una chemio piu’ efficace e meglio tollerata

Si tratta di nabTM paclitaxel che, con una tecnologia all’avanguardia come la nanotecnologia e grazie a un veicolo naturale, l’albumina, colpisce direttamente la cellula tumorale. Come funziona questa tecnologia così innovativa? Per migliorare l’indice terapeutico dei taxani, che sono lo standard of care nel trattamento del tumore della mammella, è stata utilizzata una tecnologia all’avanguardia, la nanotecnologia che, sfruttando le proprietà di trasporto naturale dell’albumina, ha sviluppato nanoparticelle di albumina legate a paclitaxel. In tal modo la nanotecnologia ha consentito di trasformare un farmaco insolubile come paclitaxel in una forma solubile e iniettabile in nanoparticelle utilizzando l’albumina umana, che trasporta direttamente il farmaco al tumore. Le particelle di paclitaxel legate ad albumina hanno una dimensione media di 130 nm. NabTM paclitaxel (nabTM: nanoparticle albumin-bound), sospensione colloidale di paclitaxel e albumina sierica umana che non contiene il solvente Cremophor EL, è riconosciuto come la prima vera e propria nanoparticella, o prodotto farmaceutico basato sulla nanotecnologia, a essere approvato e immesso in commercio anche in Italia.

Qual è il meccanismo d’azione della piattaforma nabTM? La piattaforma nabTM sfrutta le proprietà peculiari dell’albumina come trasportatore naturale di molecole idrofobiche e sostanze nutritive – dal lume del vaso al tessuto bersaglio, che si trova dall’altra parte del lume del vaso – attraverso un processo di trasporto attivo chiamato transcitosi, mediato da un recettore specifico per albumina (gp60).
In particolare, il complesso nabTM paclitaxel lega recettori di superficie cellulare specifici per l’albumina (gp60) sulla membrana di cellule endoteliali, attivando un’altra proteina, la caveolina-1, che crea una tasca nella parete endoteliale. Questa tasca, tecnicamente chiamata caveola, consente al complesso farmaco-albumina di migrare attraverso il citoplasma della cellula con il meccanismo della transcitosi, di raggiungere l’altra parete della cellula endoteliale e di depositarsi così nell’interstizio tumorale.

Quali sono gli scenari futuri della ricerca, rispetto all’uso di questo nuovo e innovativo farmaco nella cura dei cosiddetti big killers? Si prevedono altri indicazioni per nabTM paclitaxel? NabTM paclitaxel ha offerto dei dati preliminari molto promettenti anche in altre forme tumorali, quali il melanoma in fase avanzata, per il quale sta per iniziare un trial clinico di Fase III, il tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), il tumore all’ovaio e alla vescica: sono quindi queste patologie il campo d’applicazione nel quale, in futuro, tale farmaco potrebbe dare importanti risultati per i pazienti.

admin | 02.08.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Sperimentato in Italia un nuovo farmaco molto promettente

MILANO, 28 DICEMBRE 2011 – Potrebbero esserci nuove speranze in futuro nella lotta al cancro, grazie a un farmaco sperimentale e agli studi di due equipe di ricercatori dell’Istituto di Candiolo. Il PLX4720 è già in uso negli Stati Uniti contro il melanoma, ma non è ancora disponibile in Italia e in Europa.

La ricerca, guidata da Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Genetica molecolare, e Federico Bussolino, direttore scientifico dell’Ircc, ha dimostrato che questo farmaco è in grado non solo di fare da <> contro la cellula colpita dal cancro, ma agisce sull’ambiente che circonda la cellula stessa, impedendone la proliferazione.
<>.

Lo studio è stato condotto sul gene “Braf”, la cui mutazione incontrollata è un processo fondamentale nei melanomi e nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide.
<>. Con due conseguenze: facilita l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici usati nel trattamento, e migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi.

Siamo di fronte a una nuova e importante tappa nella lotta al cancro. Questa strategia permette di colpire non solo la cellula cancerogena, ma soprattutto le vie di comunicazione tra la cellula malata e l’ambiente che la circonda e la nutre. <> spiega il professor Bardelli.

Il farmaco, già utilizzato negli Usa contro il melanoma, potrebbe essere approvato anche in Italia dall’Aifa. Grazie a esso le prospettive terapeutiche si estenderebbero attraverso un nuovo approccio al tumore, cioè lo studio dell’habitat della cellula neoplastica. <<È evidente che, trattandosi di uno studio pre-clinico, il farmaco non sarà utilizzabile da domani come una qualunque terapia già in uso, ma possiamo anticipare fin da subito che i primi studi che stiamo compiendo sull’utilizzo di questo medicinale anche contro il cancro del colon sta già dando risultati molto interessanti>> aggiunge Bardelli.

admin | 01.03.12 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |

- Nuovo vaccino riduce il tumore ovarico nei topo dell’ 80%

Un nuovo vaccino potrebbe essere sviluppato per il trattamento di cancro alle ovaie, del colon-retto e del pancreas.

Attualmente sperimentato sui topi, “questo vaccino provoca una risposta immunitaria molto forte”, ha detto il co-autore senior Geert-Jan Boons, professore di chimica e ricercatore nel UGA Cancer Center. “Attiva il sistema immunitario per ridurre le dimensioni del tumore in media del’80 per cento”.

Il vaccino, descritto questa settimana sulla prima edizione della rivista Proceedings of National Academy of Sciences, rivela una strategia promettente per il trattamento di tumori che condividono lo stesso tipo di carboidrati prodotti, tra cui tumori dell’ovaio e del colon-retto.

Quando le cellule diventano cancerose, gli zuccheri presenti nelle loro proteine ​​di superficie subiscono variazioni che le distinguono dalle cellule sane. Per decenni, gli scienziati hanno cercato di attivare il sistema immunitario per fargli riconoscere queste differenze e permettergli di distruggere le cellule cancerogene, piuttosto che le cellule normali. Ma dal momento che le cellule tumorali hanno origine all’interno del corpo, il sistema immunitario in genere non le riconosce come estranee.

I ricercatori hanno sperimentato un nuovo vaccino nei topi, che come gli esseri umani sviluppano tumori che iperesprimono una proteina nota come MUC1 sulla superficie delle loro cellule. La proteina tumorale si distingue da catene di carboidrati che la distinguono dalle cellule sane.

“Questa è la prima volta che viene sviluppato un vaccino che allena il sistema immunitario a distinguere e uccidere le cellule tumorali in base alle loro strutture di zucchero”, ha detto Gendler. “Siamo particolarmente entusiasti del fatto che la proteina MUC1 è stata recentemente riconosciuta dal National Cancer Institute come uno delle tre più importanti proteine ​​tumorali per lo sviluppo di vaccini”.

Gendler ha sottolineato che MUC1 si trova su oltre il 70 per cento di tutti i tumori mortali. Molti tumori, come mieloma del seno, al pancreas, alle ovaie e multiplo, esprimono MUC1 con i carboidrati brevi in oltre il 90 per cento dei casi.

Il vaccino rappresenta quasi un decennio di lavoro da parte dei Boons e il suo team. Uno studio del 2007 ha dimostrato l’efficacia del vaccino in un modello murino, e Boons è cautamente ottimista circa i suoi risultati più recenti. Nonostante i risultati promettenti nei topi, spesso questi non si traducono allo stesso modo negli esseri umani, ma Boons si è detto fiducioso che i vaccini che colpiscono le firme dei carboidrati specifici di cellule tumorali avranno un ruolo importante nel trattamento della malattia in futuro.

“Stiamo cominciando ad avere le terapie che possono insegnare al nostro sistema immunitario come combattere le cellule tumorali”, ha detto Boons. “In combinazione con la diagnosi precoce, la speranza è che un giorno il cancro diventerà una malattia gestibile”.

admin | 12.15.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Dalla Mayo Clinic USA un duo di farmaci super efficaci

ScienceDaily (7 dicembre 2011) – L’uso di due farmaci in combinazione mai sperimentato prima contro carcinoma ovarico avrebbe comportato una distruzione del 70% delle cellule tumorali già resistenti agli agenti chemioterapici comunemente utilizzati. Cosi affermano i ricercatori della Mayo Clinic in Florida. Il loro rapporto, pubblicato online in Gynecologic Oncology, spiega che questa combinazione (ixabepilone e sunitinib), potrebbe offrire un’opzione di trattamento alternativa per le donne con tumore ovarico avanzato, quando cioe’ la malattia non risponde piu’ ai farmaci chemioterapici convenzionali.
Per informazioni: gcolonotero@mayo.edu

admin | 12.09.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- Colpa di un gene se la chemio non funziona

Se la chemioterapia non funziona è colpa di una variante del gene KRAS

Un gene potrebbe essere la causa di cattivi risultati nel trattamento del cancro all’ovaio in alcune pazienti. La variante del gene KRAS potrebbe però diventare il target di una nuova classe di farmaci per questa patologia.

Il trattamento standard per il cancro all’ovaio è la chemioterapia a base di platino, ma spesso alcune donne possono sviluppare una resistenza specifica al trattamento, che risulta in una cattiva efficacia della cura. Ma alcuni ricercatori dell’Università di Yale promettono che da oggi sarà possibile riconoscere quali donne reagiranno male al trattamento. Come? Tramite un’analisi genetica. I ricercatori hanno infatti dimostrato, in uno studio apparso sulla rivistaOncogene (del gruppoNature), che sarebbe una piccola variante dell’oncogene KRAS – uno di quelli che regolano la distruzione cellulare – la responsabile della cattiva risposta alla chemioterapia.

