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Grazie Paolo!!!!

ciao a tutti!

avete visto?? siamo riusciti a dare una veste nuova al nostro sito.  Ne aveva bisogno e non solo dal punto di vista dell’aspetto, ma anche per l’impostazione del blog, la sicurezza, i post che comparivano e scomparivano.

Ma siccome non ho risorse per sistemarlo,  speravo in un angelo…,, ed e’ arrivato!!!!  

Paolo, fratello di mamma78, si e’ offerto di rifare il sito ! E con un’infinita pazienza (perche’ io non ci capisco niente) e’ riuscito a fare un lavoro meraviglioso. Non ha chiesto niente in cambio e vi assicuro che di lavoro ne ha fatto tanto, soprattutto per non perdere tutte le notizie di archivio e i post del vecchio blog che sono sempre utilissimi. 

Adesso, dopo settimane di lavoro (suo !)  e di inattivita (mia) dobbiamo risalire la china sull’indicizzazione di google. Non e’ affatto una gara con gli altri siti che parlano di tumore ovarico. Ma se siamo in terza pagina , difficilmente qualcuno arrivera’ a leggerci.  Io ce la metto tutta. Paolo ha fatto un lavoro egregio e non so come ringraziarlo se non assicurandogli che il suo aiuto e’ e sara’ prezioso per tante donne.

vi abbraccio tutte! vi voglio bene! 

GRAZIE PAOLO!!!!

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Al via la sperimentazione del vaccino direttamente sul tumore

 
 

Vaccino anti-cancro: alla Stanford al via trial sull’uomo

Si inietta direttamente all’interno del tumore. Questo determina la super-attivazione dei linfociti T già presenti nel tumore e ‘abituati’ a riconoscerne la sua carta d’identità proteica In questo modo è il sistema immunitario del paziente che distrugge sia le cellule del tumore primitivo che quelle delle metastasi a distanza. Nei topi ha funzionato. Pochi giorni fa è partito il primo trial nell’uomo

05 FEB – Torna alla ribalta l’argomento vaccino anti-cancro e questa volta le buone notizie vengono dalla Stanford University School of Medicine, uno di centri più prestigiosi degli Usa.
 
Gli scienziati americani hanno dimostrato su modello animale (il topo) che l’iniezione di piccole quantità di due agenti immuno-stimolanti direttamente all’interno di un tumore solido, grazie all’attivazione dei linfociti T,sarebbe in grado di eliminare ogni traccia del tumore, anche a livello delle metastasi a distanza.
 
E’ una specie di ‘vaccino anti-cancro’ in grado di funzionare su vari tipi di tumore e per giunta relativamente economico. Gli autori dello studio, pubblicato su Science Translational Medicine –  assicurano inoltre che questo approccio è del tutto privo degli effetti indesiderati osservati con altre forme di stimolazione di immunoterapia.
 
“Questo tipo di approccio – spiega Ronald Levy, professore di oncologia alla Stanford e uno dei pionieri nell’immunoterapia oncologica–bypassa la necessità di individuare dei target immunitari specifici per ogni tumore e non richiede né l’attivazione globale del sistema immunitario del paziente, né la manipolazione delle cellule immunitarie del paziente (come avviene nella terapia a cellule CAR-T)”.

 

 
Uno dei due agenti utilizzati nel metodo Stanford è già approvato per l’uso nell’uso; l’altro è stato testato in diversi trial (non correlati a questo) sull’uomo. E dopo i successi negli studi sui topi, a gennaio è partito uno studio per vagliare l’effetto di questo trattamento rivoluzionario su un gruppo di pazienti con linfoma.
 
“Tutti i progressi fatti nel campo dell’immunoterapia – commenta Levy – stanno rivoluzionando la pratica clinica in oncologia. Il nostro approccio si avvale di un’unica somministrazione di piccolissime quantità di due agenti in grado di stimolare le cellule immunitarie, solo all’interno del tumore. Nel topo abbiamo osservato degli effetti incredibili sul tumore, estesi anche alle metastasi, che scompaiono del tutto”.
Il metodo Levy consente di riattivare i linfociti T specifici del tumore iniettando quantità infinitesimali di due agenti,direttamente all’interno del tumore. Gli ‘agenti’ in questione sono l’oligonucleotideCpG, una breve sequenza di DNA, che amplifica l’espressione di un recettore attivante (l’OX40) sullasuperficie delle cellule T. L’altro è un anticorpo che legandosi all’OX40, attiva le cellule T e le scatena contro le cellule tumorali.
 
Dato che i due agenti sono iniettati direttamente nel tumore, ad essere attivate sono solo le cellule T infiltranti il tumore. Questi linfociti infiltranti il tumore peraltro è come se fossero già stati pre-selezionati dall’organismo per riconoscere in modo specifico solo le proteine associate al tumore. Una volta attivati, alcuni di questi linfociti T lasciano il tumore primitivo per andare a riconoscere  e a distruggere le altre cellule tumorali in giro per il corpo. Questo è almeno quanto è stato osservato negli animali da esperimento ed ha funzionato in 87 su 90 dei topi sottoposti a questo trattamento. In tre animali, il cancro si è ripresentato, per poi scomparire definitivamente ripetendo un secondo ciclo di trattamento.
Il ‘vaccino’ è stato testato su modelli sperimentali di topi con linfoma, melanoma, cancro della mammella e del colon e sembra funzionare in tutti questi contesti.
 
“Si tratta di un approccio veramente a target – spiega Levy – ma con questo sistema attacchiamo dei target specifici senza dover andare ad individuare esattamente quali proteine le cellule T attivate stanno riconoscendo.”
 
Il trial clinico appena varato interesserà 15 pazienti con linfoma di basso grado; se anche l’uomo questo approccio si mostrerà valido, secondo Levy potrebbe funzionare su diversi tipi di tumore. La possibile applicazione clinica nell’uomo, preconizzata da questo pioniere dell’immunoterapia (tra l’altro gli studi condotti nel laboratorio di Levy hanno consentito di portare alla messa a punto del rituximab), prevede l’iniezione dei due agenti all’interno del tumore primitivo, prima dell’intervento chirurgico, per prevenire la diffusione metastatica del tumore e le sue recidive. Altro possibile campo di applicazione è nello scongiurare lo sviluppo di futuri tumori dovuti alle mutazioni genetiche BRCA1 e 2.
 
“Nella misura in cui sia presente un infiltrato di cellule immunitarie- afferma Levy – ritengo che non ci sia limite alla tipologia di tumore che saremo potenzialmente in grado di trattare”

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. STUDIO CHORINE A CANDIOLO (TO)

AGGIORNAMENTO: in merito allo studio  “CHORINE” (Bergamo è il Centro capofila). vi ricordo che anche all’IRCCS di Candiolo (TO) stanno arruolando nel “CHORINE” (Valutazione della Chemioipertermia nell’Ovaio in prima presentazione) e che e’ comunque disponibile  un altro protocollo di chemioipertermia (HIPEC)  nei tumori dell’Ovaio recidivi con intervallo libero > di un anno.

per informazioni:

Istituto di Candiolo – IRCCS
Fondazione del Piemonte per l’Oncologia (FPO)
Strada Provinciale 142 Km 3,95 10060 Candiolo (TO)
Tel.  Centralino 011.9933111 –
Segreteria 011-9933630 Visite 011-9933070

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Grosseto all'avanguardia nella terapia cellulare con linfociti T

GROSSETO. L’Oncologia dell’ospedale di Grosseto all’avanguardia per la sperimentazione di cure innovative.

È appena stato attivato uno studio clinico di “fase 2” per la «terapia cellulare con linfociti T/NK citotossici somministrati per via endoperitoneale, nel carcinoma ovarico con malattia residua minima o microscopica, dopo trattamento chirurgico e chemioterapico – spiega il direttore dell’Oncologia medica Carmelo Bengala – In sostanza la terapia potrà essere sperimentata nella prevenzione di possibili recidive della malattia, in donne già operate e sottoposte a trattamento di chemioterapia nel tumore dell’ovaio».

La terapia cellulare costituisce una strategia terapeutica innovativa nella cura dei tumori e la somministrazione endoperitoneale potrebbe presentare molti vantaggi per le pazienti, in termini di minore tossicità, minori effetti collaterali e maggiore efficacia, rispetto alla chemioterapia.

L’esito di questo studio potrebbe aprire la strada al trattamento di altre patologie tumorali con terapie di minore impatto per la qualità della vita dei pazienti.

La prima fase dello studio è stata condotta dallo stesso dottor Bengala, insieme al professor Pierfranco Conte, alla divisione di Oncologia medica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, a Modena; mentre lo studio di fase 2 verrà condotto al Misericordia di e in altre quattro strutture italiane di livello internazionale per la ricerca oncologica.

Come precisa il dottor Bengala, «la terapia cellulare è una modalità estremamente innovativa nel trattamento dei tumori. In particolare la linea cellulare che stiamo studiando si è dimostrata molto attiva sui modelli tumorali preclinici e sicura sotto il profilo della tossicità nello studio di fase I. L’obiettivo dello studio di fase II è ora di valutarne anche l’attività e l’efficacia sulle pazienti che saranno arruolate nello studio nelle cinque istituzioni coinvolte».

Lo studio, oltre all’Oncologia medica, a Grosseto prevede la partecipazione anche della Chirurgia generale e ginecologica, dell’anatomia patologica, il laboratorio ed il dipartimento delle Politiche del farmaco, nell’ottica dell’attività interdisciplinare integrata.

«È un esempio di trasferibilità delle ricerche dalla fase di laboratorio a quella clinica – conclude

Bengala – benché si tratti ancora di ricerca e non di pratica clinica corrente. Ciononostante deve esser considerata una opportunità per i nostri pazienti, nonché un’occasione di crescita scientifica, tecnica, professionale e organizzativa per medici, infermieri, tecnici e personale sanitario».

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UN NUOVO PASSO VERSO IL VACCINO CONTRO IL TUMORE OVARICO

Prevenire e combattere i tumori così come oggi si può prevenire e combattere l’influenza. E’ il sogno di ogni scienziato, specialmente degli immunologi impegnati nella progettazione di vaccini anticancro. E’ una sfida che va avanti da decenni e che, nonostante i fallimenti, sta finalmente portando buoni frutti.

Tra i successi uno dei più significativi è quello registrato da Vincenzo Barnaba – direttore dell’Unità di Medicina interna dell’Università La Sapienza e presidente della Società Italiana di Immunologia, Immunologia Clinica ed Allergologia (Siica) – che, grazie al sostegno dell’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, è riuscito con un team di colleghi a fare un importante passo avanti verso la creazione di un vaccino efficace contro uno dei tumori femminili più diffusi, il tumore dell’ovaio. Come riporta un articolo sull’«International Journal of Cancer», Barnaba e il suo gruppo hanno messo a punto un sistema in grado di selezionare gli antigeni del tumore all’ovaio, vale a dire le molecole presenti nelle cellule malate e capaci di determinare una risposta immunitaria contro il cancro. «Abbiamo sviluppato un sistema attraverso il quale i cosiddetti “linfociti T della memoria”, isolati dal sangue periferico di pazienti con tumore dell’ovaio, sono stati utilizzati per scoprire antigeni tumorali, “purificati” dal tumore dell’ovaio di altre pazienti sottoposte ad intervento chirurgico». In pratica i linfociti T sono stati messi in condizione di scoprire quali sono gli antigeni da selezionare. Una volta ottenute le risposte, gli scienziati possono sfruttarli per la progettazione di vaccini contro il tumore dell’ovaio e, perciò, potenzialmente in grado di combattere o prevenire questo tipo cancro.

Scoprire gli antigeni tumorali per la preparazione di vaccini significa essere in grado di indurre risposte immunitarie specifiche che distruggano le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. Arrivare a questo risultato ha richiesto una strategia creativa. «Abbiamo preso le cellule del tumore dell’ovaio e le abbiamo indotte all’apoptosi (la morte cellulare programmata) – spiega Barnaba – tramite l’utilizzo di un chemioterapico e così abbiamo visto quali estratti proteici purificati dal tumore venivano riconosciuti dai linfociti T. Abbiamo poi selezionato gli antigeni immunogenici, la cui caratterizzazione molecolare è stata valutata attraverso la spettrometria di massa».

È grazie a questa strategia che si possono selezionare gli antigeni tumorali effettivamente capaci di determinare una risposta immunitaria. Un approccio apparentemente complesso, ma che si è rivelato vincente. «Con questo sistema – sottolinea Barnaba – abbiamo voluto identificare antigeni tumorali che possano essere usati sia per creare vaccini contro il tumore dell’ovaio sia come biomarcatori diagnostici e prognostici. I vaccini potranno essere usati in soggetti sani nella profilassi di tumori con alta diffusione allo scopo di impedirne l’insorgenza, come già si fa per il tumore della cervice uterina o per quello nel fegato da virus dell’epatite B».

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– un nuovo farmaco contro il tumore ovarico

Salto volutamente il testo integrale dell’intervista che potete trovare qui http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=9723 per riportare solo i passaggi che interessano la ricerca sul tumore ovarico.

Farmaci. “Ecco il futuro degli antitumorali”. Intervista a James Bianco (CellTherapeutics)

Profittando della sua recente visita in Italia abbiamo incontrato l’amministratore delegato dell’azienda bio-farmaceutica di Seattle alla vigilia del lancio europeo del pixantrone. Un nuovo presidio contro i linfomi non Hodgkin. In arrivo anche nuovi farmaci contro leucemie e tumore ovarico.

02 LUG – Cell Therapeutics si prepara al lancio di pixantrone sul mercato europeo, che avverrà secondo le previsioni entro il quarto trimestre 2012. Per parlare di questo farmaco e delle altre novità provenienti dell’azienda bio-farmaceutica di Seattle – specializzata nei farmaci per la cura dei tumori del sangue e delle malattie ad essi correlate – abbiamo contattato per un’intervista il suo fondatore e attuale amministratore delegato dr. James A. Bianco, in visita in Italia la settimana scorsa in quanto Cell Therapeutics è quotata anche nella borsa di Milano.

……..

Abbiamo chiesto a Bianco di parlarci di questi farmaci e di altri progetti.

……..
 
Ma non sono solo queste le novità in casa Cell Therapeutics. Quali sono gli altri progetti in campo?
Abbiamo uno strettissimo legame di lavoro con un gruppo cooperativo di grande prestigio legato al National Cancer Institute, e questi stanno conducendo uno studio di fase III in tutti gli Stati Uniti utilizzando uno dei nostri prodotti, il cui utilizzo è nel tumore ovarico. Il prodotto si chiama Opaxio.

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– Cosi il nostro sistema immunitario perde di vista le cellule maligne

ScienceDaily (20 Feb 2012) – I tumori ovarici aggressivi cominciano con le cellule maligne tenute sotto controllo dal sistema immunitario fino a quando, improvvisamente e imprevedibilmente, evolvono in cancro metastatico. Nuove scoperte degli scienziati del Wistar Institute dimostrano che i tumori ovarici non necessariamente si liberano dal sistema immunitario,piuttosto  le cellule dendritiche del sistema immunitario sembrano sostenere attivamente la fuga del tumore. I ricercatori indicano che potrebbe essere possibile ripristinare il sistema immunitario prendendo di  mira le cellule dendritiche del paziente stesso.

“Il nostro modello mostra che il cancro è tenuto sotto controllo per periodi relativamente lunghi, ma una volta che diventano visibili, i tumori crescono in modo esponenziale”, ha riferito José R. Conejo-Garcia, MD, Ph.D., professore associato presso la Wistar e leader del microambiente tumorale e del Programma delle Metastasi Cancer Center di Wistar. “Inoltre, abbiamo dimostrato che mediante deplezione di queste cellule dendritiche del sistema immunitario, siamo in grado di invertire l’effetto, ancora una volta, permettendo al nostro sistema immunitario di riconoscere i tumori ovarici.”

Le loro scoperte, presentate nel numero di marzo del Journal of Experimental Medicine, disponibile online oggi, rappresentano il primo tentativo riuscito di modellare il microambiente tumorale del cancro ovarico umano in un modello murino della malattia. In sostanza, il modello riproduce l’ambiente infiammatorio che i tumori ovarici producono negli esseri umani. Il modello accurato fornisce uno strumento migliore per i ricercatori per comprendere, prevenire e curare i tumori.

In realtà, Conejo-Garcia ei suoi colleghi hanno già sviluppato una strategia per riprogrammare le cellule dendritiche traditrici. In una successiva edizione della rivista Cancer Research, disponibile online ora, i ricercatori dimostrano come sintesi di molecole di RNA possono essere utilizzate per riconquistare la ” fedeltà” delle cellule dendritiche e ripristinare la loro capacità di stimolare la soppressione del tumore.

Il finanziamento per questa ricerca è stato fornito attraverso sovvenzioni dal National Cancer Institute e del Dipartimento della Difesa.

L’autore principale dello studio è Uciane K. Scarlett, Ph.D., uno scienziato del personale in Conejo-Garcia laboratorio. Wistar co-autori anche Melanie R. Rutkowski, Ph.D. e Ximena Escovar-Fadul. Co-autori di Darmouth Medical School includono Adam M. Rauwerdink, Ph.D., Jennifer Fields, Jason Baird, Juan R. Cubillos-Ruiz, Ph.D. (Attualmente presso la Harvard University), Ana C. Jacobs, Jorge L. Gonzalez, MD, John Weaver, Ph.D., e Steven Fiering, Ph.D.

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– La Molmed apre nuova sperimentazione

Milano, 29 luglio 2011 – MolMed S.p.A. (MLM.MI) annuncia l’arruolamento della prima paziente in
uno studio clinico randomizzato di Fase II (NGR018) del proprio farmaco antitumorale sperimentale
NGR-hTNF per il trattamento del carcinoma dell’ovaio resistente o refrattario al platino. Lo studio,
che prevede l’arruolamento di 100 pazienti, sperimenterà la somministrazione di NGR-hTNF in
combinazione con la terapia standard a base di doxorubicina liposomiale pegilata, in confronto con
la somministrazione della sola terapia standard. L’obiettivo principale dello studio è la valutazione
dell’attività clinica in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia; gli obiettivi
secondari comprendono il tasso di risposte, la sopravvivenza globale e la tollerabilità. I risultati
dello studio sono attesi nel 2012.
Claudio Bordignon, presidente ed amministratore delegato di MolMed, commenta: “La decisione di
proseguire nella valutazione del potenziale terapeutico di NGR-hTNF più doxorubicina nel
carcinoma ovarico in un nuovo studio clinico randomizzato è motivata dai risultati molto
promettenti ottenuti in uno studio non randomizzato appena completato, in cui l’obiettivo
primario era stato già raggiunto dopo l’arruolamento di meno della metà della popolazione di
pazienti prevista nel protocollo. Il nuovo studio riguarda pazienti in recidiva affette da malattia
refrattaria o resistente alla precedente terapia standard con regimi contenenti platino, pazienti
per le quali il fabbisogno terapeutico è particolarmente elevato.”
Risultati dello studio completato di Fase II di NGR-hTNF nel carcinoma dell’ovaio recidivante
I risultati di uno studio non-randomizzato di Fase II (NGR012), in cui NGR-hTNF è stato
somministrato in combinazione con doxorubicina a 37 pazienti pre-trattate in fase di recidiva ed
affette da carcinoma dell’ovaio sensibile o resistente/refrattario a precedenti trattamenti a base di
platino, sono stati presentati a giugno ad ASCO 2011 (poster n°5022). Lo studio ha raggiunto
precocemente l’obiettivo primario – sei risposte sull’intera popolazione dello studio – dopo
l’arruolamento delle prime 17 pazienti, ed ha evidenziato un controllo di malattia in due terzi delle
pazienti (66%). Alla data di valutazione clinica di maggio 2011, la durata mediana di sopravvivenza
libera da progressione della malattia è stata di 5 mesi, ed il tasso di sopravvivenza ad un anno
superiore al 70%. Si tratta di risultati superiori rispetto a quelli riportati per un’antraciclina da sola
in pazienti con carcinoma ovarico in recidiva.

NGR-hTNF
NGR-hTNF è un agente mirato ai vasi tumorali con modalità d’azione unica, capostipite nella classe dei
complessi peptide/citochina in grado di mirare selettivamente ai vasi tumorali. E’ formato da un peptide
(NGR) che lega selettivamente i vasi sanguigni che alimentano il tumore, unito alla citochina antitumorale
TNF. NGR-hTNF è in sperimentazione clinica sia come monoterapia, sia in combinazione con diversi agenti
chemioterapici, in sette diverse indicazioni. Attualmente, gli studi clinici randomizzati di NGR-hTNF
comprendono uno studio di Fase III nel mesotelioma pleurico maligno e quattro studi di Fase II, nel carcinoma
polmonare non-microcitico, nei sarcomi dei tessuti molli, nel carcinoma dell’ovaio e nel mesotelioma come
terapia di mantenimento in prima linea. Altre sperimentazioni cliniche di Fase II comprendono studi
completati nel mesotelioma e nei carcinomi del fegato, del colon-retto, del polmone a piccole cellule e
dell’ovaio. NGR-hTNF ha ottenuto la designazione di Medicinale Orfano – sia nell’Unione Europea sia negli
Stati Uniti – per il trattamento del mesotelioma maligno e del carcinoma primario del fegato.
Per informazioni sulla partecipazione al trial:
MolMed Spa
Tel 02 212771
email: info@molmed.com
site: www.molmed.com

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