INFORMAZIONI SUL BRCA

Viviana c’ha messo la faccia. A noi ascoltare e diffondere

MUTAZIONE GENETICA BRCA

admin | 04.05.17 | Senza categoria, , , , | No Comments |

. STUDIO CHORINE A CANDIOLO (TO)

AGGIORNAMENTO: in merito allo studio  ”CHORINE” (Bergamo è il Centro capofila). vi ricordo che anche all’IRCCS di Candiolo (TO) stanno arruolando nel “CHORINE” (Valutazione della Chemioipertermia nell’Ovaio in prima presentazione) e che e’ comunque disponibile  un altro protocollo di chemioipertermia (HIPEC)  nei tumori dell’Ovaio recidivi con intervallo libero > di un anno.

per informazioni:

Istituto di Candiolo – IRCCS
Fondazione del Piemonte per l’Oncologia (FPO)
Strada Provinciale 142 Km 3,95 10060 Candiolo (TO)
Tel.  Centralino 011.9933111 -
Segreteria 011-9933630 Visite 011-9933070

admin | 03.12.16 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

Grosseto all’avanguardia nella terapia cellulare con linfociti T

GROSSETO. L’Oncologia dell’ospedale di Grosseto all’avanguardia per la sperimentazione di cure innovative.

È appena stato attivato uno studio clinico di “fase 2” per la «terapia cellulare con linfociti T/NK citotossici somministrati per via endoperitoneale, nel carcinoma ovarico con malattia residua minima o microscopica, dopo trattamento chirurgico e chemioterapico – spiega il direttore dell’Oncologia medica Carmelo Bengala – In sostanza la terapia potrà essere sperimentata nella prevenzione di possibili recidive della malattia, in donne già operate e sottoposte a trattamento di chemioterapia nel tumore dell’ovaio».

La terapia cellulare costituisce una strategia terapeutica innovativa nella cura dei tumori e la somministrazione endoperitoneale potrebbe presentare molti vantaggi per le pazienti, in termini di minore tossicità, minori effetti collaterali e maggiore efficacia, rispetto alla chemioterapia.

L’esito di questo studio potrebbe aprire la strada al trattamento di altre patologie tumorali con terapie di minore impatto per la qualità della vita dei pazienti.

La prima fase dello studio è stata condotta dallo stesso dottor Bengala, insieme al professor Pierfranco Conte, alla divisione di Oncologia medica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, a Modena; mentre lo studio di fase 2 verrà condotto al Misericordia di e in altre quattro strutture italiane di livello internazionale per la ricerca oncologica.

Come precisa il dottor Bengala, «la terapia cellulare è una modalità estremamente innovativa nel trattamento dei tumori. In particolare la linea cellulare che stiamo studiando si è dimostrata molto attiva sui modelli tumorali preclinici e sicura sotto il profilo della tossicità nello studio di fase I. L’obiettivo dello studio di fase II è ora di valutarne anche l’attività e l’efficacia sulle pazienti che saranno arruolate nello studio nelle cinque istituzioni coinvolte».

Lo studio, oltre all’Oncologia medica, a Grosseto prevede la partecipazione anche della Chirurgia generale e ginecologica, dell’anatomia patologica, il laboratorio ed il dipartimento delle Politiche del farmaco, nell’ottica dell’attività interdisciplinare integrata.

«È un esempio di trasferibilità delle ricerche dalla fase di laboratorio a quella clinica – conclude

Bengala – benché si tratti ancora di ricerca e non di pratica clinica corrente. Ciononostante deve esser considerata una opportunità per i nostri pazienti, nonché un’occasione di crescita scientifica, tecnica, professionale e organizzativa per medici, infermieri, tecnici e personale sanitario».

admin | 03.03.16 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

UN NUOVO PASSO VERSO IL VACCINO CONTRO IL TUMORE OVARICO

Prevenire e combattere i tumori così come oggi si può prevenire e combattere l’influenza. E’ il sogno di ogni scienziato, specialmente degli immunologi impegnati nella progettazione di vaccini anticancro. E’ una sfida che va avanti da decenni e che, nonostante i fallimenti, sta finalmente portando buoni frutti.

Tra i successi uno dei più significativi è quello registrato da Vincenzo Barnaba – direttore dell’Unità di Medicina interna dell’Università La Sapienza e presidente della Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica ed Allergologia (Siica) – che, grazie al sostegno dell’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è riuscito con un team di colleghi a fare un importante passo avanti verso la creazione di un vaccino efficace contro uno dei tumori femminili più diffusi, il tumore dell’ovaio. Come riporta un articolo sull’«International Journal of Cancer», Barnaba e il suo gruppo hanno messo a punto un sistema in grado di selezionare gli antigeni del tumore all’ovaio, vale a dire le molecole presenti nelle cellule malate e capaci di determinare una risposta immunitaria contro il cancro. «Abbiamo sviluppato un sistema attraverso il quale i cosiddetti “linfociti T della memoria”, isolati dal sangue periferico di pazienti con tumore dell’ovaio, sono stati utilizzati per scoprire antigeni tumorali, “purificati” dal tumore dell’ovaio di altre pazienti sottoposte ad intervento chirurgico». In pratica i linfociti T sono stati messi in condizione di scoprire quali sono gli antigeni da selezionare. Una volta ottenute le risposte, gli scienziati possono sfruttarli per la progettazione di vaccini contro il tumore dell’ovaio e, perciò, potenzialmente in grado di combattere o prevenire questo tipo cancro.

Scoprire gli antigeni tumorali per la preparazione di vaccini significa essere in grado di indurre risposte immunitarie specifiche che distruggano le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. Arrivare a questo risultato ha richiesto una strategia creativa. «Abbiamo preso le cellule del tumore dell’ovaio e le abbiamo indotte all’apoptosi (la morte cellulare programmata) – spiega Barnaba – tramite l’utilizzo di un chemioterapico e così abbiamo visto quali estratti proteici purificati dal tumore venivano riconosciuti dai linfociti T. Abbiamo poi selezionato gli antigeni immunogenici, la cui caratterizzazione molecolare è stata valutata attraverso la spettrometria di massa».

È grazie a questa strategia che si possono selezionare gli antigeni tumorali effettivamente capaci di determinare una risposta immunitaria. Un approccio apparentemente complesso, ma che si è rivelato vincente. «Con questo sistema – sottolinea Barnaba – abbiamo voluto identificare antigeni tumorali che possano essere usati sia per creare vaccini contro il tumore dell’ovaio sia come biomarcatori diagnostici e prognostici. I vaccini potranno essere usati in soggetti sani nella profilassi di tumori con alta diffusione allo scopo di impedirne l’insorgenza, come già si fa per il tumore della cervice uterina o per quello nel fegato da virus dell’epatite B».

(continua…)

admin | 05.09.14 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- un nuovo farmaco contro il tumore ovarico

Salto volutamente il testo integrale dell’intervista che potete trovare qui http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=9723 per riportare solo i passaggi che interessano la ricerca sul tumore ovarico.

Farmaci. “Ecco il futuro degli antitumorali”. Intervista a James Bianco (CellTherapeutics)

Profittando della sua recente visita in Italia abbiamo incontrato l’amministratore delegato dell’azienda bio-farmaceutica di Seattle alla vigilia del lancio europeo del pixantrone. Un nuovo presidio contro i linfomi non Hodgkin. In arrivo anche nuovi farmaci contro leucemie e tumore ovarico.

02 LUG – Cell Therapeutics si prepara al lancio di pixantrone sul mercato europeo, che avverrà secondo le previsioni entro il quarto trimestre 2012. Per parlare di questo farmaco e delle altre novità provenienti dell’azienda bio-farmaceutica di Seattle – specializzata nei farmaci per la cura dei tumori del sangue e delle malattie ad essi correlate – abbiamo contattato per un’intervista il suo fondatore e attuale amministratore delegato dr. James A. Bianco, in visita in Italia la settimana scorsa in quanto Cell Therapeutics è quotata anche nella borsa di Milano.

……..

Abbiamo chiesto a Bianco di parlarci di questi farmaci e di altri progetti.

……..
 
Ma non sono solo queste le novità in casa Cell Therapeutics. Quali sono gli altri progetti in campo?
Abbiamo uno strettissimo legame di lavoro con un gruppo cooperativo di grande prestigio legato al National Cancer Institute, e questi stanno conducendo uno studio di fase III in tutti gli Stati Uniti utilizzando uno dei nostri prodotti, il cui utilizzo è nel tumore ovarico. Il prodotto si chiama Opaxio.

admin | 07.02.12 | Senza categoria, , , , , | 1 Comment |

- La Dott.ssa Colombo spiega il tumore ovarico

http://www.youmed.it/it/video/il_tumore_dell_ovaio_un_killer_silenzioso.html

http://www.youmed.it/it/video/le_nuove_strategie_contro_il_tumore_ovarico.html

admin | 06.28.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- Cosi il nostro sistema immunitario perde di vista le cellule maligne

ScienceDaily (20 Feb 2012) – I tumori ovarici aggressivi cominciano con le cellule maligne tenute sotto controllo dal sistema immunitario fino a quando, improvvisamente e imprevedibilmente, evolvono in cancro metastatico. Nuove scoperte degli scienziati del Wistar Institute dimostrano che i tumori ovarici non necessariamente si liberano dal sistema immunitario,piuttosto  le cellule dendritiche del sistema immunitario sembrano sostenere attivamente la fuga del tumore. I ricercatori indicano che potrebbe essere possibile ripristinare il sistema immunitario prendendo di  mira le cellule dendritiche del paziente stesso.

“Il nostro modello mostra che il cancro è tenuto sotto controllo per periodi relativamente lunghi, ma una volta che diventano visibili, i tumori crescono in modo esponenziale”, ha riferito José R. Conejo-Garcia, MD, Ph.D., professore associato presso la Wistar e leader del microambiente tumorale e del Programma delle Metastasi Cancer Center di Wistar. “Inoltre, abbiamo dimostrato che mediante deplezione di queste cellule dendritiche del sistema immunitario, siamo in grado di invertire l’effetto, ancora una volta, permettendo al nostro sistema immunitario di riconoscere i tumori ovarici.”

Le loro scoperte, presentate nel numero di marzo del Journal of Experimental Medicine, disponibile online oggi, rappresentano il primo tentativo riuscito di modellare il microambiente tumorale del cancro ovarico umano in un modello murino della malattia. In sostanza, il modello riproduce l’ambiente infiammatorio che i tumori ovarici producono negli esseri umani. Il modello accurato fornisce uno strumento migliore per i ricercatori per comprendere, prevenire e curare i tumori.

In realtà, Conejo-Garcia ei suoi colleghi hanno già sviluppato una strategia per riprogrammare le cellule dendritiche traditrici. In una successiva edizione della rivista Cancer Research, disponibile online ora, i ricercatori dimostrano come sintesi di molecole di RNA possono essere utilizzate per riconquistare la “ fedeltà” delle cellule dendritiche e ripristinare la loro capacità di stimolare la soppressione del tumore.

Il finanziamento per questa ricerca è stato fornito attraverso sovvenzioni dal National Cancer Institute e del Dipartimento della Difesa.

L’autore principale dello studio è Uciane K. Scarlett, Ph.D., uno scienziato del personale in Conejo-Garcia laboratorio. Wistar co-autori anche Melanie R. Rutkowski, Ph.D. e Ximena Escovar-Fadul. Co-autori di Darmouth Medical School includono Adam M. Rauwerdink, Ph.D., Jennifer Fields, Jason Baird, Juan R. Cubillos-Ruiz, Ph.D. (Attualmente presso la Harvard University), Ana C. Jacobs, Jorge L. Gonzalez, MD, John Weaver, Ph.D., e Steven Fiering, Ph.D.

admin | 04.25.12 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- La Molmed apre nuova sperimentazione

Milano, 29 luglio 2011 – MolMed S.p.A. (MLM.MI) annuncia l’arruolamento della prima paziente in
uno studio clinico randomizzato di Fase II (NGR018) del proprio farmaco antitumorale sperimentale
NGR-hTNF per il trattamento del carcinoma dell’ovaio resistente o refrattario al platino. Lo studio,
che prevede l’arruolamento di 100 pazienti, sperimenterà la somministrazione di NGR-hTNF in
combinazione con la terapia standard a base di doxorubicina liposomiale pegilata, in confronto con
la somministrazione della sola terapia standard. L’obiettivo principale dello studio è la valutazione
dell’attività clinica in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia; gli obiettivi
secondari comprendono il tasso di risposte, la sopravvivenza globale e la tollerabilità. I risultati
dello studio sono attesi nel 2012.
Claudio Bordignon, presidente ed amministratore delegato di MolMed, commenta: “La decisione di
proseguire nella valutazione del potenziale terapeutico di NGR-hTNF più doxorubicina nel
carcinoma ovarico in un nuovo studio clinico randomizzato è motivata dai risultati molto
promettenti ottenuti in uno studio non randomizzato appena completato, in cui l’obiettivo
primario era stato già raggiunto dopo l’arruolamento di meno della metà della popolazione di
pazienti prevista nel protocollo. Il nuovo studio riguarda pazienti in recidiva affette da malattia
refrattaria o resistente alla precedente terapia standard con regimi contenenti platino, pazienti
per le quali il fabbisogno terapeutico è particolarmente elevato.”
Risultati dello studio completato di Fase II di NGR-hTNF nel carcinoma dell’ovaio recidivante
I risultati di uno studio non-randomizzato di Fase II (NGR012), in cui NGR-hTNF è stato
somministrato in combinazione con doxorubicina a 37 pazienti pre-trattate in fase di recidiva ed
affette da carcinoma dell’ovaio sensibile o resistente/refrattario a precedenti trattamenti a base di
platino, sono stati presentati a giugno ad ASCO 2011 (poster n°5022). Lo studio ha raggiunto
precocemente l’obiettivo primario – sei risposte sull’intera popolazione dello studio – dopo
l’arruolamento delle prime 17 pazienti, ed ha evidenziato un controllo di malattia in due terzi delle
pazienti (66%). Alla data di valutazione clinica di maggio 2011, la durata mediana di sopravvivenza
libera da progressione della malattia è stata di 5 mesi, ed il tasso di sopravvivenza ad un anno
superiore al 70%. Si tratta di risultati superiori rispetto a quelli riportati per un’antraciclina da sola
in pazienti con carcinoma ovarico in recidiva.

NGR-hTNF
NGR-hTNF è un agente mirato ai vasi tumorali con modalità d’azione unica, capostipite nella classe dei
complessi peptide/citochina in grado di mirare selettivamente ai vasi tumorali. E’ formato da un peptide
(NGR) che lega selettivamente i vasi sanguigni che alimentano il tumore, unito alla citochina antitumorale
TNF. NGR-hTNF è in sperimentazione clinica sia come monoterapia, sia in combinazione con diversi agenti
chemioterapici, in sette diverse indicazioni. Attualmente, gli studi clinici randomizzati di NGR-hTNF
comprendono uno studio di Fase III nel mesotelioma pleurico maligno e quattro studi di Fase II, nel carcinoma
polmonare non-microcitico, nei sarcomi dei tessuti molli, nel carcinoma dell’ovaio e nel mesotelioma come
terapia di mantenimento in prima linea. Altre sperimentazioni cliniche di Fase II comprendono studi
completati nel mesotelioma e nei carcinomi del fegato, del colon-retto, del polmone a piccole cellule e
dell’ovaio. NGR-hTNF ha ottenuto la designazione di Medicinale Orfano – sia nell’Unione Europea sia negli
Stati Uniti – per il trattamento del mesotelioma maligno e del carcinoma primario del fegato.
Per informazioni sulla partecipazione al trial:
MolMed Spa
Tel 02 212771
email: info@molmed.com
site: www.molmed.com

admin | 08.21.11 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- Nasce Galileo Research. Sperimentazione TALCO

Nasce ufficialmente oggi Galileo Research, la nuova e pionieristica realtà dell’economia e della ricerca italiana. La nuova azienda, con sede a Pisa, rappresenta la continuità dei Laboratori di Ricerca di Abiogen Pharma.

“Con Galileo Research abbiamo voluto dare una forma imprenditoriale indipendente alle potenzialità e alle competenze dei laboratori del Centro Ricerche di Abiogen Pharma” – spiega Massimo Di Martino, l’imprenditore alla guida dell’azienda toscana. “Così facendo, possiamo coniugare il massimo livello nella ricerca con una forte personalità e visione industriale, elementi a nostro avviso essenziali per potersi imporre in un settore altamente rischioso e competitivo come quello della ricerca farmaceutica. Rientra in questa strategia la presenza nel Consiglio di Amministrazione di Paolo Baroldi, un ricercatore e manager italiano, docente c/o Johns Hopkins University che vive a Washington.”

Galileo Research focalizzerà l’attività di ricerca su aree terapeutiche diverse tra loro.
Uno dei progetti sul quale i ricercatori stanno lavorando si chiama TALCO e ha come oggetto la dimostrazione dell’efficacia clinica della terapia cellulare TALL-104 nel trattamento del carcinoma ovarico. Per questa forma tumorale ha già ricevuto la designazione di Farmaco Orfano dall’EMA, l’Ente regolatorio europeo. Grazie al supporto economico della Regione Toscana sarà possibile dare il via allo studio di fase II, necessario per mettere a punto il corretto range di dosi per la somministrazione alle pazienti. Il passo finale sarà lo studio di fase III, per confermare l’efficacia e la tollerabilità della terapia cellulare delle TALL-104 e quindi affrontare il percorso di approvazione del dossier da parte dell’EMA per la commercializzazione della terapia.

admin | 07.23.11 | Senza categoria, , , , | 1 Comment |

- Bevacizumab….guadagnare tempo

CHICAGO – Il tumore all’ovaio, purtroppo, resta un avversario ostico e nonostante i molti sforzi compiuti non è ancora sconfitto. I numeri non lasciano scampo: con circa 5mila nuovi casi diagnosticati ogni anno in Italia e 3.400 decessi, la sopravvivenza a cinque anni delle donne è inferiore al 30 per cento. Mentre le ricerche di nuovi farmaci efficaci continuano, ci sono però piccoli progressi da registrare. L’obiettivo attuale (in attesa di poter mirare alla guarigione, che si ottiene in quasi il 90 per cento delle donne con un carcinoma scoperto al primo stadio) è quello di cronicizzare la malattia: ripetere vari cicli di chemioterapia, sapendo che in sette casi su dieci il cancro si ripresenta dopo un certo periodo. «Sono piccoli passi avanti in un’ottica generale, ma importanti per le pazienti perchè consentono di guadagnare mesi di libertà fra un ciclo di cure e l’altro» dice Nicoletta Colombo, direttore dell’Unità di ginecologia oncologica all’Istituto europeo di oncologia di Milano, commentando i dati di due nuovi studi presentati al congresso di oncologia Asco (American Society of Clinical Oncology)a Chicago.

LO STUDIO – E’ in questi casi che, secondo uno studio presentato all’Asco e condotto su 484 donne con carcinoma ricorrente, la combinazione di bevacizumab e chemioterapia (carboplatino e gemcitamina) seguita da terapia di mantenimento con solo bevacizumab si è dimostrata in grado di dimezzare il rischio di progressione della malattia. In pratica, la recidiva si è presentata dopo oltre un anno (12,4 mesi) rispetto ai circa 8 mesi (8,4) che si riescono a guadagnare con la sola chemioterapia: «Quattro mesi in più senza cure e lontano dall’ospedale hanno un loro peso per le pazienti – aggiunge Colombo -. Senza contare che se la chemioterapia si somministra più tardi in genere è più efficace, quindi ci possiamo aspettare anche un aumento della sopravvivenza tout court».

PREVENZIONE E’ ANDARE DAL GINECOLOGO – L’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia tradizionale con carboplatino e paclitaxel sarebbe poi utile (stando agli esiti di un altro trial con 1.528 partecipanti) anche nei casi di tumore ovarico appena diagnosticato, soprattutto quando la malattia è particolarmente aggressiva. Possibile che non si possa davvero far nulla per prevenire questa neoplasia? «Ecco ciò che sappiamo – conclude l’esperta -: viene diagnosticata soprattutto nelle donne in post-menopausa, specie fra i 50 e i 60 anni di età; le persone con una storia familiare di cancro al seno o ovarico hanno più probabilità di ammalarsi; soprappeso e fumo espongono a un rischio maggiore. Infine, per ora, la visita annuale dal ginecologo resta l’unica prevenzione sensata».

admin | 07.13.11 | Senza categoria, , , , , | No Comments |