La modificazione genetica sarebbe presente in circa il 12-15% delle donne di origine caucasica e nel 6% di quelle africane,nonché addirittura in un quarto di tutte coloro che sviluppano cancro alle ovaie. Le pazienti che presentano il biomarker appena scoperto dimostrerebbero di avere una probabilità tre volte maggiore di sviluppare resistenza al trattamento a base di platino. Inoltre, le donne in menopausa con la particolare variante dell’oncogene KRAS hanno anche tassi di sopravvivenza minori.
“Ciò ci aiuta a identificare le donne che hanno un rischio maggiore di sviluppare resistenza alla chemioterapia e quelle che avranno maggiori probabilità di ottenere i risultati peggiori con il trattamento”, ha spiegato Joanne Weidhaas, docente di radiologia terapeutica allo Yale Cancer Center. “Non ci sono molte varianti genetiche che possono farlo”.
Il biomarker affascina gli scienziati perché non agisce in un area del Dna che codifica per proteine, ma modifica il modo in cui il microRna controlla l’espressione genica.
Secondo i ricercatori, questa nuova scoperta è promettente. “Potremmo sviluppare diversi farmaci che hanno come target proprio il gene KRAS e i pathway a lui associati”, ha detto la ricercatrice, che è stata la coordinatrice della ricerca appena pubblicata.
In test di laboratorio, infatti, i ricercatori hanno bloccato l’espressione di questo gene, riducendo significativamente la crescita delle cellule tumorali. E questo, secondo gli scienziati, non sarebbe che il preludio alla cura delle pazienti di cancro all’ovaio.

admin | 12.09.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- PANVAC il vaccino del vaiolo che combatte le metastasi

Uno studio pubblicato sul magazine Clinical Cancer Research riporta come un particolare vaccino geneticamente modificato a partire dal vaccino classico del vaiolo riesce a tenere sotto controllo le metastasi del cancro al seno e alle ovaie. PANVAC, questo il nome del vaccino, contiene i geni MUC-1 e CEA, due marcatori peculiari del cancro. Lo studio ha sperimentato il vaccino su 26 pazienti affetti da metastasi da cancro a ovaio e seno. Tutte le donne erano state preventivamente trattate con tutte le terapie disponibili. Gli studiosi hanno appurato che il vaccino riesce a tenere a bada le metastasi controllandone la progressione e in alcuni casi a stabilizzare la malattia. “Con questo vaccino possiamo generare una risposta immune che porta un risultato clinico per alcuni pazienti”, ha dichiarato James Gulley del National Cancer Institute di Bethesda che ha guidato al sperimentazione pilota.
Per Info:
Dott. Gulley
Phone: 301-435-2956
Fax: 301-480-1779
gulleyj@mail.nih.gov

admin | 11.11.11 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

- Scoperta la proteina che blocca i tumori

4 macrofagi


La chiave per bloccare la crescita di un tumore nell’organismo, interrompendo il processo di conversione delle cellule normali in cellule neoplastiche, potrebbe essere nei macrofagi, cellule della linea di difesa primaria dell’organismo. I macrofagi che fanno parte del meccanismo di immunità innata, vengono attirati nel tessuto tumorale e riprogrammati, con il risultato di venire disarmati delle loro funzioni antitumorali e dirottati a contribuire alla crescita e diffusione delle cellule malate.

LO STUDIO -Un gruppo di ricerca canadese ha descritto, in uno studio pubblicato su Cancer Research, l’azione di una proteina posta sulla superficie dei macrofagi (S100A10) che, se bloccata, interrompe il sostegno di queste cellule a quelle tumorali. «Questa proteina agisce come un paio di forbici – afferma David Waisman, del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare e patologia del centro ricerche sul cancro della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada – che tagliano il tessuto-barriera che si crea attorno al tumore, consentendo ai macrofagi di entrare nel sito della neoplasia e combinarsi con le cellule malate». Inoltre, gli studiosi hanno osservato che senza l’aiuto dei macrofagi, il tumore non cresce. Il prossimo passo sarà quello di capire esattamente come funziona la proteina S100A10, per individuare agenti farmaceutici in grado di bloccarne l’azione, impedendo così il movimento dei macrofagi verso il sito del tumore.
per info:
David M. Waisman, Departments of Biochemistry & Molecular Biology and Pathology, Dalhousie University, 1459 Oxford Street, Halifax, Nova Scotia, Canada B3H 4R2. Phone: 902-494-1803 ; Fax: 902-494-1355; E-mail: david.waisman@dal.ca

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- la FIVET aumenta il rischio di tumore ovarico

Il cancro ovarico è la terza – quarta causa di morte per cancro delle donne nei paesi Europei. Un nuovo studio, pubblicato online il 26 ottobre nella rivista Human Reproduction, ha dimostrato che la stimolazione ovarica per la fertilizzazione in vitro (IVF – FIVET) aumenta il rischio di tumori ovarici borderline, ma la buona notizia è che non aumenta significativamente il rischio di invasività del cancro ovarico. Inoltre, non c’e’ aumento del rischio di malattia correlato al numero di cicli di fecondazione in vitro. Un gruppo di ricerca guidato da Flora van Leeuwen, PhD, direttore di epidemiologia presso il Cancer Institute di Amsterdam, Paesi Bassi, ha scoperto che il rischio a lungo termine per i tumori ovarici generale è stato due volte più elevato nelle donne che hanno ricevuto stimolazione ovarica per FIVET . Lo studio è stato condotto a causa della crescente preoccupazione fra le donne che la stimolazione ovarica per FIVET potesse provocare tumori ovarici. L ‘”incessante l’ovulazione” e la necessita’ delle cellule di riparare ogni volta l’epitelio delle ovaie potrebbe essere la spiegazione di questo rischio. Inoltre, l’esposizione alle gonadotropine e agli estrogeni utilizzati in FIVET potrebbe aumentare il rischio di neoplasie ovariche.

I dati sono stati ottenuti dalle cartelle cliniche di 19.146 donne che avevano ricevuto il trattamento IVF nei Paesi Bassi dal 1983 al 1995. I protocolli di trattamento di fecondazione in vitro utilizzati fino al 1995 erano molto piu aggressivi rispetto ai protocolli attualmente utilizzati, e gli autori della ricerca lo evidenziano chiaramente come una limitazione dello studio.

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Dall’omento il nutrimento del tumore ovarico

Londra, 31 ott. – Una massa di grandi dimensioni di cellule adipose presente nello stomaco svolge un ruolo essenziale nel rifornimento di sostanze nutrienti alla crescita del carcinoma ovarico. Lo riporta uno studio dell’Universita’ di Chicago pubblicato su Nature Medicine. Il cancro ovarico costituisce la quinta causa di decessi per cancro nelle donne e tende a diffondersi all’interno della cavita’ addominale.
Nell’80 per cento delle donne, il tumore ovarico si diffonde all’interno delle cellule adipose, chiamate omento. Spesso, la crescita del cancro all’omento supera la crescita del cancro ovarico originario. “Questo tessuto adiposo, che e’ straordinariamente ricco di lipidi ad alta densita’ energetica, agisce come trampolino di lancio per la diffusione di un cancro ovarico il piu’ delle volte letale”, ha detto l’autore dello studio Ernst Lengyel, docente di ostetricia e ginecologia presso l’Universita’ di Chicago. “Le cellule che compongono l’omento contengono l’equivalente biologico del carburante permettendo alle cellule tumorali di nutrirsi e di moltiplicarsi rapidamente. Ottenere una migliore comprensione di questo processo potrebbe aiutarci a imparare a rimuoverlo”.
I ricercatori hanno eseguito una serie di esperimenti per identificare il ruolo di queste cellule lipidiche come mediatori principali delle metastasi del cancro ovarico. Il primo passo e’ stato quello di comprendere i segnali biologici che attraggono le cellule del cancro ovarico all’omento per poi utilizzarlo per una rapida crescita. Una proteina nota come proteina vincolante per gli acidi grassi (FABP4), potrebbe rivelarsi cruciale per questo processo e potrebbe essere un bersaglio per il trattamento. Quando i ricercatori hanno inibito FABP4, il trasferimento dei nutrienti dalle cellule di grasso alle cellule tumorali e’ stato drasticamente ridotto.
“Quindi – scrivono gli autori – FABP4 emerge come un bersaglio eccellente nel trattamento di tumori caratterizzati da una diffusione intra-addominale”.

admin | 11.01.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- bassi livelli di glutatione nei tumori ovarici avanzati e nelle recidive

Da uno studio pubblicato nel Journal of Ovarian research, e’ emerso che i livelli di glutatione (esattamente GPX3) erano nettamente diminuiti nelle donne con tumore ovarico sieroso proporzionalmente allo stadio della malattia. Lo stesso decremento e’ stato evidenziato in caso di recidiva del tumore.
Se cio’ rappresenti una caratteristica generale della malattia o un suo segno di progressione e’ ancora da determinare. Comprendere questa relazione potrebbe essere un grande aiuto per la conoscenza di questa particolare forma di tumore ovarico, comune e aggressiva.

PER APPROFONDIMENTI SUL GLUTATIONE

http://it.wikipedia.org/wiki/Glutatione

http://www.anagen.net/glutat.htm

Autori: Deep AgnaniOlga Camacho-VanegasCatalina CamachoShashi LeleKunle OdunsiSamantha CohenPeter DottinoJohn Martignetti

admin | 10.24.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |