- TERAPIA GENICA APPROVATA NEGLI USA

pubblico questo articolo comparso oggi sul Corriere della Sera non perche’ ci interessi direttamente, visto che riguarda la cura del linfona, ma perche’ fa da apripista a quella che sara’ sicuramente la nuova frontiera delle terapie oncologiche.

In realta’ giorni fa anche la Novartis aveva ufficializzato il costo della sua terapia sui linfociti T (http://www.onclive.com/web-exclusives/novartis-sets-a-price-of-475000-for-car-tcell-therapy)

La Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato una nuova classe di terapia genetica per trasformare le cellule del sistema immunitario (linfociti) del paziente in spietati killer del cancro. La terapia, chiamata «Yescarta» e prodotta dalla Kite Pharma è stata autorizzata dall’Fda(corrispettivo della nostra Agenzia Italiana del Farmaco) per gli adulti affetti da linfoma non-Hodgkin (il più diffuso tumore del sangue) che sono stati già sottoposti ad almeno due trattamenti chemioterapici senza alcun beneficio. Secondo i ricercatori il trattamento genetico trasforma le cellule del paziente in «un farmaco vivente» che attacca le cellule cancerogene. Si tratta di un nuovo sviluppo della promettente ricerca nel settore dell’immunoterapia, che usa farmaci o modifiche genetiche per rafforzare il sistema immunitario e potenziarlo nel reagire contro il cancro.

CAR- T therapy: una sorta di auto-trapianto potenziato

La CAR-T therapy, come viene chiamato questo filone di immunoterapia, è stata al centro dell’attenzione della comunità scientifica anche lo scorso dicembre 2016 a San Diego, in California, durante il congresso annuale della Società Americana di Ematologia (Ash) , tra i più importanti appuntamenti mondiali. «È una sorta di «auto-trapianto manipolato», che finora si è dimostrato efficace soprattutto nei bambini – spiega Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia -. Può durare per sempre, portando il paziente a una guarigione completa, ma anche essere letale perché non si tratta di somministrare semplicemente un farmaco bensì di una procedura assai complessa che va fatta solo in centri altamente specializzati». Di cosa si tratta nello specifico? «Il termine T-CAR nasce dai linfociti T – chiarisce Pane -, principali artefici della risposta immunitaria contro il tumore, e dall’inglese chimeric antigen receptor, ovvero recettore antigene-specifico chimerico. Con un semplice prelievo di sangue si prendono dal malato i linfociti T, che vengono poi maneggiati in laboratorio per equipaggiarli con potenti “munizioni” che potenziano il sistema immunitario. Con tecniche di ingegneria genetica, ai linfociti T si lega un vittore virale che è in grado di riconoscere e uccidere specificamente le cellule cancerose. E poi vengono re-infusi nel paziente».

Dare una speranza a chi non ha più cure disponibili

Finora questa strategia ha dato esiti molto incoraggianti contro linfomi aggressivi e indolenti e anche su diverse forme di leucemia e mieloma, in adulti e bambini. «La prudenza è d’obbligo – sottolinea Paolo Corradini, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano -, perché per ora si è sempre trattato di sperimentazioni su piccoli numeri di pazienti che richiedono conferme, ma gli esiti sono davvero promettenti. Soprattutto perché si parla di offrire una possibilità di cura a chi ha già tentato tutto quello finora disponibile, senza successo».

Può portare a guarigione, ma anche essere letale

Sebbene la cura si sia dimostrata straordinariamente efficace, dalle sperimentazioni è emerso che possono insorgere effetti collaterali anche molto gravi che hanno anche portato al decesso di alcuni malati: «La grande potenza e velocità di azione dei linfociti T re-infusi può creare violente reazioni nell’organismo dei pazienti – illustra Corradini, che è anche direttore del Dipartimento di Ematologia e Onco-ematologia pediatrica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano -, che possono essere gestite, purché si abbiano medici con specifiche approfondite competenze. Ecco perché servono centri di grande esperienza». Sono circa 10.200 i nuovi casi di linfoma non Hodgkin diagnosticati ogni anno in Italia, che rappresentano un gruppo molto eterogeneo, si distinguono in forme aggressive e forme indolenti, e hanno modalità di presentazione, decorso e prognosi assai diverse tra loro. «In media, circa il 60 per cento dei pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi – conclude Pane – ma l’immunoterapia, con le cosiddette CAR-T cells, apre nuove prospettive proprio per i malati più sfortunati quelli ai quali restano pochi mesi di vita».

admin | 10.19.17 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

- NIRAPARIB

Cosi ci ha scritto ieri la Dott.ssa Claudia Rigamonti, Medical Director di Tesaro.

Carissima Moira,

Sono lieta di informarLa che l’European Medicines Agency’s Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) ha espresso opinione favorevole alla marketing authorization application per ZEJULA/niraparib come monoterapia di mantenimento di pazienti adulte con carcinoma dell’ovaio platino sensibile, indipendentemente dalla mutazione dei geni BRCA e lo stato di biomarcatori.

Per maggiori informazioni e l’indicazione precisa La invito a consultare il link al sito EMA http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Summary_of_opinion_-_Initial_authorisation/human/004249/WC500234797.pdf

Siamo grati per il sostegno e la dedizione dei pazienti, degli operatori sanitari, medici e infermieri che partecipano ai nostri studi clinici. Siamo orgogliosi di condividere con te questo progresso eccitante per le donne che affrontano con coraggio il cancro ovarico.

admin | 09.19.17 | Senza categoria, , , , , , , | 3 Comments |

USO COMPASSIONEVOLE NEL NIRAPARIB

La Tesaro Bio Italy Srl ci ha comunicato che e’ iniziato l’uso compassionevole del Niraparib

allego il link che ci hanno inviato  http://ir.tesarobio.com/releasedetail.cfm?releaseid=1025986

Per informazioni

TESARO Bio Italy S.r.l.
Via Vincenzo Bellini 22
00198 Roma, Italia
+39 06 94 80 46 41
contact-it@tesarobio.com

Per informazioni generali: contact-it@tesarobio.com
Per informazioni medico-scientifiche: medinfo-europe@tesarobio.com
Richieste Mediche
+39 06 87 50 12 95

admin | 08.20.17 | Senza categoria, , , , , , | 1 Comment |

LE STATINE PER SCONFIGGERE IL TUMORE OVARICO

Le statine sono farmaci ben noti e utilizzati da milioni di persone in Italia e nel mondo per ridurre i livelli di colesterolo e prevenire danni cardio-cerebro-vascolari causati dall’aterosclerosi nelle persone a rischio o nei pazienti che hanno già avuto problemi quali infarto e ictus. Ora, uno studio britannico ipotizza che possano essere efficaci nella cura del temibile e spesso letale tumore dell’ovaio.La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports e condotta per ora solo su cavie di laboratorio, appare interessante perché apre una prospettiva di terapia nuova (ed economica, visto il basso costo di questi farmaci) per una patologia difficile da trattare come il carcinoma ovarico.Inoltre il trattamento pare funzionare soltanto se abbinato ad una determinate dieta.
Un solo tipo di statina pare funzionare
«In passato alcuni studi retrospettivi e preclinici avevano già ipotizzato che le statine potessero esser efficaci nella cura del cancro – commenta Nicoletta Colombo, direttore del Programma Ginecologia Oncologica all’Istituto Europeo Oncologia di Milano e docente al Dipartimento Medicina e Chirurgia all’Università Milano-Bicocca -. Tuttavia nessuno studio clinico prospettico (condotto quindi su persone e non su cavie, ndr) ha confermato questa ipotesi. Gli autori avevano già dimostrato che non tutte le statine sono uguali per questo scopo e che solo un certo tipo di statina idrofobica e con una lunga emivita può essere efficace: questa statina si chiama pitavastatina e non è mai stata testata in clinica contro alcuna forma di neoplasia».Nella loro indagine, i ricercatori della Keele University di Newcastle guidati da Alan Richardson, hanno sperimentato la pitavastatina in cavie trapiantate con tumori ovarici e hanno osservato che il farmaco causa la regressione del tumore se i topi venivano mantenuti con una dieta senza geranilgeraniolo.
Importante controllare la dieta
«Il bersaglio della pitavastatina (un enzima chiamato HMGCR) è sovraespresso, cioè presente in maniera eccessiva, nel carcinoma ovarico – spiega Colombo – per questo il farmaco potrebbe essere utile. D’altro canto è stato dimostrato che l’efficacia della pitavastatina viene bloccata da sostanze quali geranilgeraniolo e mevalonato, che si trovano in alcuni alimenti (olio di semi di girasole e alcuni tipi di riso). Quindi l’ipotesi è che se si assumono questi cibi, l’effetto della statina viene a mancare. Infatti, le conclusioni dello studio britannico confermano questa tesi: aggiungendo geranilgeraniolo alla dieta delle cavie, la pitavastatina non era più in grado di ridurre il tumore. Questo significa che in futuri studi sull’uomo con questo farmaco è importante controllare la dieta dei pazienti per evitare risultati negativi». (continua…)

admin | 08.04.17 | Senza categoria, , , , | No Comments |

- AIUTIAMO LA RICERCA DELLA PROF.SSA PATERLINI. CONTATTI PER RICHIESTA INFORMAZIONI

Se avete delle domande specifiche sull’ISET potete scrivere all’equipe della Prof.ssa Paterlini a iset@rarecells.com

Siccome la ricerca procede e quello che rimane da capire (quale organo queste cellule andranno a colpire) e’ fondamentale, chi volesse aiutare gli studi puo’ contribuire collegandosi al sito www.stl-dono.it

A riguardo di seguito riporto le parole della Prof.ssa Paterlini dalla mail che ci ha inviato

“Se qualcuna volesse aiutarci, il sito www.stl-dono.it permette di contribuire alle nostre ricerche e a noi permette di avanzare con la gente (il nostro sogno).
I diritti di autore del libro Uccidere il Cancro sono tutti versati alla ricerca accademica che portiamo avanti. Il libro mi ha anche permesso di porre le basi scientifiche in modo che tutti quelli che l’hanno letto potranno capire “il seguito”, perché certo lo raccontero’.”
Un caro saluto
PPB
admin | 05.02.17 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

LA PROF. PATERLINI CI HA RISPOSTO

Ciao a tuti,

avendo ricevuto tante richieste di informazioni sull’ISET   della Prof.ssa Paterlini, le ho scritto e lei ci ha gentilissimamente risposto subito. La domanda che le ponevamo era se l’ISET puo’ essere utilizzato per le persone che hanno gia’ un tumore o solo da chi un tumore ancora non l’ha sviluppato. Questo interessa soprattutto le donne che sono in remissione ma che vivono la costante paura di un ritorno del tumore.  Sotto potete leggere la sua risposta:

“Buongiorno Signora Paoletti,
grazie delle sue parole di incoraggiamento !
Allora, si’ come dico sempre il test ISET per soggetti senza diagnosi di tumore non é pronto, perché vogliamo sviluppare la parte che permette di dire da che organo le CCC derivano.
Invece il test é pronto per le persone che hanno già avuto diagnosi di tumore (compreso quelli in remissione) per scoprire precocemente l’invasione tumorale.
Quello che é successo é che abbiamo messo in diffusione il test per i pazienti che hanno già avuto una diagnosi di tumore. In seguito al primo e unico articolo scientifico che mostra che un metodo (il nostro ISET) ha potuto “vedere” il tumore invasivo (quello del polmone) prima dell’imaging (TAC, radiografia, PET)  é stato diffuso dalla stampa, inducendo le persone senza diagnosi di tumore a chiedere il test. Il nostro dovere é spiegare le cose chiaramente alla gente.
Non lavoriamo per il commercio ma per i pazienti
Grazie del suo aiuto
Cordialissimi saluti”
admin | 05.02.17 | Senza categoria, , , , , , | No Comments |

- IEO: un test gratuito su 115 mutazione genetiche del CO

Un nuovo test in grado di mappare il rischio genetico, studiando simultaneamente 115 mutazioni genetiche ereditarie di ogni tipo, e l’iniziativa di offrirlo gratuitamente per un anno a tutte le pazienti Ieo con tumore ovarico: con questo programma esordisce il nuovo laboratorio di Genomica Clinica dell’istituto europeo di Oncologia. Lo ha annunciato oggi il direttore scientifico dell’istituto, Roberto Orecchia.
“Tra i vantaggi – spiega Piergiuseppe Pelicci, direttore della ricerca Ieo – identificare meglio il rischio individuale, attivare percorsi di protezione personalizzati, riuscire a identificare un maggior numero tumori ereditari; cercare più farmaci molecolari preventivi che li contrastino”.

admin | 04.22.17 | Senza categoria, , , , , | No Comments |

INFORMAZIONI SUL BRCA

Viviana c’ha messo la faccia. A noi ascoltare e diffondere

MUTAZIONE GENETICA BRCA

admin | 04.05.17 | Senza categoria, , , , | No Comments |

Niraparib – funziona anche per chi non ha mutazione Brca1

NUOVI passi avanti nella ricerca di una terapia efficace contro la cosiddetta “mutazione Jolie”. Con un plus niente affatto trascurabile che è quello di funzionare nel tumore ovarico ricorrente anche quando non c’è la mutazione del gene Brca offrendo una sopravvivenza libera da progressione che può arrivare fino a 21 mesi. Un “guadagno” di anni di vita reso possibile dal niraparib, un inibitore dell’enzima Parp importante per la riparazione dei danni al Dna. La buona notizia è stata data in questi giorni al Congresso dell’Esmo e pubblicata in contemporanea su The New England Journal of Medicine.

I risultati.
Lo studio di fase III Engot-Ov16/Nova è stato condotto in collaborazione con la Rete Europea dei gruppi di ricerca in Ginecologia Oncologica (Engot) in doppio cieco con niraparib e placebo su 553 pazienti con cancro ovarico ricorrente che rispondevano alla chemioterapia a base di platino. I risultati hanno dimostrato che il niraparib ha prolungato significativamente la sopravvivenza libera da progressione della malattia in un vasto campione di donne. Ma la vera novità sta nel fatto che la sopravvivenza è migliorata sia nelle pazienti portatrici della mutazione del BRCA 1 sia in quelle non portatrici. Inoltre, nello studio erano incluse anche pazienti che avevano un deficit della ricombinazione omologa (HRD-positive). E anche in questo caso i risultati sono stati buoni con un aumento significativo della sopravvivenza libera da progressione.

“In questa classe di farmaci avevamo già i dati di olaparib che è già in commercio anche in Italia ma solo per le pazienti con la mutazione del gene Brca-1 e Brca-2” spiega Sandro Pignata, direttore del Diparitmento 1 di Ginecologia dell’Istituto Tumori di Napoli Irccs “Fondazione G. Pascale” e presidente dell’Engot. “La novità di questo studio è che sono state incluse anche le pazienti non mutate e si è visto che anche in queste donne il farmaco è molto efficace. Dunque, rispetto all’olaparib è stato fatto un importante passo avanti perché possiamo offrire il farmaco ad un gruppo più ampio di pazienti”. Su 5mila nuovi casi che si verificano ogni anno, infatti, solo il 20% delle pazienti presenta una mutazione.
(continua…)

admin | 10.13.16 | Senza categoria, , , , , , , | No Comments |

Al via il trial per testare l’AVELUMAB

Pfizer e Merck KGaA hanno annunciato di aver dato inizio ad uno studio di fase avanzata in cui avelumab verrà testato in combinazione con il trattamento standard per il cancro ovarico.

Lo studio prevede l’arruolamento di  950 pazienti con tumore ovarico avanzato che non sono state precedentemente trattate per la malattia: Avelumab, un cosiddetto inibitore dei checkpoint, funziona agendo sul sistema immunitario.

Un gruppo di pazienti nello studio di Fase III riceverà Avelumab in combinazione con chemioterapia a base di platino, l’attuale standard di cura. Altre riceveranno chemioterapia da sola, oppure Avelumab un paio di settimane dopo aver ricevuto la chemioterapia.

“La speranza è che Avelumab possa cambiare la storia naturale della malattia” ha detto Alise Reicin, dirigente senior di Merck KGaA.

admin | 07.19.16 | Senza categoria, , , , , | No Comments |