- Bevacizumab….guadagnare tempo

CHICAGO – Il tumore all’ovaio, purtroppo, resta un avversario ostico e nonostante i molti sforzi compiuti non è ancora sconfitto. I numeri non lasciano scampo: con circa 5mila nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia e 3.400 decessi, la sopravvivenza a cinque anni delle donne è inferiore al 30 per cento. Mentre le ricerche di nuovi farmaci efficaci continuano, ci sono però piccoli progressi da registrare. L’obiettivo attuale (in attesa di poter mirare alla guarigione, che si ottiene in quasi il 90 per cento delle donne con un carcinoma scoperto al primo stadio) è quello di cronicizzare la malattia: ripetere vari cicli di chemioterapia, sapendo che in sette casi su dieci il cancro si ripresenta dopo un certo periodo. «Sono piccoli passi avanti in un’ottica generale, ma importanti per le pazienti perchè consentono di guadagnare mesi di libertà fra un ciclo di cure e l’altro» dice Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di ginecologia oncologica all’Istituto europeo di oncologia di Milano, commentando i dati di due nuovi studi presentati al congresso di oncologia Asco (American Society of Clinical Oncology)a Chicago.

LO STUDIO – E’ in questi casi che, secondo uno studio presentato all’Asco e condotto su 484 donne con carcinoma ricorrente, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia (carboplatino e gemcitamina) seguita da terapia di mantenimento con solo bevacizumab si è dimostrata in grado di dimezzare il rischio di progressione della malattia. In pratica, la recidiva si è presentata dopo oltre un anno (12,4 mesi) rispetto ai circa 8 mesi (8,4) che si riescono a guadagnare con la sola chemioterapia: «Quattro mesi in più senza cure e lontano dall’ospedale hanno un loro peso per le pazienti – aggiunge Colombo -. Senza contare che se la chemioterapia si somministra più tardi in genere è più efficace, quindi ci possiamo aspettare anche un aumento della sopravvivenza tout court».

PREVENZIONE E’ ANDARE DAL GINECOLOGO – L’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia tradizionale con carboplatino e paclitaxel sarebbe poi utile (stando agli esiti di un altro trial con 1.528 partecipanti) anche nei casi di tumore ovarico appena diagnosticato, soprattutto quando la malattia è particolarmente aggressiva. Possibile che non si possa davvero far nulla per prevenire questa neoplasia? «Ecco ciò che sappiamo – conclude l’esperta -: viene diagnosticata soprattutto nelle donne in post-menopausa, specie fra i 50 e i 60 anni di età; le persone con una storia familiare di cancro al seno o ovarico hanno più probabilità di ammalarsi; soprappeso e fumo espongono a un rischio maggiore. Infine, per ora, la visita annuale dal ginecologo resta l’unica prevenzione sensata».

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Un appello a tutti: chi ha utilizzato il CRM197?

Vi scrivo perche’ oggi mi serve la collaborazione di tutte voi. Molte donne contattano il sito per avere informazioni sul CRM197, una tossina che, secondo le ricerche e le scoperte dello scomparso Dott. Buzzi, potrebbe essere una valida terapia per la cura del tumore ovarico e di altre neoplasie.
Non mi dilungo a raccontare la storia del CRM197 e il suo traviato “viaggio” dall’Italia al Giappone dove ora viene sperimentato dal Dott.Mekada: potete trovare molte informazioni su internet.
Quello che invece ci manca e che stiamo tentando di raccogliere, sono i dati e i risultati di chi lo ha gia’ utilizzato. Avete qualche conoscente, amico, parente che ha utilizzato il CRM197? Potete raccontarci come e’ andata? Ha funzionato?
Vi prego, e’ importante, perche’ la vostra collaborazione rappresenta per alcune nostre amiche una possibilita’ da valutare. E le scelte, quando si e’ malati di tumore, sono sempre passi importanti. Dateci un aiuto!
Se non volete intervenire direttamente commentando il post, potete mandare una mail a m_paoletti@hotmail.it o contattarmi al 335 1226039.
Vi ringrazio tutti
Un abbraccio immenso
Moira Paoletti
admin | 06.23.11 | Senza categoria, , , , , | 13 Comments |

- Visualizzate le fasi iniziali delle metastasi del tumore ovarico

Gli scienziati della Harvard University hanno creato un modello di laboratorio utilizzando la tecnologia microscopica video time-lapse  che permette l’osservazione delle fasi iniziali delle metastasi del cancro ovarico.

cellula di tumore ovarico

“Siamo stati in grado di osservare i principali meccanismi molecolari che sono necessari per i processi di forza-dipendenti associati con metastasi”, ha detto Joan Brugge, Ph.D., professore e cattedra di biologia cellulare all’Università di Harvard.

Questi risultati sono stati pubblicati su Cancer Discovery, la nuova rivista della American Association for Cancer Research. Secondo Brugge, le cellule del cancro ovarico si diffondono in tutto il peritoneo fissandosi allo strato esterno degli organi in questa aera per poi spazzare via questo strato di cellule e incorporarsi all’organo , dove proliferano e  si espandono.

“La ragione per cui questi tumori sono così morbosi è che le metastasi crescono diventando abbastanza grandi da interferire con la funzione degli organi nel peritoneo,” ha detto.

Utilizzando la tecnica microscopica video time-lapse , Brugge e colleghi sono stati in grado di visualizzare la sequenza dettagliata di eventi associati all’inserimento di cellule tumorali in monostrati peritoneali  in coltura cellulare e comprenderne i comportamenti.

“In teoria, prendendo di mira queste molecole, può essere possibile per prevenire la formazione di nuovi tumori metastatici,” ha detto Brugge.

Lo studio è stato finanziato dal Dott. Miriam e Sheldon G. Adelson Medical Research Foundation e il National Institutes of Health

admin | 06.15.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Cabozantinib. Risultati promettenti ma ancora da approfondire

CHICAGO – Un inibitore dell’angiogenesi  ha dimostrato una evidente efficacia  in pazienti con carcinoma ovarico avanzato, indipendentemente dallo stato di platino sensibilità o platino resistenza.

Più della metà dei pazienti trattati con cabozantinib ha ottenuto il controllo della malattia nei tre mesi di follow-up . Tra i pazienti che avevano risposte obiettive, la durata mediana della risposta e’ stata di  36 settimane.

“Cabozantinib ha dimostrato una promettente attivita’ in entrambi i tumori platino-sensibile e platino-resistenti o refrattari alle ovaie”, ha detto Ronald J. Buckanovich, MD, dell’Università del Michigan ad Ann Arbor. “La durata della risposta è incoraggiante. La tollerabilità di cabozantinib è coerente con quella di altri inibitori delle tirosin chinasi.” (continua…)

admin | 06.13.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

-La Dott.ssa Colombo spiega le novita’ di ASCO

Credo che questo video spieghi bene quali sono le novita’ emerse al meeting di ASCO tenutosi qualche giorno fa.

 http://www.youtube.com/watch?v=pJEPpC6bqvQ

admin | 06.09.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Il punto di vista scientifico sul Vidatox

Da un visitatore del nostro sito ci arrivano alcune precisazioni sul Vidatox. Credo sia utile riportare le informazioni pro e contro questo nuovo “ritrovato” farmacologico.

All’inizio, le persone che dichiaravano di avere avuto benefici facevano uso del
preparato refrigerato (veleno diluito 1 a 300000 in soluzione acquosa). E`
teoricamente possible che tale preparato contenente tossina nell`ordine dei
nanogrammi possa interagire con le cellule del sistema immunitario
nella mucosa intestinale e iniziare una risposta anti-infiammatoria o anticancro
sistemica. Poi pero’
i cubani hanno immesso sul mercato una versione omeopatica Vidatox
diluito CH30 in 30% alcool.. Questo significa 30 diluizioni seriali 1 a 100.

Si e` passati da un preparato naturale (l`escozul, il veleno
diluito in soluzione acquosa descritto dalle Iene) a un omeopatico .

Ognuno di voi ha il diritto di avere queste informazioni e di discuterle con i propri medici di fiducia.

admin | 06.07.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- XL184 ancora risultati!

La pillola sperimentale della Exelixis Inc. (EXEL) ha ridotto i tumori maligni delle ossa dell’ 86 % negli uomini con cancro alla prostata e  la diffusione delle cellule tumorali in un quarto delle donne con tumore ovarico .

La ricerca ha valutato l’effetto del farmaco chiamato XL184 su nove tipi di tumore. Sulla base dei risultati diffusi oggi, Exelixis prevede di condurre studi più ampi all’ovaio e alla prostata, ha detto Michael Morrissey, chief executive officer della società.

“Abbiamo molto da imparare su questo farmaco, ma ha una proprietà estremamente interessante – sembra risolvere le metastasi ossee”, ha detto Eric Schmidt , analista di Cowen & Co. a New York , in una intervista telefonica “Questo non si era mai osservato nei pazienti  prima. “

XL184, noto anche come cabozantinib, mira ad arrestare la crescita o la diffusione dei tumori, bloccando tre enzimi che alimentano la crescita delle cellule tumorali e contribuiscono a portare  sangue al tumore.

Il Cancro ovarico tende a diffondersi dalle ovaie ai tessuti molli e piccoli depositi  tumorali cominciano ad apparire sull’intestino sullo stomaco – ha detto Gordon. Circa un quarto dei 51 pazienti ha ottenuto un 30% di riduzione della crescita tumorale, un risultato definito “impressionante”, perché la diffusione del cancro ovarico è molto difficile da controllare.

Per contattare il reporter su questa storia: Rob Waters a San Francisco a rwaters5@bloomberg.net .

Per contattare l’editore responsabile di questa storia: Reg Gale a rgale5@bloomberg.net .

admin | 05.20.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Poter essere mamma dopo un tumore. A Roma la banca del tessuto ovarico

 
 
Sarà presentata questo pomeriggio a Roma, alla presenza del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la terza bio-Banca italiana di tessuto ovarico ospitata presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Il progetto, diretto da Enrico Vizza, permetterà di conservare la corticale dell’ovaio contenente gli ovociti, per consentire il reinnesto nelle donne sopravvissute al cancro.
 
19 APR – A seguito della approvazione all’unanimità nel Consiglio regionale del Lazio, della mozione 137 dell’11/01/11, sarà presentata ufficialmente questo pomeriggio a Roma, presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, la terza bio-Banca italiana di tessuto ovario. Grazie a questa iniziativa la corticale dell’ovaio contenente gli ovociti potrà essere conservata in azoto liquido per poi poter esser reinnestata nella donna sopravvissuta al cancro dopo la fine dei trattamenti oncologici, permettendole una ripresa sia della funzione ormonale che riproduttiva.

“La diagnosi precoce, il miglioramento delle tecniche chirurgiche e l’introduzione di nuovi chemio/radioterapici – spiega Enrico Vizza, responsabile della Uoc di  Ginecologia Oncologica e responsabile della nuova Banca del tessuto ovarico presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – hanno aumentato considerevolmente le aspettative di vita delle donne affette da patologie neoplastiche. Alla terapia oncologica però, sono associati danni a carico dell’ovaio che possono provocare arresto dello sviluppo e sterilità nella bambina, perdita della fertilità nella donna adulta e menopausa precoce. Considerando il sempre maggiore numero di pazienti guarite dopo neoplasie – sottolinea Vizza - si deve poter pensare al loro benessere globale e all’aspettativa di una vita normale”.
(continua…)

admin | 04.20.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Sperimentazione in UK e Olanda del ADZ5363

Un altro nuovo farmaco, il ADZ5363 entra nella fase uno della sperimentazione e i ricercatori coinvolti stanno recrutando donne malate di tumore ovarico. Questa terapia agisce bloccando gli enzimi che sono coinvolti nello sviluppo del cancro e che permettono ai tumori di diventare resistenti ai trattamenti convenzionali.

Per info e richieste di reclutamento: http://www.royalmarsden.nhs.uk/contact/online-contact-form

The Royal Marsden
Fulham Road
London SW3 6JJ
Tel 020 7352 8171           020 7352 8171

admin | 04.16.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Un altro farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici

Un nuovo farmaco che inibisce la resistenza ai chemioterapici e rallenta la crescita del tumore ovarico. Queste sono le caratteristiche fondamentali del nuovo farmaco sperimentale, finora testato in vitro e sui topi dalla UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center che a breve iniziera’ la sperimentazione su pazienti malate di tumore ovarico.

Il farmaco, il NVP-BEZ235 inibisce la crescita delle cellule del carcinoma ovarico che sono diventate resistenti ai trattamenti convenzionali con chemioterapici al platino, migliorandone sensibilmente gli effetti se utilizzato insieme alla stessa. Cosi afferma il Dottor Oliver Dorigo, assistente professore di ostetricia e ginecologia e co autore della ricerca.

“La chemioterapia a base di platino e’ efficace nel trattamento del tumore ovarico fintanto che le cellule rimangono sensibili. Ma una volta che diventano resistenti, trattare il cancro diventa una sfida difficile. Questo e’ il grande ostacolo nella cura del carcinoma ovarico in quanto la maggior parte delle pazienti sviluppa la temuta chemioresistenza ad un certo punto della terapia. E’ cruciale rompere questo passaggio se vogliamo cronicizzare il tumore e migliorare la sopravvivenza a lungo termine delle nostre pazienti”.

I risultati dello studio sono stati pubblicati il 15 Aprile 2011 dal Clinical Cancer Research.

Il farmaco e’ in sperimentazione anche per altri tumori e i ricercatori coinvolti affermano che i primi risultati sono molto incoraggianti. Presto il NVP-BEZ235 verra’ testato per il tumore ovarico insieme alla chemio tradizionale in quanto si suppone che l’uso combinato possa essere piu’ efficace.

Per maggiori informazioni access@mednet.ucla.edu

admin | 04.16.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |