffreddore; se assunto per via orale e transdermica, ecco che il bicarbonato potrebbe diventare una prima cura per il trattamento del cancro, malattie renali, diabete.

  (continua…)

admin | 07.24.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

studio OCEANS: dimezzato rischio di progressione del tumore ovarico

Sono stati presentati oggi i risultati di OCEANS, uno studio di fase III per la valutazione di bevacizumab in combinazione con la chemioterapia (carboplatino e gemcitabina) seguito dall’uso continuato di bevacizumab in monoterapia in donne affette da carcinoma ovarico sensibile al platino precedentemente trattato (ricorrente).

Le donne trattate con bevacizumab hanno riportato una riduzione pari al 52 per cento del rischio di progressione della malattia (HR = 0,48, p<0,0001) rispetto alle donne sottoposte alla sola chemioterapia. Gli eventi avversi nello studio OCEANS sono stati in linea con quelli osservati in studi pilota precedenti condotti con bevacizumab in altre tipologie di tumore.

Questi risultati sono stati presentati durante una conferenza stampa al 47º Congresso Annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). I risultati completi verranno presentati durante la sessione di oncologia ginecologica dell’ASCO dal Dr. Carol Aghajanian, principal investigator di OCEANS e Direttore del Gynecologic Medical Oncology Service al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York (Abstract LBA5007, 4 giugno, 16:15 CDT).

Le donne affette da carcinoma ovarico avanzato necessitano di nuove opzioni terapeutiche, pertanto l’essere riusciti a dimezzare il rischio di progressione di questa malattia incurabile rappresenta un enorme passo avanti”, spiega Hal Barron, M.D., Chief Medical Officer and Head Global Product Development di Roche. “Questi dati si aggiungono alle evidenze scientifiche a supporto del ruolo potenziale di bevacizumab in questa malattia. Tali evidenze scientifiche includono due studi clinici di fase III presentati precedentemente e condotti su donne affette da carcinoma ovarico di nuova diagnosi non trattato precedentemente”. (continua…)

admin | 06.13.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Nuova scoperta per trattare il carcinoma ovarico

“La maggior parte dei pazienti malati di cancro muore perche’ il cancro riesce a metastizzare e le attuali terapie non sono in grado di uccidere le cellule metastatiche” afferma il Dott John F. McDonald del Integrated Cancer Research Center in Georgia Tech’s School of Biology.

“Abbiamo scoperto che quando introduciamo miR-429 nelle cellule del tumore ovarico altamente metastatiche, diventano meno invasive, meno migranti e piu’ simili al tumore primario”.
 
miR-429 potrebbe letteralmente stravolgere l’evoluzione del tumore ovarico, anche dopo la sua diffusione su altri organi. Questo aspetto della ricerca e’ ancora in evoluzione, soprattutto per capire se le cellule trattate con miR-429 possano essere piu’ sensibili alla chemioterapia.

 

admin | 03.02.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- una scoperta promettente tutta Italiana

guardate il video. Spero sia davvero una svolta. Domani provo ad inserire la traduzione della scoperta direttamente dal testo scientifico.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a932e969-c68e-48fb-aef6-d95f70c0fc36-tg1.html

admin | 07.26.10 | Senza categoria, , , | No Comments |

-Farletuzumab bloccatumore al Niguarda

Nuove e incoraggianti notizie arrivano dalla ricerca:
l’anticorpo monoclonale Farletuzumab,secondo i risultati della sperimentazione di fase 2, legandosi a specifici recettori, induce la regressione del tumore ovarico in caso di recidive. Adesso il via alla terza e ultima fase di sperimentazione in cui si cercherà conferma dell’efficacia su un campione più ampio.

Il carcinoma ovarico nel mondo colpisce 17 donne ogni 100.000, ed è la seconda forma più comune di tumore ginecologico con un’incidenza in continuo aumento.
Esordisce tra i 50 e i 70 anni, anche se nei casi di familiarità (10% dei totali) l’insorgenza può essere più precoce, intorno ai 40 anni.
Il suo esordio è asintomatico e nel 70% delle pazienti la diagnosi avviene ad uno stadio avanzato di malattia. Quando il dolore addominale, di frequente associato ad un senso di pesantezza e disturbi gastrici vaghi dell’addome o della pelvi, compare, molto spesso la malattia è già conclamata.

Fortunatamente le terapie non mancano.

Rimane d’elezione l’intervento chirurgico,per l’asportazione della massa tumorale, abbinata alla chemioterapia.
A Niguarda le pazienti possono avvalersi della competenza chirurgica di una Ginecologia altamente specializzata in questo tipo di intervento. Non solo, nei casi in cui la localizzazione interessi differenti distretti corporei, a scendere in campo vi è anche l’èquipe di Urologia o della Chirurgia Generale.
Anche grazie a questa sinergia la remissione della malattia del tumore è piuttosto alta, pari al 75% dei casi.

Purtroppo a due anni dall’intervento una donna su due è recidiva con la stessa patologia. A questo punto le pazienti dovrebbero sottoporsi ad un nuovo programma di chemioterapia, ma purtroppo l’efficacia è di molto inferiore rispetto al trattamento iniziale. Si ritorna su percentuali che si avvicinano al successo del primo ciclo terapeutico (73,8%), se alla chemioterapia per le recidive viene aggiunta l’assunzione del Farletuzumab (continua…)

admin | 07.16.10 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |