- Fondamentale la diagnosi precoce!

Fondamentale l’anticipazione diagnostica e l’attenzione ai segnali premonitori per combattere un tumore che colpisce ogni anno quasi 5 mila donne. In arrivo un nuovo farmaco per prevenire le recidive (ho appena scritto alla Fondazione Veronesi per sapere di che farmaco si tratta)

Diagnosi tempestive, nuovi marcatori tumorali e una chirurgia a “zero residuo”, senza più segno di malattia, seguita da chemioterapia, da sola o combinata a farmaci biologici che ne aumentino l’efficacia e prevengano le recidive. Sono queste oggi le indicazioni e gli obiettivi terapeutici per contrastare il tumore ovarico che, spesso scoperto in fase già avanzata, colpisce ogni anno 4800 donne fra i 50 e 70 anni. (continua…)

admin | 02.29.12 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- Acto Onlus: a maggio incontro pazienti, ricercatori e clinici

admin | 02.28.12 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- un farmaco antidiabete riduce il rischio di cancro

Come molte delle scoperte scientifiche anche quella che aveva fatto pensare ad un beneficio apportato dalla metformina nella lotta al cancro, era arrivata inaspettata. Nel 2005, alcuni ricercatori scozzesi avevano trovato percentuali particolarmente basse di sviluppo di tumori nei pazienti diabetici che prendevano il farmaco. Quella notizia, oltre a dare grande speranza, non era però mai stata confermata. Fino ad oggi: uno studio condotto dall’Università di Montréal e pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research ha infatti dimostrato che la metformina riduce il tasso di mutazione cellulare, e previene dall’accumulazione di danni al Dna. Da tempo si sa che sono proprio queste mutazioni a innescare il meccanismo che porta allo sviluppo di neoplasie, ma fino ad oggi nessuno aveva mai dimostrato che il rischio di sviluppare il cancro potesse essere diminuito semplicemente inibendo la possibilità del Dna di alterarsi. E soprattutto nessuno aveva dimostrato che per farlo può essere usata la metformina, un farmaco generico e dal costo contenuto, che viene usato per il trattamento del diabete di tipo II. Il meccanismo per cui questo succede, sembra, è che il medicinale potenzia la risposta dei linfociti T del sistema immunitario, abbassando la possibilità che si sviluppino carcinomi maligni.“È sorprendente che un farmaco per diabetici così comune e sicuro possa avere tra i suoi effetti quello di ridurre il rischio di cancro”, ha spiegato Michael Pollak, ricercatore della McGill’s University e medico del Jewish General Hospital, che ha collaborato allo studio. “I nostri risultati dimostrano finalmente come sia possibile: la metformina semplicemente diminuisce il tasso di mutazione delle cellule somatiche, aumentando il livello di sicurezza dell’organismo”. In particolare, spiegano i ricercatori, il meccanismo funziona perché il farmaco riduce i livelli di alcuni tipi di radicali liberi, chiamati ROS (reactive oxygen species). Questi infatti sono agenti danneggianti del Dna, che vengono prodotti nei mitocondri, gli organelli dove le cellule mettono in atto i processi che trasformano i nutrienti in energia. I ricercatori sapevano che la metformina agisse sui mitocondri, ma non conoscevano la sua azione sui radicali liberi. “Abbiamo scoperto che la molecola non agisce come un antiossidante classico”, ha spiegato Gerardo Ferbeyre dell’Università di Montréal. “Il farmaco, infatti, sembra ridurre selettivamente la produzione di ROS solo nei mitocondri presenti nelle cellule che presentano mutazioni oncogeniche”. “Lo studio apre delle prospettive di ricerca esaltanti”, ha poi concluso Pollak. “Naturalmente ciò non implica che da oggi in poi la metformina sarà usata direttamente per prevenire il cancro. Non sappiamo né se il farmaco nelle dosi normali si accumuli in concentrazioni sufficienti nei tessuti più a rischio, né se l’effetto benefico è confermato su pazienti non diabetici. Ma la possibilità che esista un meccanismo capace di proteggere il Dna dal danno ossidativo e che viene innescato da un farmaco già largamente usato è qualcosa di assolutamente inaspettato. Per confermare la buona notizia serviranno ulteriori studi, su più livelli”.

admin | 02.08.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Al via la prima sperimentazione per un vaccino contro il cancro

Da molto tempo si parla di vaccino contro il cancro. Molte squadre di ricercatori hanno infatti focalizzato la loro attenzione sulla ricerca di una sostanza, un virus, un batterio in grado di bloccare e prevenire la proliferazione di cellule cancerose all’interno dell’organismo umano. Il Roswell Park Cancer Institute, negli Stati Uniti ha in queste ore reso pubblico l’inizio del trial di sperimentazione umana del vaccino dendritico contro la patologia.
In poche parole, finalmente partiranno i test di efficacia del vaccino contro il cancro messo a punto basandosi sull’azione delle cellule dendritiche del sistema immunitario, ovvero portando ad una stimolazione mirata delle difese stesse del corpo umano. Una sorta di farmaco “cellulare” in grado di agire capillarmente sul tumore. Anche in Italia è iniziato qualche tempo fa uno studio analogo, basato su un protocollo esclusivo messo a punto dall’Istituto superiore di Sanità.
I ricercatori dell’istituto di Roswell hanno sottolineato ciò che il vaccino messo a punto da loro sia in grado di fare: ovvero sradicare le cellule tumorali e prevenire delle recidive della patologia. Il farmaco, soprannominato “NY-ESO-1 dendritic cell vaccine” promette, basandosi su una fase di sperimentazione in laboratorio, risultati ottimali per ciò che riguarda il cancro al seno, quello esofageo ed intestinale, il cancro ai reni ed ai polmoni, ed ancora buoni risultati per ciò che concerne il melanoma, il cancro ovarico, quello prostatico ed il sarcoma.

Il vaccino verrà “personalizzato” per ogni paziente e sarà prodotto “istantaneamente” secondo le esigenze, potendo contare su un appoggio ufficiale non indifferente, essendo il Governo stesso degli Stati Uniti tra i sostenitori dello studio.

Sottolinea il coordinator dello studio, il dott. Kunle Odunsi:
Questo trial rappresenta solo l’inizio di un ampio programma di attività nell’utilizzo del sistema immunitario umano per combattere il cancro. Il nostro processo di produzione contiene enormi potenzialità altrettanto applicabili nella terapia delle cellule staminali e nella medicina rigenerativa.

I malati di cancro che desiderano saperne di più su questa sperimentazione possono rivolgersi al Roswell Park al num 1-877-275-7724 o via e-mail scrivendo a : askrpci@roswellpark.org .

admin | 02.08.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

una chemio piu’ efficace e meglio tollerata

Si tratta di nabTM paclitaxel che, con una tecnologia all’avanguardia come la nanotecnologia e grazie a un veicolo naturale, l’albumina, colpisce direttamente la cellula tumorale. Come funziona questa tecnologia così innovativa? Per migliorare l’indice terapeutico dei taxani, che sono lo standard of care nel trattamento del tumore della mammella, è stata utilizzata una tecnologia all’avanguardia, la nanotecnologia che, sfruttando le proprietà di trasporto naturale dell’albumina, ha sviluppato nanoparticelle di albumina legate a paclitaxel. In tal modo la nanotecnologia ha consentito di trasformare un farmaco insolubile come paclitaxel in una forma solubile e iniettabile in nanoparticelle utilizzando l’albumina umana, che trasporta direttamente il farmaco al tumore. Le particelle di paclitaxel legate ad albumina hanno una dimensione media di 130 nm. NabTM paclitaxel (nabTM: nanoparticle albumin-bound), sospensione colloidale di paclitaxel e albumina sierica umana che non contiene il solvente Cremophor EL, è riconosciuto come la prima vera e propria nanoparticella, o prodotto farmaceutico basato sulla nanotecnologia, a essere approvato e immesso in commercio anche in Italia.

Qual è il meccanismo d’azione della piattaforma nabTM? La piattaforma nabTM sfrutta le proprietà peculiari dell’albumina come trasportatore naturale di molecole idrofobiche e sostanze nutritive – dal lume del vaso al tessuto bersaglio, che si trova dall’altra parte del lume del vaso – attraverso un processo di trasporto attivo chiamato transcitosi, mediato da un recettore specifico per albumina (gp60).
In particolare, il complesso nabTM paclitaxel lega recettori di superficie cellulare specifici per l’albumina (gp60) sulla membrana di cellule endoteliali, attivando un’altra proteina, la caveolina-1, che crea una tasca nella parete endoteliale. Questa tasca, tecnicamente chiamata caveola, consente al complesso farmaco-albumina di migrare attraverso il citoplasma della cellula con il meccanismo della transcitosi, di raggiungere l’altra parete della cellula endoteliale e di depositarsi così nell’interstizio tumorale.

Quali sono gli scenari futuri della ricerca, rispetto all’uso di questo nuovo e innovativo farmaco nella cura dei cosiddetti big killers? Si prevedono altri indicazioni per nabTM paclitaxel? NabTM paclitaxel ha offerto dei dati preliminari molto promettenti anche in altre forme tumorali, quali il melanoma in fase avanzata, per il quale sta per iniziare un trial clinico di Fase III, il tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), il tumore all’ovaio e alla vescica: sono quindi queste patologie il campo d’applicazione nel quale, in futuro, tale farmaco potrebbe dare importanti risultati per i pazienti.

admin | 02.08.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Sperimentato in Italia un nuovo farmaco molto promettente

MILANO, 28 DICEMBRE 2011 – Potrebbero esserci nuove speranze in futuro nella lotta al cancro, grazie a un farmaco sperimentale e agli studi di due equipe di ricercatori dell’Istituto di Candiolo. Il PLX4720 è già in uso negli Stati Uniti contro il melanoma, ma non è ancora disponibile in Italia e in Europa.

La ricerca, guidata da Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Genetica molecolare, e Federico Bussolino, direttore scientifico dell’Ircc, ha dimostrato che questo farmaco è in grado non solo di fare da <> contro la cellula colpita dal cancro, ma agisce sull’ambiente che circonda la cellula stessa, impedendone la proliferazione.
<>.

Lo studio è stato condotto sul gene “Braf”, la cui mutazione incontrollata è un processo fondamentale nei melanomi e nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide.
<>. Con due conseguenze: facilita l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici usati nel trattamento, e migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi.

Siamo di fronte a una nuova e importante tappa nella lotta al cancro. Questa strategia permette di colpire non solo la cellula cancerogena, ma soprattutto le vie di comunicazione tra la cellula malata e l’ambiente che la circonda e la nutre. <> spiega il professor Bardelli.

Il farmaco, già utilizzato negli Usa contro il melanoma, potrebbe essere approvato anche in Italia dall’Aifa. Grazie a esso le prospettive terapeutiche si estenderebbero attraverso un nuovo approccio al tumore, cioè lo studio dell’habitat della cellula neoplastica. <<È evidente che, trattandosi di uno studio pre-clinico, il farmaco non sarà utilizzabile da domani come una qualunque terapia già in uso, ma possiamo anticipare fin da subito che i primi studi che stiamo compiendo sull’utilizzo di questo medicinale anche contro il cancro del colon sta già dando risultati molto interessanti>> aggiunge Bardelli.

admin | 01.03.12 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |

- Nuovo vaccino riduce il tumore ovarico nei topo dell’ 80%

Un nuovo vaccino potrebbe essere sviluppato per il trattamento di cancro alle ovaie, del colon-retto e del pancreas.

Attualmente sperimentato sui topi, “questo vaccino provoca una risposta immunitaria molto forte”, ha detto il co-autore senior Geert-Jan Boons, professore di chimica e ricercatore nel UGA Cancer Center. “Attiva il sistema immunitario per ridurre le dimensioni del tumore in media del’80 per cento”.

Il vaccino, descritto questa settimana sulla prima edizione della rivista Proceedings of National Academy of Sciences, rivela una strategia promettente per il trattamento di tumori che condividono lo stesso tipo di carboidrati prodotti, tra cui tumori dell’ovaio e del colon-retto.

Quando le cellule diventano cancerose, gli zuccheri presenti nelle loro proteine ​​di superficie subiscono variazioni che le distinguono dalle cellule sane. Per decenni, gli scienziati hanno cercato di attivare il sistema immunitario per fargli riconoscere queste differenze e permettergli di distruggere le cellule cancerogene, piuttosto che le cellule normali. Ma dal momento che le cellule tumorali hanno origine all’interno del corpo, il sistema immunitario in genere non le riconosce come estranee.

I ricercatori hanno sperimentato un nuovo vaccino nei topi, che come gli esseri umani sviluppano tumori che iperesprimono una proteina nota come MUC1 sulla superficie delle loro cellule. La proteina tumorale si distingue da catene di carboidrati che la distinguono dalle cellule sane.

“Questa è la prima volta che viene sviluppato un vaccino che allena il sistema immunitario a distinguere e uccidere le cellule tumorali in base alle loro strutture di zucchero”, ha detto Gendler. “Siamo particolarmente entusiasti del fatto che la proteina MUC1 è stata recentemente riconosciuta dal National Cancer Institute come uno delle tre più importanti proteine ​​tumorali per lo sviluppo di vaccini”.

Gendler ha sottolineato che MUC1 si trova su oltre il 70 per cento di tutti i tumori mortali. Molti tumori, come mieloma del seno, al pancreas, alle ovaie e multiplo, esprimono MUC1 con i carboidrati brevi in oltre il 90 per cento dei casi.

Il vaccino rappresenta quasi un decennio di lavoro da parte dei Boons e il suo team. Uno studio del 2007 ha dimostrato l’efficacia del vaccino in un modello murino, e Boons è cautamente ottimista circa i suoi risultati più recenti. Nonostante i risultati promettenti nei topi, spesso questi non si traducono allo stesso modo negli esseri umani, ma Boons si è detto fiducioso che i vaccini che colpiscono le firme dei carboidrati specifici di cellule tumorali avranno un ruolo importante nel trattamento della malattia in futuro.

“Stiamo cominciando ad avere le terapie che possono insegnare al nostro sistema immunitario come combattere le cellule tumorali”, ha detto Boons. “In combinazione con la diagnosi precoce, la speranza è che un giorno il cancro diventerà una malattia gestibile”.

admin | 12.15.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Dalla Mayo Clinic USA un duo di farmaci super efficaci

ScienceDaily (7 dicembre 2011) – L’uso di due farmaci in combinazione mai sperimentato prima contro carcinoma ovarico avrebbe comportato una distruzione del 70% delle cellule tumorali già resistenti agli agenti chemioterapici comunemente utilizzati. Cosi affermano i ricercatori della Mayo Clinic in Florida. Il loro rapporto, pubblicato online in Gynecologic Oncology, spiega che questa combinazione (ixabepilone e sunitinib), potrebbe offrire un’opzione di trattamento alternativa per le donne con tumore ovarico avanzato, quando cioe’ la malattia non risponde piu’ ai farmaci chemioterapici convenzionali.
Per informazioni: gcolonotero@mayo.edu

admin | 12.09.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Colpa di un gene se la chemio non funziona

Se la chemioterapia non funziona è colpa di una variante del gene KRAS

Un gene potrebbe essere la causa di cattivi risultati nel trattamento del cancro all’ovaio in alcune pazienti. La variante del gene KRAS potrebbe però diventare il target di una nuova classe di farmaci per questa patologia.

Il trattamento standard per il cancro all’ovaio è la chemioterapia a base di platino, ma spesso alcune donne possono sviluppare una resistenza specifica al trattamento, che risulta in una cattiva efficacia della cura. Ma alcuni ricercatori dell’Università di Yale promettono che da oggi sarà possibile riconoscere quali donne reagiranno male al trattamento. Come? Tramite un’analisi genetica. I ricercatori hanno infatti dimostrato, in uno studio apparso sulla rivistaOncogene (del gruppoNature), che sarebbe una piccola variante dell’oncogene KRAS – uno di quelli che regolano la distruzione cellulare – la responsabile della cattiva risposta alla chemioterapia.

La modificazione genetica sarebbe presente in circa il 12-15% delle donne di origine caucasica e nel 6% di quelle africane,nonché addirittura in un quarto di tutte coloro che sviluppano cancro alle ovaie. Le pazienti che presentano il biomarker appena scoperto dimostrerebbero di avere una probabilità tre volte maggiore di sviluppare resistenza al trattamento a base di platino. Inoltre, le donne in menopausa con la particolare variante dell’oncogene KRAS hanno anche tassi di sopravvivenza minori.
“Ciò ci aiuta a identificare le donne che hanno un rischio maggiore di sviluppare resistenza alla chemioterapia e quelle che avranno maggiori probabilità di ottenere i risultati peggiori con il trattamento”, ha spiegato Joanne Weidhaas, docente di radiologia terapeutica allo Yale Cancer Center. “Non ci sono molte varianti genetiche che possono farlo”.
Il biomarker affascina gli scienziati perché non agisce in un area del Dna che codifica per proteine, ma modifica il modo in cui il microRna controlla l’espressione genica.
Secondo i ricercatori, questa nuova scoperta è promettente. “Potremmo sviluppare diversi farmaci che hanno come target proprio il gene KRAS e i pathway a lui associati”, ha detto la ricercatrice, che è stata la coordinatrice della ricerca appena pubblicata.
In test di laboratorio, infatti, i ricercatori hanno bloccato l’espressione di questo gene, riducendo significativamente la crescita delle cellule tumorali. E questo, secondo gli scienziati, non sarebbe che il preludio alla cura delle pazienti di cancro all’ovaio.

admin | 12.09.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- PANVAC il vaccino del vaiolo che combatte le metastasi

Uno studio pubblicato sul magazine Clinical Cancer Research riporta come un particolare vaccino geneticamente modificato a partire dal vaccino classico del vaiolo riesce a tenere sotto controllo le metastasi del cancro al seno e alle ovaie. PANVAC, questo il nome del vaccino, contiene i geni MUC-1 e CEA, due marcatori peculiari del cancro. Lo studio ha sperimentato il vaccino su 26 pazienti affetti da metastasi da cancro a ovaio e seno. Tutte le donne erano state preventivamente trattate con tutte le terapie disponibili. Gli studiosi hanno appurato che il vaccino riesce a tenere a bada le metastasi controllandone la progressione e in alcuni casi a stabilizzare la malattia. “Con questo vaccino possiamo generare una risposta immune che porta un risultato clinico per alcuni pazienti”, ha dichiarato James Gulley del National Cancer Institute di Bethesda che ha guidato al sperimentazione pilota.
Per Info:
Dott. Gulley
Phone: 301-435-2956
Fax: 301-480-1779
gulleyj@mail.nih.gov

admin | 11.11.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |