- Diagnosi precoce: una nuova scoperta

Individuare precocemente il cancro ovarico, nella sua fase iniziale, non è semplice poiché può rimanere nascosto fino a quando è in fase avanzata, quando è molto più difficile da trattare. (fonte immagine)

In genere viene diagnosticato alla presenza dei primi sintomi: dolore nel basso ventre e una sensazione di pienezza nell’addome.

Ecco perché è importante segnalare la scoperta di una sostanza chimica nel sangue che potrebbe aiutare i medici a rilevare la presenza di cellule cancerose nelle ovaie, prima di quanto sia possibile con gli strumenti a disposizione oggi.

Lo sostiene uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago e pubblicata sull’autorevole rivista “Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention” edita dalla Società Americana per la Ricerca sul Cancro.

La scoperta consiste nella presenza di un marcatore del sangue delle donne che hanno il tumore ovarico, ma non in quelli sani: si tratta dell’anticorpo “mesotelina”.

Gli anticorpi sono stati trovati nel sangue della maggior parte delle donne con tumore ovarico, così come le donne con infertilità dovuta a problemi con l’ovaio, mentre non erano presenti in donne sane.

Secondo altri istituti di ricerca questi primi risultati sono interessanti, ma ulteriori studi dovranno essere sperimentati su più donne al fine di confermare se questa molecola potrebbe essere utile nella diagnosi precoce del cancro.

admin | 08.21.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Da Modena e Reggio una scoperta per combattere il tumore ovarico

Maria Paola Costi

Il carcinoma ovarico, il sesto tumore più diffuso al mondo, potrà essere meglio combattuto dal punto di vista terapeutico.
E’ il risultato di una strategia individuata da alcuni ricercatori tedeschi e italiani, tra cui Maria Paola Costi e Glauco Ponterini dell’università di Modena e Reggio , che impedisce l’insorgere della resistenza ai farmaci durante la cura della malattia.
I ricercatori hanno individuato alcuni peptidi che riescono ad inibire un enzima indispensabile per la sintesi del Dna, e quindi anche per la crescita di cellule tumorali. Questi peptidi agiscono con un nuovo meccanismo inibitorio, legandosi all’interfaccia fra le due subunità dell’enzima timidilato sintasi e contrastano la crescita di cellule tumorali resistenti ai farmaci attualmente in uso clinico.
Presto sarà avviato uno studio clinico pilota sul loro meccanismo nella struttura complessa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.
Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences Usa”, e ha come prima autrice Daniela Cardinale, una giovane ricercatrice che ha svolto il suo dottorato nei laboratori modenesi del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Ateneo Emiliano e attualmente si trova a Bordeaux per un periodo di post-dottorato.

Maria Paola Costi, dell’ateneo di Modena e Reggio
Il tumore ovarico è il sesto più diffuso. Colpisce oltre 200mila donne ogni anno nel mondo ed ha incidenza maggiore nei paesi industrializzati. È caratterizzato da alta mortalità a causa di una frequente diagnosi tardiva e del rapido sviluppo di resistenza ai farmaci. Alcuni farmaci antitumorali impiegati nella chemioterapia, inibiscono l’enzima timidilato sintasi, ma a volte la malattia è in grado di resistere ai farmaci. Nel corso del lavoro di ricerca, sono stati invece scoperti diversi peptidi che inibiscono la timidilato sintasi. Gli sviluppi successivi, già in corso e supportati dall’ Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (Airc), consisteranno – anticipa una nota dell’ateneo emiliano – in un’ottimizzazione dei composti e nell’analisi dettagliata dei meccanismi d’azione nelle cellule, e in uno studio clinico pilota che coinvolge il centro oncologico dell’Università di Modena e Reggio.

admin | 08.02.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Dall’India una ricerca genetica promettente

KOLKATA: una nuova ricerca offre grandi speranze per migliaia di pazienti con carcinoma ovarico. Essa rivela che una forma della malattia farmaco-resistente può essere trattata con la terapia genica e aiutare a prolungare la durata della vita delle pazienti. Anche se l’esperimento è ancora in una fase preliminare, i ricercatori prevedono di essere ad un anno di distanza dalla messa a punto di un farmaco che potrebbe prevenire le ricadute nelle pazienti ‘platino-resistenti’ .

L’unico modo di neutralizzare la platino resistenza è quello di colpire il gene che porta alla malattia e bloccarlo per evitare il ripetersi. Abbiamo identificato il gene in questione e stiamo lavorando a vari metodi per ritardarlo “, ha affermato Ashish Mukhopadhyay, direttore del Subhas Netaji Cancer Research Institute (NSCRI).
L’istituto ha condotto due trials sperimentali e spera di iniziare un vero e proprio trial sulle pazienti entro la fine del 2011. Il gruppo di ricerca ha usato un enzima per bloccare il gene per la resistenza di platino . “Finora, abbiamo provato su un paio di pazienti e in entrambi i casi e’ stata evitata la ricaduta. E ‘ancora troppo presto per giungere ad una conclusione, ma i risultati suggeriscono che siamo sulla strada giusta. Speriamo di essere in grado di completare le basi per una vera e propria sperimentazione in meno di un anno da ora “, ha detto un membro del team di ricerca.

West Bengal riceve più di 2.000 pazienti resistenti al platino ogni anno. “E sarà davvero un vantaggio, non solo per questi pazienti, ma anche per milioni di altri che potrebbero trarre beneficio dalla terapia genica . La terapia genica è la strada da seguire per il trattamento di quelle forme di cancro che non possono essere trattate con la terapia cellulare. E ‘tempo di guardare oltre la chemioterapia e le ricerche come queste sono quello che ci serve “, ha detto Chinmay Bose, oncologo.

Sponsorizzato da un’agenzia, la ricerca deve ancora attraversare il primo stadio. “Stiamo mantenendo le dita incrociate”, ha detto Subrata Mondol, un membro del team insieme a Ruchi Lal, Feroz Gharami e Pritam Hazra.

- Ho contattato il Prof. Ashish Mukhopadhyay per ulteriori informazioni. Appena riceveremo la sua risposta, verra’ pubblicata nel sito

admin | 07.18.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- una nuova sperimentazione

Phoenix, Arizona (NAPSI) – I medici di tutto il mondo stanno reclutando donne con cancro ovarico ricorrente per partecipare a due nuovi studi di ricerca clinica denominati TRINOVA-1 e TRINOVA-2.

Anche se ci sono stati notevoli progressi nei trattamenti negli ultimi anni, spesso nelle donne trattate per carcinoma ovarico avanzato si verifica ancora una recidiva della malattia.

“Per le donne con carcinoma ovarico ricorrente, la partecipazione ad uno studio di ricerca clinica può essere un’opzione da considerare”, ha detto Bradley Monk, MD, ricercatore principale per lo studio-1 TRINOVA alla Catholic Healthcare West a Phoenix, AZ. “Le donne che partecipano a tali studi possono ricevere un farmaco sperimentale che può aiutare i ricercatori a trovare un nuovo modo per curare questa malattia.”

Lo scopo del TRINOVA-1 e TRINOVA-2 e’ di scoprire se l’aggiunta del farmaco sperimentale AMG 386 alla chemioterapia migliora la durata di tempo senza recidive della malattia rispetto al trattamento con sola chemioterapia.

AMG 386, sviluppato da Amgen, è un farmaco sperimentale nuovo conosciuto come un inibitore dell’angiogenesi. L’angiogenesi è il processo che l’organismo utilizza per far crescere nuovi vasi sanguigni che forniscono le cellule e gli organi con le sostanze nutritive e ossigeno di cui hanno bisogno per prosperare. Le cellule tumorali richiedono anche nuovi vasi sanguigni fornitura di ossigeno e nutrienti per permettere al tumore di crescere. Gli inibitori dell’angiogenesi sono progettati per bloccare lo sviluppo di questi vasi, affamando il cancro, rallenentando o prevenendo la crescita tumorale.

I partecipanti allo studio riceveranno un trattamento con chemioterapia più AMG 386 o la sola chemioterapia. Gli studi sono aperti alle donne con 18 anni di età o più , a cui sia stao diagnosticato con cancro ovarico ricorrente e siano gia’ state precedentemente trattate con chemioterapia per la gestione della loro malattia.

Partecipare a uno studio di ricerca clinica è una decisione volontaria e libera, che dovrebbe essere valutata e discussa con il proprio medico. Per ulteriori informazioni sui due nuovi studi di ricerca clinica, visita www.TRINOVAstudies.com.
I centri oncologici Italiani in cui verra’ iniziata la sperimentazione potete provarli qui

http://www.clinicaltrials.gov/ct2/show/study/NCT01204749?term=NCT01204749&rank=1&show_locs=Y#locn

admin | 07.18.11 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- Scoperto il meccanismo che regola l’aggressivita’ del tumore ovarico

Scoperto un nuovo meccanismo molecolare che è alla base dell’aggressività del carcinoma ovarico: questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e del Programma di Medicina Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia, guidato da Ugo Cavallaro, in collaborazione con l’Unità di Ginecologia Oncologica Medica diretta da Nicoletta Colombo. Lo studio, finanziato da AIRC, è stato pubblicato ieri sulla versione on line della rivista scientifica EMBO Molecular Medicine.

“In questo lavoro descriviamo l’interazione tra la molecola NCAM e il recettore FGFR (recettore del fattore di crescita fibroblastico)”, spiega Cavallaro: “dall’osservazione in vitro e nei modelli animali abbiamo scoperto che l’espressione di NCAM nei tumori delle pazienti con carcinoma ovarico è direttamente collegata con il grado avanzato della malattia, dimostrando che quando questa molecola si lega al recettore FGFR le cellule tumorali diventano molto più invasive. Allo stesso modo, ‘spegnendo’ il gene che attiva NCAM nelle cellule di carcinoma ovarico, le loro proprietà maligne si riducono notevolmente.”

Inoltre i ricercatori hanno osservato, nell’animale, che un anticorpo capace di bloccare l’interazione tra NCAM e FGFR impedisce la disseminazione metastatica del carcinoma ovarico agli organi peritoneali, evidenziando così la possibilità di importanti future applicazioni terapeutiche.

“Poiché il carcinoma ovarico è uno dei tumori più temibili proprio a causa della disseminazione al peritoneo,” commenta Nicoletta Colombo, “ ed è anche uno dei meno conosciuti dal punto di vista dei fattori molecolari coinvolti, questo lavoro rappresenta un prezioso contributo alle conoscenze scientifiche di base e allo stesso tempo apre nuove prospettive anche sul piano clinico.”

Il tumore dell’ovaio è la prima causa di morte fra quelli ginecologici in tutti i Paesi sviluppati, e in Italia colpisce oltre 4.000 donne ogni anno. Nel 70% dei casi si manifesta già in fase avanzata, perché è una malattia poco sintomatica. Inoltre la diagnosi precoce avviene in modo casuale poiché non esistono ad oggi test di screening efficaci. Per far fronte a questa situazione e per tenere sempre alta l’attenzione su questo problema femminile ancora in gran parte irrisolto, è nato nel 2008 allo IEO il primo Centro di Alta Specializzazione per il Tumore dell’Ovaio in Italia, diretto da Nicoletta Colombo.

“Il Programma di Medicina Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia” conclude Cavallaro, “si focalizza su diversi progetti di ricerca translazionale e sulla creazione di un’efficace interfaccia tra ricerca di base e attività clinica. L’obiettivo è aprire la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche personalizzate, cioè disegnate in base alla caratteristiche specifiche del singolo paziente, così da aumentarne l’efficacia e diminuirne gli effetti indesiderati.”

Per informazioni, Ufficio Stampa:
Tel.: +39.02.89075019

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , | 2 Comments |

- Bevacizumab….guadagnare tempo

CHICAGO – Il tumore all’ovaio, purtroppo, resta un avversario ostico e nonostante i molti sforzi compiuti non è ancora sconfitto. I numeri non lasciano scampo: con circa 5mila nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia e 3.400 decessi, la sopravvivenza a cinque anni delle donne è inferiore al 30 per cento. Mentre le ricerche di nuovi farmaci efficaci continuano, ci sono però piccoli progressi da registrare. L’obiettivo attuale (in attesa di poter mirare alla guarigione, che si ottiene in quasi il 90 per cento delle donne con un carcinoma scoperto al primo stadio) è quello di cronicizzare la malattia: ripetere vari cicli di chemioterapia, sapendo che in sette casi su dieci il cancro si ripresenta dopo un certo periodo. «Sono piccoli passi avanti in un’ottica generale, ma importanti per le pazienti perchè consentono di guadagnare mesi di libertà fra un ciclo di cure e l’altro» dice Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di ginecologia oncologica all’Istituto europeo di oncologia di Milano, commentando i dati di due nuovi studi presentati al congresso di oncologia Asco (American Society of Clinical Oncology)a Chicago.

LO STUDIO – E’ in questi casi che, secondo uno studio presentato all’Asco e condotto su 484 donne con carcinoma ricorrente, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia (carboplatino e gemcitamina) seguita da terapia di mantenimento con solo bevacizumab si è dimostrata in grado di dimezzare il rischio di progressione della malattia. In pratica, la recidiva si è presentata dopo oltre un anno (12,4 mesi) rispetto ai circa 8 mesi (8,4) che si riescono a guadagnare con la sola chemioterapia: «Quattro mesi in più senza cure e lontano dall’ospedale hanno un loro peso per le pazienti – aggiunge Colombo -. Senza contare che se la chemioterapia si somministra più tardi in genere è più efficace, quindi ci possiamo aspettare anche un aumento della sopravvivenza tout court».

PREVENZIONE E’ ANDARE DAL GINECOLOGO – L’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia tradizionale con carboplatino e paclitaxel sarebbe poi utile (stando agli esiti di un altro trial con 1.528 partecipanti) anche nei casi di tumore ovarico appena diagnosticato, soprattutto quando la malattia è particolarmente aggressiva. Possibile che non si possa davvero far nulla per prevenire questa neoplasia? «Ecco ciò che sappiamo – conclude l’esperta -: viene diagnosticata soprattutto nelle donne in post-menopausa, specie fra i 50 e i 60 anni di età; le persone con una storia familiare di cancro al seno o ovarico hanno più probabilità di ammalarsi; soprappeso e fumo espongono a un rischio maggiore. Infine, per ora, la visita annuale dal ginecologo resta l’unica prevenzione sensata».

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

- Un appello a tutti: chi ha utilizzato il CRM197?

Vi scrivo perche’ oggi mi serve la collaborazione di tutte voi. Molte donne contattano il sito per avere informazioni sul CRM197, una tossina che, secondo le ricerche e le scoperte dello scomparso Dott. Buzzi, potrebbe essere una valida terapia per la cura del tumore ovarico e di altre neoplasie.
Non mi dilungo a raccontare la storia del CRM197 e il suo traviato “viaggio” dall’Italia al Giappone dove ora viene sperimentato dal Dott.Mekada: potete trovare molte informazioni su internet.
Quello che invece ci manca e che stiamo tentando di raccogliere, sono i dati e i risultati di chi lo ha gia’ utilizzato. Avete qualche conoscente, amico, parente che ha utilizzato il CRM197? Potete raccontarci come e’ andata? Ha funzionato?
Vi prego, e’ importante, perche’ la vostra collaborazione rappresenta per alcune nostre amiche una possibilita’ da valutare. E le scelte, quando si e’ malati di tumore, sono sempre passi importanti. Dateci un aiuto!
Se non volete intervenire direttamente commentando il post, potete mandare una mail a m_paoletti@hotmail.it o contattarmi al 335 1226039.
Vi ringrazio tutti
Un abbraccio immenso
Moira Paoletti
admin | 06.23.11 | Senza categoria, , , , , | 13 Comments |

- Visualizzate le fasi iniziali delle metastasi del tumore ovarico

Gli scienziati della Harvard University hanno creato un modello di laboratorio utilizzando la tecnologia microscopica video time-lapse  che permette l’osservazione delle fasi iniziali delle metastasi del cancro ovarico.

cellula di tumore ovarico

“Siamo stati in grado di osservare i principali meccanismi molecolari che sono necessari per i processi di forza-dipendenti associati con metastasi”, ha detto Joan Brugge, Ph.D., professore e cattedra di biologia cellulare all’Università di Harvard.

Questi risultati sono stati pubblicati su Cancer Discovery, la nuova rivista della American Association for Cancer Research. Secondo Brugge, le cellule del cancro ovarico si diffondono in tutto il peritoneo fissandosi allo strato esterno degli organi in questa aera per poi spazzare via questo strato di cellule e incorporarsi all’organo , dove proliferano e  si espandono.

“La ragione per cui questi tumori sono così morbosi è che le metastasi crescono diventando abbastanza grandi da interferire con la funzione degli organi nel peritoneo,” ha detto.

Utilizzando la tecnica microscopica video time-lapse , Brugge e colleghi sono stati in grado di visualizzare la sequenza dettagliata di eventi associati all’inserimento di cellule tumorali in monostrati peritoneali  in coltura cellulare e comprenderne i comportamenti.

“In teoria, prendendo di mira queste molecole, può essere possibile per prevenire la formazione di nuovi tumori metastatici,” ha detto Brugge.

Lo studio è stato finanziato dal Dott. Miriam e Sheldon G. Adelson Medical Research Foundation e il National Institutes of Health

admin | 06.15.11 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Cabozantinib. Risultati promettenti ma ancora da approfondire

CHICAGO – Un inibitore dell’angiogenesi  ha dimostrato una evidente efficacia  in pazienti con carcinoma ovarico avanzato, indipendentemente dallo stato di platino sensibilità o platino resistenza.

Più della metà dei pazienti trattati con cabozantinib ha ottenuto il controllo della malattia nei tre mesi di follow-up . Tra i pazienti che avevano risposte obiettive, la durata mediana della risposta e’ stata di  36 settimane.

“Cabozantinib ha dimostrato una promettente attivita’ in entrambi i tumori platino-sensibile e platino-resistenti o refrattari alle ovaie”, ha detto Ronald J. Buckanovich, MD, dell’Università del Michigan ad Ann Arbor. “La durata della risposta è incoraggiante. La tollerabilità di cabozantinib è coerente con quella di altri inibitori delle tirosin chinasi.” (continua…)

admin | 06.13.11 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

-La Dott.ssa Colombo spiega le novita’ di ASCO

Credo che questo video spieghi bene quali sono le novita’ emerse al meeting di ASCO tenutosi qualche giorno fa.

 http://www.youtube.com/watch?v=pJEPpC6bqvQ

admin | 06.09.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |